Ispirazione Divina e Arte (parte 1 di 4)

da Knowledge of Reality, Cultura universale e spiritualità (n. 9) di Max Lieberman & Michael McFadden.

La Creazione

Cosa c’è, in un lavoro artistico, che lo rende capace di trascendere le limitazioni della cultura nella quale fu creato, e gli dà un fascino universale? Perché le opere di Shakespeare, di Michelangelo o di Mozart hanno la capacità di smuovere il pubblico così potentemente, centinaia di anni dopo essere state prodotte, in una cultura e società con valori e aspirazioni ampiamente differenti da quelli del pubblico originale?

E’ stato argomentato che opere come queste hanno una profondità e una sottigliezza di espressione che le rendono capaci di trasmettere l’esperienza del sublime o del divino dell’artista. Infatti l’eminente psicologo C.G. Jung ha detto che “l’abilità di raggiungere una vena ricca (l’inconscio/il sublime) in questo campo e di trasferirla effettivamente dentro la letteratura, la musica o negli studi scientifici è il marchio di qualità di ciò che viene comunemente chiamato genio“.
Le possibilità di descrivere questa sottile qualità sono minime, in quanto essa elude, per sua propria natura, le limitazioni che ogni definizione comporta. A dispetto della natura elusiva e, in alcuni casi, eterea di questo fenomeno, esso è stato individuato e descritto non solo da artisti geniali, attraverso le età e le culture, ma anche da un arco di scienziati scettici e razionalisti.

Auguste Rodin, il grande scultore francese del 19° secolo, riconobbe questa qualità come l’elemento cruciale della grande arte, deducendo che: “Le grandi opere d’arte dicono tutto ciò che può essere detto dell’uomo e trasmettono il messaggio che c’è qualcosa in più che non può essere conosciuto. Ogni capolavoro ha questa qualità di mistero”.
Kandinsky Il grande pittore astrattista russo Wassilly Kandinsky, descrisse come fosse essenziale quella stessa qualità a cui Rodin allude, e che Kandinsky chiama lo ‘stimmung’ (parola rozzamente interpretata come ‘sentimento’) di un’opera d’arte. Egli concepiva questo ‘stimmung’ come “le grandi emozioni oltre le parole”, che rende le opere d’arte capaci di “realizzare il loro scopo e di nutrire lo spirito“.
Sia Kandinsky che Rodin parlano di mistero, di ciò che non può essere conosciuto, e di ciò che è al di là delle parole, evocando l’elusività della qualità che cercano di descrivere tramite analogie. Questi concetti appaiono sempre più spesso nei tentativi degli artisti di descrivere la sottile qualità in questione. Il qualcosa di più di Rodin, e l’alta emozione di Kandinsky alludono fortemente ai più alti regni della consapevolezza associati con la spiritualità, che comunicano attraverso l’inconscio. Infatti Kandinsky attribuisce espressamente all’educazione dello spirito il principale scopo dell’arte.

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10 pensieri su “Ispirazione Divina e Arte (parte 1 di 4)

  1. se ognuno di noi riuscisse a vivere con maggior consapevolezza…riuscendo a riconoscere la bellezza e la meraviglia che c’è in tante di quelle cose…allora sì che la creatività fluirebbe…anche nell’apparecchiare la tavola!

  2. Infatti restare a contemplare un opera d’arte (di questi calibri) per lungo tempo da’ un senso di pienezza che non si puo spiegare, e’ un piacere immenso, un arricchimento, una pace da cui non vorresti mai andartene. Questi artisti hanno creato per noi delle vere e proprie oasi di pace con tutto quello che si sviluppa intorno alle loro opere. Speriamo che siano sempre piu prolifere questi tipi di opere…!

  3. Giustissimo Giorgio, riconosco anche io che quando l’artista riesce ad esprimere quel “non so che” di indefinibile, che eleva l’opera ad un livello quasi magico, tra il “cielo e la terra”…permette a tutti noi di attraversare il ponte che ci conduce al di la di una mera soggettività mentale, dove i nostri gusti personali o le dichiarazioni di intenti del creatore stesso si dissolvono nella luce, che a tutti in egual modo è concesso di contemplare, nella magnificente oggettività dello stupore fanciullesco che suscita il capolavoro:” Che bello!”…esclamiamo, e restiamo in uno stato di sospensione.. come se i nostri pensieri ci abbandonassero per qualche istante, ed è forse proprio in quel vuoto che la nostra consapevolezza ci permette di accedere ad uno stato più elevato, dove non c’è più differenza tra l’osservatore e l’oggetto, dove forse è possibile addirittura sperimentare una fusione tra noi, la creazione e ed il creatore, ed a quel punto, mi chiedo, potrebbe mai essere possibile poter attingere anche noi, in quell’attimo di infinito, alla stessa fonte e beneficiare dello stesso nettare “divino”?

  4. Caro Andrea,
    tutte le tue domande possono avere risposta con l’esperienza dell’unione (YOGA) spontanea (SAHAJA)
    con questa fonte infinita di consapevolezza, che è stata resa possibile alle masse grazie a
    Shri Mataji Nirmala Devi.
    Prima dell’avvento di Sahaja Yoga, la Realizzazione del Sé poteva essere ottenuta tramite un SAT GURU, che dopo severe pratiche di purificazione donava al discepolo il risveglio dell’energia Kundalini. Ora è possibile riceve questo risveglio sponteneamente, anche praticando una semplice meditazione di Sahaja Yoga, e poi – sulla base dei segnali che la Kundalini invia al nostro sistema nervoso e in particolare sulle nostre mani – dedicarci alla purificazione del nostro sistema sottile.
    Quest’esperienza, spiegata in così poche righe, in realtà è molto profonda e appagante, rilassa, tonifica ed energizza il nostro corpo, quieta la nostra mente e appaga il nostro desiderio di conoscenza. Non sono da sottovalutare neanche le bellissime conseguenze di questo risveglio: con quest’UNIONE possiamo accedere all’area chiamata da Jung come “incoscio collettivo”, dove poter attingere al mondo delle idee e essere ispirati e creativi come raccontano i grandi artisti di questo articolo.
    Spero di essere stato chiaro.
    Giorgio

  5. ma ragazzi,non capisco…è comme se parlaste,no so…comme se la crativitè non è un dono,ma una qualità che possiamo attengere tuti quanti o cosa?comme mai alor questi geni anno riuscito a fare capolavori e noi no,forse che erano più consapevoli nel loro espirito?cos’è possible che con questa kundalini(?)noi posiamo divenir come loro,non so se potete chiarire vi serai grata!
    Ciao Eliane.

  6. Ciao a tutti sono Gabir,sto scrivendo la mia tesi di laurea…mi laureo prossimo anno in scienze artistiche comparate all’Università di kabel-la …a parte questo,io so(per rispondere ad Eliane,ma vorrei anche una risposta da Giorgio o Andrea)che la consapevolezza che questa Kundalini dà permette di poter attingere alla realtà più pura delle cose,quella al di là delle proiezioni mentali.in un tale stato uno può facilmente essere…”rapito(?)” o meglio ispirato.Questa capacità in alcune persone può essere innata,come i geni di cui parla eliane o i grandi pensatori o tutte quelle persone normalmente definite come illuminate…non so se questo trova riscontro in questo sahaja yoga…proverò ad andare su qualche sito al riguardo…se poteste aiutarmi perchè ha attinenza con la mia tesi…”L’immanenza dello spirito nel processo creativo”
    ciao Gabir

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