La storia di Shri Ganesha

Shri Ganesha

Inauguro con gioia una nuova sezione a molti sicuramente cara, quella delle Deità, le cui storie provengono dai testi sacri induisti.

Ho sperimentato che leggerle è uno dei modi più belli per riflettere, per concedersi un momento di introspezione, alla scoperta delle qualità del nostro sé, Spirito, anima…insomma dell’eterno che è in noi! Ciascuno vi potrà riconoscere i sottili meccanismi del pensare e dell’agire umano…che troppo spesso ci è ignoto…o soltanto una bella storia…Come più vorrete…spero poi potremo condividere ciò che abbiamo intravisto alzando il velo!

Oh…una piccola nota storica; le Deità rappresentano l’aspetto divino che risiede in ognuno di noi, alle volte soltanto latente o addormentato per il tirarci giù, in basso, da parte dei condizionamenti e delle identificazioni della nostra mente…Questo Divino è allora un’energia che pervade tutte le cose e gli esseri, dentro e fuori, la magia che possiamo sentire di fronte ad un paesaggio mozzafiato o nell’amore e gioia senza motivo. Quando riusciamo a risvegliare queste deità, compiamo un piccolo passo verso l’evoluzione.

La prima storia racconta la nascita di Shri Ganesha, il bambino che si trova nel primo chakra (centro energetico) sotto l’osso sacro e che quindi opera in noi come un sostegno…scopriamone insieme le sue e nostre qualità…

Shri ParvatiDue amici, Jaya e Vijaia, fecero osservare un giorno alla Dea Parvati che Shiva, suo marito, aveva sotto i suoi ordini una scorta numerosa di servitori (i Gana), mentre Lei in realtà non aveva nessuno addetto al suo servizio. Un mattino, mentre Parvati faceva il bagno, Shiva guidò il sacro toro Nandia, il guardiano degli appartamenti di Parvati, e sorprese la Dea nel suo bagno. Lei non fece alcun rimprovero al suo sposo, ma si ricordò di ciò che gli avevano fatto notare Jaya e Vijaia. Così decise di creare un essere che gli obbedisse perfettamente. Forgiò quindi un bambino e gli donò la vita.la pietà di MichelangeloEra grande, bello e molto forte. Ella gli donò vesti immacolate e lo benedì: “Tu sei il mio beneamato figlio. Tu mi sei caro tra tutti.”
Il fanciullo si inchinò di fronte alla Madre dell’Universo, dicendogli: “Obbedirò a tutti i tuoi ordini, non hai che da parlare”: Shri Parvati gli chiese di installarsi come guardiano alla porta dei suoi appartamenti: “Nessuno deve entrare senza il mio permesso” e la dea consegnò a Ganesha un grande bastone, in modo che Egli potesse dissuadere qualsiasi specie di visitatore.

Qualche istante più tardi, Shiva si presentò di nuovo alla porta degli appartamenti della Dea e Ganesha, non sapendo che fosse lo sposo di Parvati, gli disse:” Senza il permesso di mia madre, che attualmente sta facendo il bagno, nessuno può entrare”. Come Shiva provò ad entrare, Ganesha lo colpì due volte con il suo bastone. Shiva battè in ritirata, e chiese ai suoi servitori, i Gana, di andare a chiedere chi fosse quell’intruso alla porta della propria dimora.

I Gana minacciarono Ganesha, il quale diede loro una serie di colpi di bastone. Così ritornarono a raccontare i fatti a Shiva che si burlò di loro, trattandoli da vigliacchi. Nel frattempo la Dea intese il rumore della disputa fuori dalla sua casa e fece dire a Ganesha di restare al suo posto. Ganesha si rivolse allora ai Gana: “Voi ed io facciamo lo stesso mestiere, Voi siete i servitori di Shiva mentre io guardo la porta degli appartamenti di mia Madre. Ho ricevuto degli ordini; nessuno deve passare. I Gana ripeterono a Shiva le parole di Ganesha. Il bianco Dio rispose loro così: “Voi siete i miei uomini di sostegno, voi mi siete tutti cari. Tuttavia se verremmo rigettati, la voce che Shiva è subordinato alla sua sposa potrebbe espandersi. Bisogna dunque battersi, affinchè ciò che è scritto si realizzi”.

I Gana tornarono ad affrontare Ganesha, che li ricevette nel modo seguente: “Benvenuti ai valorosi Gana, che obbediscono agli ordini di Shiva! Di fronte a voi che siete migliaia, io non sono che un semplice fanciullo; non ho mai combattuto in battaglia; e la Dea vedrà la forza di suo figlio e Shiva la forza dei suoi Gana”. Così digrignando i denti, brontolando ed urlando, i Gana si precipitarono su di Lui. Il sacro toro Nadin e l’asceta Bhringin s’impadronirono delle ganbe di Ganesha, ma questo li colpì sulle mani e loro dovettero lasciare la presa. Appoggiato alla porta della casa ed impadronitosi di un pesante randello d’acciaio, Ganesha batteva i Gana sulle braccia, le cosce, le ginocchia, le spalle e sul petto. A questo punto del combattimento, tutte le grandi Divinità si avvicinarono a Shiva e si misero al suo servizio. Shiva fece chiamare Brahma da una parte, per confidargli che un bambino guardava l’entrata della sua casa con un enorme bastone e gli impediva di entrare.

Shri ShivaShri Shiva”Parecchi dei miei servitori sono stati sconfitti; voi, Brahma dovete provare a placare questo bambino e ricondurlo alla ragione”. Ma quando Brahma si avvicinò a Ganesha, quest’ultimo gli strappò i baffi e la barba. Apprendendo ciò, Shiva divenne furioso. Radunò tutta una schiera e comandò di uccidere Ganesha. Sul campo di battaglia essi lanciarono su di Lui tutte le loro armi. Parvati allora creò due terribili deità: Kali e Durga, alle quali diede l’ordine di assecondare Ganesha. La prima, aprendo la bocca, inghiottiva i proiettili lanciati; mentre Durga, salita sulla sua tigre, annientavva i Gana con la sua foresta di braccia. Mai si era inteso un tale tumulto in tutto l’Universo.

Vedendo la disfatta dei suoi Gana, Shiva al colmo del furore, si recò Egli stesso sul campo di battaglia. Tutte le Deità esultarono e lo seguirono. Sul posto Ganesha non si lasciava impressionare e distribuiva colpi di bastone a tutti. Shiva allora si rese conto che aveva a che fare con un essere fuori dal comune e confidò a Vishnu che solo con l’astuzia e con l’inganno ne sarebbbero venuti a capo. Misero a punto un piano d’attacco e Vishnu, salito sul nibbio Garuda, lanciò il suo grande disco contro il bastone di Ganesha, e lo spezzò.

Il giovane fanciullo ne lanciò allora il manico contro il Dio blu. Ma l’uccello Garuda lo afferrò in pieno volo e Ganesha si trovò disarmato. Shiva si avvicinò allora alle sue spalle e gli trinciò la testa con il suo tridente.

La notizia della morte di Ganesha si sparse come un soffio di polvere. La Dea Parvati apparì furiosa e disse: “Mio figlio è stato ucciso dall’insieme degli Dei e dei Gana. Io li distruggerò e creerò un diluvio”. Vishnu e Brahma , preoccupati, le fecero visita:” O Madre, noi ti preghiamo di ristabilire la pace”. La Dea allora avvertì: “Se mio figlio ritroverà la vita, fermerò questa carneficina spaventosa; altrimenti ciascuno di voi non conoscerà mai la pace.”

Essi portarono la decisione di Parvati a Shiva che confidò loro: “La pace deve ritornare nei tre mondi. Andate in direzione nord, ed al primo essere che incontrerete tagliategli la testa e fissatela sul corpo del figlio di Parvati. Non molto distante Essi incontrarono un elefante, e come Shiva aveva ordinato gli tagliarono la testa. In seguito misero uno sull’altro il corpo del giovane fanciullo e la testa dell’elefante ucciso di fresco, poi recitarono dei mantra vedici e versarono insieme dell’acqua consacrata sul corpo del fanciullo, che si alzò con la stessa semplicità con cui ci si sveglia dal sonno. Con la sua testa d’elefante, Egli era estremamente grazioso e sorrideva a tutti coloro che erano lì riuniti.

Shri Shiva, Shri Parvati, shri GaneshaLo presentarono alla Dea e lo incoronarono capo dei Gana di Shiva (Ganapati). La Dea lo accarezzò e lo coprì di baci: “Il tuo viso figlio mio, è del colore del vermiglio; si dovrà dunque venerarti con delle polveri di colore rosso. Coloro che ti offriranno dei fiori di Ketaka, della pasta di sandalo, dei profumi, degli zuccherini, delle foglie di Betal, e faranno la circoambulazione della tua immagine, che sarà venerata ovunque, questi saranno liberati da tutti gli ostacoli che impediscono la loro realizzazione”.

Ella gli rese omaggio, e la pace si ristabilì sulla terra. Shiva poggiò allora le sue mani di loto sulla testa di Ganesha e rivolgendosi agli altri Dei dichiarò: “Questo è il mio beneamato figlio! In tutti i r iti bisognerà venerarlo. Se non gli si rende omaggio in primo luogo, nessuna preghiera potrà raggiungermi”.
Quindi Shiva, Vishnu, Brahma, Parvati e tutti i Gana, adorarono Ganesha.

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