C.S.Lewis:Far bene

Letizia Cortini, piccolo serpente

Esiste una qualità all’interno dell’essere umano alquanto arrugginita…quella relativa alla creatività…non che realmente siamo in grado di tirar fuori qualcosa dal nulla…quelli umani sono sempre, come dire, dei progetti.

Per creatività si intende allora la capacità di avere occhi e mani da artigiano…in tutto quello che si fa…dall’apparecchiare la tavola e preparare la cena, allo spiegare un’equazione matematica. Questa attitudine è per me la capacità di riconoscere l’amore per la vita ovunque ed in ogni cosa…la volontà di instillare nella materia il calore dei sensi che vi hanno lavorato e non la freddezza della macchina.

Da poco sono stata nella casa di un falegname e lì ogni oggetto catturava l’attenzione, aveva qualcosa di diverso, sembrava volesse parlare, tipo casa delle fiabe, tanto aveva assorbito la gioia e la cura nell’essere fabbricato…e la rimandava indietro!

Ci sarà pure qualche motivo se l’arte contemporanea, un po’ su tutti i fronti, non riscuote un gran successo; temo si lavori più di cervello e supposta cultura che non di cuore…questo è quello che scrive parecchi anni fa a riguardo una artista per me alquanto illuminato…

L’idea del “fare bene” non è del tutto estinta tra noi…Ne ho trovato qualche esempio fra gli ebanisti, i ciabattini, e iLetizia Cortini, gioia cosmica marinai…Anche gli artisti parlano di Far bene, ma sempre di meno. Cominciano a prediligere termini come “significativo”, o “importante”, “contemporaneo”, o “audace”. Il che a mio parere non è un buon segno…(non so se avete presente certi commenti di certi autori a certe loro opere!).

Ma è la gran massa dell’umanità che vive nelle società industrializzate la vera vittima di questo stato di cose che esclude a priori l’idea di far bene. Se un oggetto non è costruito in maniera che vada in pezzi entro un anno o due e quindi debba essere sostituito, non si potrà avere smercio sufficiente. Cento anni fa, quando un uomo si sposava, si faceva costruire (se se lo poteva permettere) una carrozza dove avrebbe viaggiato per tutto il resto della sua esistenza. Oggi compra un’automobile che conta di rivendere in un paio d’anni. Il lavoro, al giorno d’oggi, non deve essere ben fatto…(ho conosciuto una studentessa di ingegneria aziendale…un prof. le ha detto che, in alcune aziende, quando vengono fuori prodotti troppo resistenti sono poi tolti dal commercio il prima possibile!)

E’ una situazione che si è creata pian piano, imprevista e non voluta. La degenerazione materialistica delle nostre menti, non ne è la conseguenza più di quanto non ne sia la causa.

In origine le cose vengono costruite per essere usate o per essere godute, o (più spesso) per entrambe le ragioni. Il cacciatore selvaggio si costruisce un’ arma di selce o di osso: lo fa meglio che può perché se la facesse spuntata o fragile non riuscirebbe a procurarsi la carne. La sua compagna fa un vaso di argilla per raccogliere l’acqua; e anche lei lo fa meglio che può perché sarà lei ad usarlo. E non staranno a lungo (se ci staranno) senza decorare i loro oggetti; essi vogliono”che tutto sia bello intorno a loro.”E intanto che lavorano potete scommettere che cantano, o fischiano, o almeno canticchiano fra sé.

In questa situazione, si introdurrà prima o poi un cambiamento. Ogni famiglia non produce più tutto quello di cui ha bisogno. C’è un specialista per tutto. L’importanza di questo cambiamento sta nel fatto che ora abbiamo della gente che fabbrica prodotti non per proprio uso e diletto, ma per uso e diletto altrui. E naturalmente, in un modo o nell’altro, deve venire ricompensata per questo. E’ un passaggio necessario…

Dato per scontato il superamento della condizione primitiva in cui ciascuno fabbrica i propri oggetti; dato per scontato, di conseguenza, che molti lavorino per altri, (e ne siano pagati), restano ancora due possibili alternative: “Sto facendo un lavoro che vale la pena di fare, Varrebbe la pena di farlo anche se nessuno mi pagasse.”

L’altra possibilità è quella di lavorare col solo scopo di procurarsi denaro…(scelta dai più).

Mi capita spesso di vedere un tabellone con un avviso che, per il fatto che migliaia di persone lo guarderanno, invita la vostra ditta ad affittarlo per pubblicizzare i suoi prodotti. Pensate a quanto siamo lontani dal “fare le cose che val la pena di fare”. Un falegname ha fabbricato quel tabellone che, in se stesso, è inutile. Stampatori e fabbricanti di carta hanno fatto il manifesto – inutile finchè qualcuno non affitta lo spazio – spazio a sua volta inutile per chi lo affitta finchè non ci incollerà sopra un altro manifesto. E questo sarà altrettanto inutile per lui finchè non riuscirà a persuadere qualcun altro a comperare prodotti che, in se stessi, potranno essere brutte, inutile e pericolose cianfrusaglie che nessun mortale avrebbe mai comperato se la pubblicità con i suoi incantamenti sessuali e snobistici non gli avesse artificialmente suscitato il desiderio di possederli.

Letizia Cortini, mediterraneoIn un mondo razionale, si costruirebbero le cose perché sono necessarie; nel mondo attuale si sono dovute creare delle necessità per permettere alla gente di guadagnare soldi producendo cose.

E’ già qualcosa aver capito che tutto ciò è funesto e malsano…può darsi che siamo costretti a guadagnarci da vivere partecipando alla produzione di oggetti di pessima qualità e che, anche se fossero di buona qualità, non varrebbe comunque la pena di produrre – dal momento che la loro richiesta e il “mercato” sono frutto solo della pubblicità. Ci sforzeremo, avendone l’occasione, di guadagnarci il pane facendo bene cose che varrebbe la pena di fare anche se non dovessimo lavorare per vivere…Ma oltre a questa c’è un’ altra cosa da fare, più nascosta. Dobbiamo stare molto attenti a proteggere le nostre abitudini mentali dal contagio di coloro che sono il prodotto di tale situazione.

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4 pensieri su “C.S.Lewis:Far bene

  1. mm…argomento interessante, ci sarebbe tanto da dire..è vero quando parli di arte schiava della cerebralizzazione moderna e senza cuore, ed io aggiungerei anche “mercificata”….forse qualche creativo, oggi, si perde nei labirinti degli specchi di illusioni, venduti dalla nostra società, sottomettendo la propria potenza creativa, il proprio dono,, alla mercè dei gusti del momento e del denaro….sono anche convinto, che l’uomo possa effettivamente creare dal nulla…se solo pensiamo alle antiche conoscenze, quelle a cui mi riferisco, non si imparavano a scuola..non ce n’erano..e non c’erano libri…qualcuno direbbe, tradizione orale..daccordo, ma in origine, donde veniva la conoscenza..??.

    Scusami, mi sono dilungato.
    Un abbraccio

  2. Lewis ha scritto queste cose? Anch’io voglio dedicare presto un post al materialismo e i suoi effetti visti con gli occhi di chi ci vive dentro e deve cercare soluzioni “industrialmente produttive” nel lavoro di tutti i giorni. Una cosa l’ho trovata fondamentale per vivere felicemente in una societa consumistica: testimoniare tutto, osservare il contesto in cui si vive come fosse un gioco. E il consumismo diventa un motivo per divertisri e far gioire gli altri ….coprendoli di regali!

  3. caro dark68…da dove parte la conoscenza…mmm..che domandina…io ha trovato soddisfazione nell’inconscio collettivo di Jung…mi piace pensare che esista un luogo collettivo, pozzo di conoscenza, a cui attingere…messo lì a nostra disposizione degli Dei…che sorridono a chi si abbandona…a chi, superando il finito della mente umana ,l riesce a fare capolino…. e a vedere l’infinito!

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