Kabir e la tolleranza religiosa

tramonto
Vorrei far apprezzare, a chi non lo conosce ancora, Kabir, il grande poeta nato a Benares nel XV° secolo. In effetti neanche Wikipedia.it riporta nulla a riguardo… solo grazie a Tagore possiamo godere delle sue poesie mistiche.
Kabir si professava insieme Indù e Mussulmano e con lui infatti ricomparve il più puro spirito Indù caratterizzato dalla tolleranza, secondo il quale nessuna religione è falsa. Infatti più che una religione l’induismo è un insieme di religioni che coesistono pacificamente tra loro.
Kabir dice «Dio parla ad ogni popolo in modo diverso, considerando le differenti capacità di comprensione». L’appello di Kabir al «Dio del cuore» era quindi un invito a superare le intolleranze e il fanatismo, per scoprire l’unica Verità che unisce tutte le religioni. Finché i concetti di “io” e “mio” avranno la priorità nella nostra vita, il nostro ego la farà da padrone, e non potremmo mai ottenere la realizzazione del puro desiderio, la realizzazione del , che è stata profetizzata, con nomi diversi, in ogni nazione del mondo. Questa è una sua poesia:

Spiral - Kundalini
La luce della luna traspare dal mio corpo,
ma i miei occhi ciechi non la vedono.
La luna è dentro di me, il sole è dentro di me.
Da solo il tamburo dell’eternità rimbomba dentro,
ma sorde le mie orecchie non lo sentono.
Finchè l’uomo per l’io e il mio s’affanna
il suo lavoro non vale nulla:
quando tutto l’amore per l’io e il mio è morto
allora il lavoro del Signore è fatto.
Perchè il lavoro non ha altro scopo che ottenere la conoscenza,
quando questo accade, allora si mette via il lavoro.
Il fiore fiorisce per frutto.
Quando il frutto arriva il fiore secca.
Il muschio è nel cervo, ma non lo cerca dentro:
vaga e vaga ancora in cerca d’erba.
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10 pensieri su “Kabir e la tolleranza religiosa

  1. Caro Giorgio, anche io per molti anni ho inseguito quel barlume che potesse avvicinarmi alla vaga idea o sensazione che mi ero fatto della felicità. Ma, come molto meglio di me, Leopardi ed altri grandi poeti hanno acutamente analizzato che è difficile che con l’appagamento di desideri legati alla sfera materiale o sentimentale si possa porre fine a quel senso di insoddisfazione che accompagna un po’ tutti.
    Sorge spontanea una domanda: “Ma possibile che siamo stati progettati solo per vagare da un oggetto all’alltro, da un pensiero all’altro o da un’ amore all’altro?”
    “O forse esiste realmente dentro di noi tutto ciò che ci serve ?” …Certo che in questo modo il monito Socratico “Conosci te stesso” acquisirebbe una luce ben chiara con cui illuminerei l’universo dentro di me grazie a questa energia a forma di spirale di cui Kabir ci ha parlato: la “Kundalini”. Si, sarebbe facile allora gioire di ogni momento, amare ogni persona, vivere in un eterno presente senza troppe preoccupazioni, visto che la fiamma che alimenta il tuo cuore arde di beatitudine, nella consapevolezza costante dell’armonia che ci unisce all’universo. Sarebbe molto facile, o lo è? Non lo so, io non so nulla di spiritualità, posso solo testimoniare che da quando ho conosciuto sahaja yoga è come se qualcuno avesse chiuso un rubinetto fastidioso che da trent’anni ero abitutato ad ascoltare, senza accorgermi che fosse frutto di una mia creazione!

  2. Kabir…UNO dei miei maestri preferiti che ha saputo ispirarmi…

    GRAAl

    In ogni Uomo arde il Fuoco,un bagliore nelle tenebre…
    La Vita cela il Mistero…
    Siamo Luce per noi stessi…!!!

  3. io ho un libro di poesie di kabir e quella che hai scritto risulta diversa..metto quella che compare sul libro :

    La luna rifulge nel mio corpo,
    ma i miei occhi cechi non possono vederla:
    la luna e’ in me,e il sole.
    La sinfonia dell’Eternita’,mai echeggiata,
    si diffonde in me, ma le mie orecchie sorde non possono udirla.Finche’ l’uomo vive in nome dell’Io e del Mio,
    le sue opere non hanno valore alcuno:
    Solo con la rinuncia dell’Io e del Mio
    si compie l’opera del Signore.
    L’opera altro fine non ha
    che l’acquisto della conoscenza:
    Quando si e’ giunti alla conoscenza
    non serve piu’ lavorare.
    Il fiore sboccia per dare il frutto:
    Quando il frutto nasce,il fiore appassisce.
    Il muschio e’ nel daino,
    ma il daino non lo cerca in se’:
    esso vaga frugando nell’erba.

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