Cappella Sistina. Michelangelo Bonarroti. Quale segreto si cela dietro il dipinto della Creazione di Adamo?
È veramente sorprendente la somiglianza tra la forma alle spalle del dipinto di Dio e la forma del cervello.
E allora?
Questa scoperta è stata rinvenuta dagli studiosi a livello internazionale, senza che essi avessero alcuna conoscenza del sistema sottile, ovvero il sistema energetico dell’essere umano. Secondo tale conoscenza il cervello, l’area limbica corrisponderebbe proprio al Settimo Chakra (detto Sahasrara chakra o Settimo Cielo), il centro energetico in cui si dice avvenire lo Yoga, ovvero l’Unione con il Divino. E Michelangelo ha dipinto Dio proprio nel cervello.
Un’altra intuizione ci viene dalla Dr.ssa Maura Gandini, la quale ha notato che la forma dietro il dipinto di Dio somiglia anche all’organo del cuore disposto trasversalmente e avente anche lo stesso colore.
Ebbene, noi sappiamo che nel cuore risiede il nostro Sé individuale il quale a livello del Sahasrara chakra (di cui parlavamo prima) si unisce con il Sé Universale (praticamente Dio).
Come può Michelangelo aver avuto queste intuizioni?
Forse la risposta pura e semplice è che queste conoscenze esistono a livello universale, in quello che viene denominato da Carl Jung come inconscio collettivo, al quale attingiamo continuamente, chi più chi meno, senza rendercene conto.


Michelangelo aveva le conoscenze tradizionali provenienti dagli antichi, da Virgilio, nella fattispecie dall’Eneide, “Spiritus intus alit, totamque infusa per artus Mens agitat molem et magno se corpore miscet”, per cui dipinge e personifica la mente, da intendersi come “meus Ens”, Ente superiore in me, come personaggio barbuto ma con evidenti forme sinuose femminili, al centro di quel drappo a forma di cervello-cuore, in cui poi ognuno di noi vede quello che conosce.
Grazie per il contributo Claudio. Se ben ricordo Michelangelo si ispirò anche a Dante Alighieri…
L’equivalente in poesia di questi concetti pittorici di Michelangelo, con qualcosina in più, lo trovi in Dante Alighieri nel canto XIII del Paradiso, vedi almeno i versi 37-66.