Ispirazione Divina e Arte (parte 4 di 4)

da Knowledge of Reality, Cultura universale e spiritualità (n. 9) di Max Lieberman & Michael McFadden.

( … prosegue dalla terza parte … )

I processi della scoperta, nella scienza, e della creazione, nell’arte, possono perciò esser visti non solo come l’uno rispecchiante l’altro, ma ambedue analoghi all’esperienza dei Profeti nei secoli. Le loro scoperte e creazioni, dopo molto lavorio conscio, sono spesso venute fuori spontaneamente, da una sorgente più alta, per la promozione della società e l’illuminazione della consapevolezza collettiva.

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Hildegard di Bingen, la grande artista mistica tedesca del 12° secolo, sostiene fortemente il ruolo profetico dell’arte. Ella vide gli artisti come profeti, come gente che “… illumina l’oscurità. Essi possono dire: ‘Dio mi ha illuminato entrambi gli occhi‘. Tramite loro ho scorto lo splendore della luce nell’oscurità. Attraverso loro posso scegliere il sentiero su cui viaggiare, che io veda o sia cieca, riconoscendo chi solo può guidarmi a conoscere il giorno o la notte”. L’artista-Profeta è visto come una guida per quelli che non possono vedere, incapaci di muoversi verso la luce dell’esperienza divina. Come nelle metafore dell’Arpa e del Flauto, l’artista è capace di condurre il pubblico, altrimenti inconsapevole, alla percezione dell’infinito.

Kandinsky, scrivendo 8 secoli più tardi, si dice d’accordo con Hildegard su ciò che chiama il “nobile intento dell’arte”. Egli descrisse la pittura come ” …un’arte, e l’arte non è una vaga produzione, effimera ed isolata, ma una forza che può essere diretta a migliorare e raffinare l’anima dell’uomo”. Egli credeva che questo può essere fatto soltanto da un artista che è disposto a “cercare profondamente dentro la sua stessa anima, lasciandola evolvere e prendendosi cura di essa, così che la sua arte abbia qualcosa con cui rivestirsi e non rimanga un guanto senza la mano”.
Mentre il secolo 20° passava c’è stata una crescente tendenza ad allontanarsi da questo ‘nobile proposito’ verso quel tipo di arte che Kandinsky attacca apertamente, quella “… produzione vaga, effimera ed isolata” che esprime una soggettività esoterica ed esclusiva, la quale ha bisogno di essere spiegata o perfino difesa intellettualmente”. E’ l’arte degli Andy Warhol e dei Paul Koustabi, basata su qualche moda intellettuale, o su elementi grossolanamente sensazionali per generare polemiche che fanno uscire spossato il palato del pubblico.
Tale arte è rovinata sempre più avanti nel tentativo di suscitare una risposta da parte di un pubblico progressivamente sempre più desensibilizzato, fino ad una situazione dove le performances artistiche producono opere che usano urina ed escrementi, nudità e sesso, arrivando fino al punto di tagliarsi a pezzi per ottenere una risposta dal pubblico. Nelle gallerie più affermate lavori come “Piss Christ”- una scultura di Cristo sospeso in una struttura di vetro piena di urina – o gli studi dell’omosessualità di Mapplethorpe – con uomini impegnati in attività sessuali sado-masochistiche – hanno attratto un’enorme pubblico per via delle polemiche che questi artisti hanno deliberatamente cercato di coltivare.
Rising Kundalini Questi esempi, sebbene estremi, illustrano l’estendersi della tendenza ad andare sempre più lontano dai nobili scopi dell’arte descritti da Kandinsky. L’artista che indirizza la sua arte verso quei nobili intenti aiuta la consapevolezza umana ad innalzarsi verso la percezione dell’infinito, e ricorda al genere umano ” …quel qualcosa di più … sull’uomo … che non può essere conosciuto” – come descrive Rodin – la potenzialità divina che risiede dentro l’essere umano e che è dimenticata nella stressante vita di tutti i giorni. Opere come quelle di Mapplethorpe e Warhol sembra che ci muovano nella direzione opposta, esaltando ciò che è più ignobile e grossolano nella natura umana, e facendo appello agli appetiti più vili del loro pubblico.

L’idea dell’eterno nell’arte è stata manifestata da artisti di genio attraverso culture ed epoche fortemente differenti, dagli antichi indù, agli antichi greci, nel Medioevo attraverso i tedeschi e i giapponesi, fino ai grandi artisti di diverse scuole e discipline dell’era moderna, dal maestro scultore Rodin fino a Picasso e Kandinsky, i maestri dell’era moderna. Tutti hanno riconosciuto come la sottile capacità di esprimere l’eterno o il divino sia il marchio della grande arte, a prescindere dalle diverse tecniche o stili. Lo scopo di questa arte è riassunto da Kandinsky nella domanda: “Dove mai tende questa vita?” In risposta al suo quesito Kandinsky citò Schumann: “Mandar luce nell’oscurità del cuore degli uomini, questo è il dovere di un artista dotato“.

 

 

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4 pensieri su “Ispirazione Divina e Arte (parte 4 di 4)

  1. Giustissimo Giorgio, riconosco anche io che quando l’artista riesce ad esprimere quel “non so che” di indefinibile, che eleva l’opera ad un livello quasi magico, tra il “cielo e la terra”…permette a tutti noi di attraversare il ponte che ci conduce al di la di una mera soggettività mentale, dove i nostri gusti personali o le dichiarazioni di intenti del creatore stesso si dissolvono nella luce, che a tutti in egual modo è concesso di contemplare, nella magnificente oggettività dello stupore fanciullesco che suscita il capolavoro:” Che bello!”…esclamiamo, e restiamo in uno stato di sospensione.. come se i nostri pensieri ci abbandonassero per qualche istante, ed è forse proprio in quel vuoto che la nostra consapevolezza ci permette di accedere ad uno stato più elevato, dove non c’è più differenza tra l’osservatore e l’oggetto, dove forse è possibile addirittura sperimentare una fusione tra noi, la creazione e ed il creatore, ed a quel punto, mi chiedo, potrebbe mai essere possibile poter attingere anche noi, in quell’attimo di infinito, alla stessa fonte e beneficiare dello stesso nettare “divino”?

  2. ..alcune volte, il divino ci tocca l’anima in modi a noi sconosciuti, e spesso, per vie impervie…capita a volte, che la luce ci insegni attraverso le tenebre, e che la bruttura ci insegni l’importanza della purezza…e l’arte, nella storia dell’uomo, non è stata esente da quese alchimie divine.

    A presto

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