
Ho trovato molto interessante leggere cosa diceva Tolstoj su Napoleone e sulle cause che hanno portato alla guerra (la campagna di Russia) e alla sua prima disfatta:
Dunque tutte queste cause – miliardi di cause – concorsero a produrre ciò che è stato. E, per conseguenza, nulla fu causa esclusiva dell’avvenimento, e questo dovette compiersi solo perché doveva compiersi. Dovevano milioni di uomini, dopo aver ripudiato i loro sentimenti umani e la loro ragione, venire da occidente a oriente e uccidere i loro simili, esattamente come alcuni secoli addietro erano andate da oriente a occidente delle turbe di uomini, uccidendo i loro simili. Le azioni di Napoleone e di Alessandro, da una parola dei quali parrebbe esser dipeso che l’avvenimento si compisse o non si compisse, furono così poco arbitrarie come l’atto di qualsiasi soldato entrato in campagna per sorte o per reclutamento. La cosa non sarebbe potuta esser altrimenti in quanto, perché fosse adempiuto il volere di Napoleone o di Alessandro (gli uomini dai quali pareva essere dipeso l’avvenimento) era indispensabile la coincidenza di innumerevoli circostanze, senza una sola delle quali l’avvenimento non sarebbe stato possibile. Era indispensabile che milioni di uomini nelle cui mani si trovava la forza effettiva – i soldati che sparavano e trasportavano le vettovaglie e i cannoni – acconsentissero a eseguire quella volontà dei singoli e deboli uomini e a ciò fossero condotti da una quantità incalcolabile di complesse e svariate cagioni.
Il fatalismo nella storia è inevitabile per spiegare i fenomeni irrazionali (quelli cioè la cui razionalità noi non comprendiamo). Quanto più ci sforziamo di spiegare razionalmente questi fenomeni della storia, tanto più essi divengono per noi irrazionali e incomprensibili.
Ogni uomo vive per sé, si vale della libertà par il raggiungimento dei suoi fini personali e sente con tutto l’essere suo che egli può sull’istante fare o non fare la tale azione; ma appena l’ha fatta, questa azione, compiuta in un certo momento, diventa irrevocabile e diviene patrimonio della storia, nella quale ha una portata che non è libera ma predeterminata.
Ci sono in ogni uomo due lati della vita: la vita personale, tanto più libera quanto più sono astratti i suoi interessi, e la vita elementare, gregaria, nella quale l’uomo inevitabilmente adempie le leggi a lui prescritte.
L’uomo vive in modo consapevole per sé, ma serve di strumento inconsapevole per il conseguimento dei fini storici, universalmente umani. L’atto compiuto è irrevocabile e il suo effetto, coincidendo nel tempo con milioni di azioni degli altri uomini, acquista importanza storica. Quanto più in alto sta l’uomo sulla scala sociale, con quanti più uomini egli è legato, tanto più potere ha sugli altri uomini, tanto più evidenti sono la predeterminazione e l’inevitabilità di ogni suo atto.
Il cuore del re è nella mano di Dio.
Il re è lo schiavo della storia. La storia, cioè la vita incosciente, generale, gregaria dell’umanità si vale di ogni momento della vita dei re come di uno strumento per i propri fini.
Guerra e pace, Lev Nikolaevic Tolstoj
Sotto quest’ottica, ogni azione compiuta può essere vista come appartenente ad flusso di azioni compiute da un essere collettivo, rappresentante la somma delle coscienze, o meglio delle consapevolezze, di tutti gli esseri umani. Così il sacrificio delle vergini al drago non è che l’espressione, la manifestazione della moralità della maggior parte degli italiani. Berlusconi non è capitato lì per caso: è l’espressione della volontà e dei desideri degli italiani. Montanelli vedeva l’affermazione di Berlusconi non come un caso singolare, ma come un infezione nella moralità degli italiani:
Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino.
(dall’intervista di Laura Laurenzi, 26 marzo 2001)
La maggioranza degli italiani lo ha scelto per condurci dove ci può portare la strada del materialismo, della lussuria e della corruzione morale. Per molti il voto sembra addirittura un’assoluzione dai suoi problemi giudiziari. Invocano la prevalenza del principio democratico sul principio di legalità, ma può esistere la democrazia senza la legalità?
Cos’è che fa scandalo e inorridisce l’opinione pubblica mondiale quando qui in Italia diventa pettegolezzo e cade nell’indifferenza dopo appena poche settimane? Cosa lasciano supporre i sostenitori della maggioranza quando tacciano di ipocrisia i pochi detrattori come Travaglio, Di Pietro e Beppe Grillo?
Vogliono far passare l’idea che siamo tutti uguali.
Per un ladro sono tutti ladri.
E’ veramente così. Siamo sempre stati così?



Una volta Buddha stava andando da una città all’altra con alcuni dei suoi seguaci. Questo episodio accadde nei primi giorni; mentre erano in viaggio raggiunsero un lago, si fermarono lì e Buddha disse ad uno dei suoi discepoli: “Sono assetato, prendimi un pò di acqua da quel lago.” Il discepolo si diresse lì.
Anche se le guerre non sono mai cessate, e quelle in Iraq ed Afghanistan sono state di grande impatto, le abbiamo consciute tutte solo attraverso la televisione e ciò non mi ha permesso di sentirle; le immagini passavano sullo schermo e dopo il primo momento in cui si era toccati a livello emotivo, tutto passava, appunto, senza avere il tempo, nè di suscitare una reazione,una riflessione, nè tantomeno di coinvolgere mente e cuore. Posso aggiungere così un altro argomento alla mia causa contro il mezzo televisivo: tende a renderci assolutamente passivi; un libro infatti ha potuto molto di più.


