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In collaborazione con la ONG Gandhi, abbiamo organizzato una cena e un concerto per un’importante raccolta fondi:
La costruzione di una scuola primaria in Africa, Costa d’Avorio.

Sabato 27 Febbraio 2010 in un ambiente familiare accogliente presso il centro di Sahaja Yoga, un luogo magico nelle campagne a Nord di Roma.

Il costo della partecipazione di 10€ e un’offerta libera.

Tel. 0744/719719 Orario Ufficio
Cell. 328/7409980
Programma dell’evento:

Cena ore 19,30 con menù etnico

Programma Musicale: Un viaggio tra le varie culture musicali dei continenti

* Musica pop occidentale
* Canti classici
* Canti popolari indiani
* Mohan veena con accompagnamento delle tabla
* Omaggio all’Africa con assoli al Djambee e canti per l’Africa
* Per concludere un brano pianistico di musica classica occidentale

Proiezione dei progetti dell’associazione e del progetto della scuola.
Vi aspettiamo numerosissimi!!!

Prenotazioni obbligatorie:

Tel. 0744/719719 Orario Ufficio
Cell. 328/7409980

Nirnala House, Vocabolo Alboreto 10 ,02046 Magliano Sabina (RI)

Ali, il leone di Dio

Ali ibn Abu Talib, 599-661 è stato il marito di Fatima, il padre di Hassan e Hussain e il genero e cugino del profeta Mohammed (Maometto). Ali fu l’unico uomo  nato nella Kaaba alla Mecca ( la “casa di Dio”, dove c’è un antico Shiva Lingam – la pietra nera – citato anche nei Purana come Mekk’eshwara Shiva) e all’età di nove anni il primo ad accettare l’Islam (che significa arresa a Dio).

Riverito come “comandante dei fedeli”, era rinomato per essere un devoto e coraggioso guerriero. Ali combatté a fianco di Maometto in quasi tutte le maggiori battaglie al fine di stabilizzare l’Islam. Nel corso della battaglia di Uḥud il Profeta gli affidò la sua spada personale a due punte, Dhū l-Fiqār (Quella che separa), che il comune nonno, Abd al-Muṭṭalib b. Hāshim, aveva rinvenuto nel pozzo contenuto all’interno della Kaʿba. Secondo una tradizione sciita, ʿAlī l’avrebbe maneggiata con destrezza e con essa avrebbe tagliato letteralmente in due, dalla testa all’inguine, un qurayshita che gli si era parato davanti. Al che il Profeta avrebbe esclamato: “Non v’è spada come Dhū l-Fiqār e non v’è eroe come ʿAlī!”.

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Savitri prega YamaLa versione più vecchia della storia di Savitri e Satyavan si trova nel Libro della Foresta del Mahabharata, un poema epico indiano antichissimo.
Questa bellissima storia evidenzia come la purezza di cuore permetta di vincere tutte le paure e persino, come in questo caso, di affrontare e vincere l’illusione della morte.

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Il re di Madra, Ashwapati, non aveva avuto figli e per propiziarsi le benedizioni del dio Sole, Savitr, aveva vissuto come asceta per molti anni,  facendo offerte allo stesso Dio. Infine, compiaciuto dalla sua dedizione, Savitr apparì ad Ashwapati e gli concesse una grazia: “Molto presto sarai benedetto dalla nascita di una figlia”.
Ashwapati fu estremamente felice di ricevere quella notizia e appena la figlia nacque le diede il nome di Savitri, in onore del dio.
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Castità e innocenza

Ho trovato molto interessante leggere cosa diceva Tolstoj su Napoleone e sulle cause che hanno portato alla guerra (la campagna di Russia) e alla sua prima disfatta:

Dunque tutte queste cause – miliardi di cause – concorsero a produrre ciò che è stato. E, per conseguenza, nulla fu causa esclusiva dell’avvenimento, e questo dovette compiersi solo perché doveva compiersi. Dovevano milioni di uomini, dopo aver ripudiato i loro sentimenti umani e la loro ragione, venire da occidente a oriente e uccidere i loro simili, esattamente come alcuni secoli addietro erano andate da oriente a occidente delle turbe di uomini, uccidendo i loro simili. Le azioni di Napoleone e di Alessandro, da una parola dei quali parrebbe esser dipeso che l’avvenimento si compisse o non si compisse, furono così poco arbitrarie come l’atto di qualsiasi soldato entrato in campagna per sorte o per reclutamento. La cosa non sarebbe potuta esser altrimenti in quanto, perché fosse adempiuto il volere di Napoleone o di Alessandro (gli uomini dai quali pareva essere dipeso l’avvenimento) era indispensabile la coincidenza di innumerevoli circostanze, senza una sola delle quali l’avvenimento non sarebbe stato possibile. Era indispensabile che milioni di uomini nelle cui mani si trovava la forza effettiva – i soldati che sparavano e trasportavano le vettovaglie e i cannoni – acconsentissero a eseguire quella volontà dei singoli e deboli uomini e a ciò fossero condotti da una quantità incalcolabile di complesse e svariate cagioni.

Il fatalismo nella storia è inevitabile per spiegare i fenomeni irrazionali (quelli cioè la cui razionalità noi non comprendiamo). Quanto più ci sforziamo di spiegare razionalmente questi fenomeni della storia, tanto più essi divengono per noi irrazionali e incomprensibili.

Ogni uomo vive per sé, si vale della libertà par il raggiungimento dei suoi fini personali e sente con tutto l’essere suo che egli può sull’istante fare o non fare la tale azione; ma appena l’ha fatta, questa azione, compiuta in un certo momento, diventa irrevocabile e diviene patrimonio della storia, nella quale ha una portata che non è libera ma predeterminata.

Ci sono in ogni uomo due lati della vita: la vita personale, tanto più libera quanto più sono astratti i suoi interessi, e la vita elementare, gregaria, nella quale l’uomo inevitabilmente adempie le leggi a lui prescritte.

L’uomo vive in modo consapevole per sé, ma serve di strumento inconsapevole per il conseguimento dei fini storici, universalmente umani. L’atto compiuto è irrevocabile e il suo effetto, coincidendo nel tempo con milioni di azioni degli altri uomini, acquista importanza storica. Quanto più in alto sta l’uomo sulla scala sociale, con quanti più uomini egli è legato, tanto più potere ha sugli altri uomini, tanto più evidenti sono la predeterminazione e l’inevitabilità di ogni suo atto.

Il cuore del re è nella mano di Dio.

Il re è lo schiavo della storia. La storia, cioè la vita incosciente, generale, gregaria dell’umanità si vale di ogni momento della vita dei re come di uno strumento per i propri fini.

Guerra e pace, Lev Nikolaevic Tolstoj

Sotto quest’ottica, ogni azione compiuta può essere vista come appartenente ad flusso di azioni compiute da un essere collettivo, rappresentante la somma delle coscienze, o meglio delle consapevolezze, di tutti gli esseri umani. Così il sacrificio delle vergini al drago non è che l’espressione, la manifestazione della moralità della maggior parte degli italiani. Berlusconi non è capitato lì per caso: è l’espressione della volontà e dei desideri degli italiani. Montanelli vedeva l’affermazione di Berlusconi non come un caso singolare, ma come un infezione nella moralità degli italiani:

Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino.

(dall’intervista di Laura Laurenzi, 26 marzo 2001)

La maggioranza degli italiani lo ha scelto per condurci dove ci può portare la strada del materialismo, della lussuria e della corruzione morale. Per molti il voto sembra addirittura un’assoluzione dai suoi problemi giudiziari. Invocano la prevalenza del principio democratico sul principio di legalità, ma può esistere la democrazia senza la legalità?

Cos’è che fa scandalo e inorridisce l’opinione pubblica mondiale quando qui in Italia diventa pettegolezzo e cade nell’indifferenza dopo appena poche settimane? Cosa lasciano supporre i sostenitori della maggioranza quando tacciano di ipocrisia i pochi detrattori come Travaglio, Di Pietro e Beppe Grillo?

Vogliono far passare l’idea che siamo tutti uguali.

Per un ladro sono tutti ladri.

E’ veramente così. Siamo sempre stati così?

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Il Re e la Benevolenza

Shri Rama abbraccia Shri Hanuman

Re Rama abbraccia Shri Hanuman

Una delle qualità più importanti che dovrebbe avere un re è la benevolenza.
La benevolenza è una forma evoluta della saggezza che si esprime attraverso il nostro amore. La benevolenza è la capacità di mettere chiunque a proprio agio indipendentemente dall’estrazione sociale e dal proprio grado; è quindi anche espressione di umiltà. E’ la capacità di prendere decisioni per il bene di tutti, prima che per il proprio interesse.

Ciò che frena questa qualità dal manifestarsi sono, quindi, la mancanza di responsabilità e all’estremo opposto il “senso del dovere” e il “senso di responsabilità” (più chiaramente, “il sentirsi responsabili”, come se tutto il mondo fosse sulle nostre spalle).
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Il bene più alto è come l’acqua.
L’acqua si prodiga per le innumerevoli creature senza competere e abita in luoghi che gli esseri umani detestano. Perciò essa è simile al tao.
Nell’abitare è bene restare vicino alla terra.
Nel meditare è bene entrare profondamente nel cuore.
Nel dare è bene essere come il cielo.
Nel parlare è bene essere sincero.
Nel governare è bene essere giusto.
Nel trattare gli altri è bene essere competente.
Nell’agire è bene essere tempestivo.
Astieniti dal competere e resterai impassibile.

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buddhaUna volta Buddha stava andando da una città all’altra con alcuni dei suoi seguaci. Questo episodio accadde nei primi giorni; mentre erano in viaggio raggiunsero un lago, si fermarono lì e Buddha disse ad uno dei suoi discepoli: “Sono assetato, prendimi un pò di acqua da quel lago.” Il discepolo si diresse lì.

Quando arrivò si accorse che giusto in quel momento un carro trainato da un bue stava attraversando il lago con il risultato che l’acqua si fece molto fangosa e torbida. Il discepolo pensò: “ Come posso dare da bere al Buddha quest’acqua torbida?” Così tornò indietro e disse al Buddha: ” L’acqua lì è molto fangosa, non penso sia il caso di berla.” Continua a leggere

Di notte… la luce!

van-gogh-notte-stellata

Quella notte ci incontrammo

e la piazza era gremita,

sui gradini ci sedemmo

Tu cambiasti la mia vita.

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La guerra letta

guerra5Anche se le guerre non sono mai cessate, e quelle in Iraq ed Afghanistan sono state di grande impatto, le abbiamo consciute tutte solo attraverso la televisione e ciò non mi ha permesso di sentirle; le immagini passavano sullo schermo e dopo il primo momento in cui si era toccati a livello emotivo, tutto passava, appunto, senza avere il tempo, nè di suscitare una reazione,una riflessione, nè tantomeno di coinvolgere mente e cuore. Posso aggiungere così un altro argomento alla mia causa contro il mezzo televisivo: tende a renderci assolutamente passivi; un libro infatti ha potuto molto di più.

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Oltre l’era moderna

E’ uscito nelle librerie un libro unico, Meta Modern Era, scritto da Shri Mataji Nirmala Devi ed edito da Anima Edizioni.

Nelle pagine di questa signora indiana, ora anziana ma tuttora vivace e giocosa come una bambina, non troverete astruse dissertazioni filosofiche, o scioccanti profezie sul futuro, o addirittura dichiarazioni dogmatiche sulla propria statura morale o spirituale.

Al contrario, fin dall’inizio l’Autrice guida il lettore all’analisi, radicale eppure perfettamente condivisibile, della società moderna, mostrando, senza disprezzo, ma con ironia e compassione, le infinite e insensate contraddizioni che regnano nel nostro tempo.

http://www.metamodernera.it

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