Il Fiore Champa
Gennaio 28, 2008 di silvanasono
di Rabindranath Tagore
Questa è una breve storia che narra il tenero rapporto fra un bimbo e la sua mamma. E’ per ricordarci che le cose che ci danno più gioia sono proprio accanto a noi.
Supponendo, giusto per scherzo, che io divenissi un fiore di champa e crescessi su di un alto ramo di quell’albero e il vento mi scuotesse con allegria e mi facesse danzare sulle foglie da poco spuntate, mi riconosceresti tu, mamma?
Tu chiameresti: - Bambino mio, dove sei? - ed io riderei fra me, e me ne starei nascosto zitto zitto.
Furtivamente aprirei i miei petali e ti guarderei metre lavori.
Se, dopo il bagno, con i capelli bagnati e sparsi sulle spalle, ti mettessi a passeggiare all’ombra dell’albero di champa, nel cortiletto dove dici le preghiere, sentiresti il profumo del fiore, ma non sapresti che viene da me.
Se, dopo il pasto di mezzogiorno, ti sedessi alla finestra a leggere il Ramayana e l’ombra dell’albero cadesse sul tuo capo e sul tuo grembo, io getterei la mia piccolissima ombra sulla pagina del tuo libro, là dove tu stai leggendo.
Ma indovineresti tu in quella piccola ombra il tuo bambino?
Se, di sera, tu andassi alla stalla con la lampada accesa fra le mani, io tornerei all’improvviso sulla terra per essere ancora una volta il tuo bambino a pregarti di narrarmi una storia.
- Dove sei stato, bambino capriccioso?
- Non voglio dirtelo, mamma.
Questo tu ed io diremmo allora.




ANCORA TAGORE
Qualunque cosa io pensi e senta, comprenda veramente, deve per destinazione naturale trovare la sua vera espressione.
C’è in me una forza che lavora in continuo a tale scopo, ma non è solo mia, é una forza che attraversa tutto l’universo.
Quando questa forza universale si manifesta in un individuo, sfugge al suo controllo e agisce secondo la propria natura.
Abbandonare la nostra vita in balia del suo potere, é la più grande gioia che possiamo provare. Non solo essa ci dà espressività, ma anche sensibilità e amore, e ciò fa dei nostri sentimenti qualcosa di così fresco, di così meraviglioso per noi.
Quando la mia bambina piccola mi delizia, lei si confonde col mistero originale della gioia che é l’Universo, le mie carezze affettuose esprimono la mia adorazione.
Sono sicuro che tutto il nostro amore altro non é altro che adorazione del Grande Mistero, solo che lo facciamo incosciamente. Altrimenti non avrebbe senso.
Come la gravitazione universale, che regola il piccolo e il grande ugualmente nel mondo della materia, questa gioia universale esercita la sua attrazione attraverso il nostro mondo interiore, e sfugge la nostra possibilità di comprensione quando la vediamo sotto una visione parziale.
La sola spiegazione razionale del perché l’uomo e la natura ci diano gioia si trova nelle Upanishad: “Perchè dalla Gioia sono nate tutte le cose create”.
SHELIDAH,_13 Agosto 1894