L’Atma Jnana di Shri Janaka.


brahmapuri

Raja Janaka (metto il link a wiki in inglese perché in quella italiana non c’è nulla di specifico) è una delle incarnazioni del principio del maestro, il maestro primordiale o Guru, il padre di Shri Sita che visse a Bihar, in India e che parlò della seconda nascita e del bisogno di rinascere.
Fu un re così distaccato, che tutti i santi erano soliti andare a toccare i suoi piedi. Aveva tutti i lussi della vita,viveva in un palazzo ed aveva anche migliaia di persone in processione che gli offrivano perle.


Un giorno Nachiteka, pensando che doveva prendere una perla per se stesso, andò da Raja Janaja e chiese di poter avere la Realizzazione del Sé, ma Raja Janaka disse ” Io posso dare a te tutti il mio regno ma non la Realizzazione del Sé… perché tu sei posseduto dall’idea del denaro… una tale persona non può ricevere la Realizzazione del Sé.”
Raja Janaka fu un sovrano molto speciale per le sue doti di coraggio, rettitudine, devozione ed equilibrio, fu anche un profondo conoscitore degli Shastra e dei Veda. Sapeva che la vera religione è interiore, per questo non riconobbe la supremazia dei bramini, negando che essi fossero i soli a poter celebrare cerimonie sacre. La sua esistenza non fu soltanto un esempio perfetto di Dharma, ma anche una prova di devozione e di incrollabile determinazione nel perseguimento della Moksha (liberazione).

La realizzazione del Sé.

Una volta, re Janaka mandò un messaggio al popolo del suo regno: “Se tra di voi c’è un grande dotto, un Sapiente, una Grande Anima, uno Yogi, un grande Rishi, un Saggio, chiunque sia, lasciatelo venire ed insegnarmi la conoscenza dell’Atma ( ).” Nel suo messaggio disse che si aspettava di ottenere, propriamente istruito l’Atma Jnana, la Realizzazione del Sé completa, in una questione pochi attimi. Anche salendo sul suo cavallo, prima di essersi completamente seduto, avrebbe dovuto ottenere la Realizzazione del Sé. Disse: “Se la persona che si offre di insegnarmi non è capace di donarmi un’esperienza di illuminazione istantanea, allora io non voglio vederlo, neanche se fosse il più grande studioso, ne il più grande erudito, o la persona più colta della terra.”

Tutti i saggi e i Rishi erano un poco spaventati da questa richiesta. Videro che questo era un test severo per il loro sapere e per la loro cultura, e nessuno si fece avanti per istruire il re e misurarsi con le condizioni poste.

 	pavone-biancoFu a questo punto che il fanciullo Astavakra arrivò nel regno. Mentre era sulla strada verso la capitale di Mithilapuram, incontrò un gruppo di persone che venivano da lì comprendente dotti e sapienti; tutti avevano facce scure, preoccupati e dominati dalle loro pene. Astavakra chiese loro quale era la causa delle loro preoccupazioni e delle loro afflizioni. Gli spiegarono tutto quanto era avvenuto. Ma Astavakra non poteva capire perché erano cosi spaventati da una cosa così piccola. Aggiunse: “Risolverò volentieri questo problema per il re.”
Così dicendo entrò direttamente a corte di Janaka. Si rivolse al re: “Mio caro Re, io sono pronto a metterti in condizione di provare l’esperienza della conoscenza dell’Atma come desideri. Ma questa sacra conoscenza non può essere istruita così facilmente. Questo palazzo è pieno di Rajo e Tamo Guna. Dobbiamo lasciare questo posto ed entrare nell’area del puro Satva.” Così lasciarono il palazzo e procedettero sulla strada che conduceva fuori la città verso la foresta. Come era consuetudine quando l’imperatore usciva dalle mura del suo palazzo, l’esercito lo seguì; ma Janaka li lasciò fuori della foresta.

Astavakra e Janaka entrarono nella foresta. Astavakra disse a Re Janaka: “Non soddisferò i tuoi desideri se non accetterai le mie condizioni. Posso anche essere un ragazzo, ma sono nella posizione dell’istruttore, e tu puoi essere anche un potentissimo imperatore, ma sei nella posizione di un discepolo. Sei preparato ad accettare questa relazione? Se accetterai allora dovrai offrire il tradizionale regalo al Guru, il Gurudakshina che è dato dallo Sishya al Guru. Solo dopo avermi dato quest’offerta comincerò ad istruirti,”
Re Janaka rispose a Astavakra: “La realizzazione di Dio è la cosa più importante per me, sono assolutamente pronto a darti qualsiasi cosa vuoi.” Ma Astavakra replicò: “Non voglio nessuna cosa materiale, tutto quello che voglio è la tua mente. Devi darmi la tua mente.” Il re rispose: “Bene, ti offro la mia mente. Finora ho pensato che questa era la mia mente, ma da adesso in avanti sarà la tua.”
Astavakra disse a Janaka di scendere da cavallo e di far rimanere il cavallo di fronte al re e gli disse di sedersi nel centro della strada. Astavakra camminò nella foresta e si sedette tranquillamente sotto un albero. I soldati aspettarono per un lungo tempo. Né il re né Astavakra ritornarono dalla foresta. I soldati volevano scoprire cosa era loro successo, così uno per uno, cominciarono a cercarli.

Quando arrivarono sulla strada che conduceva nella foresta, trovarono il re seduto lì nel centro della strada. Il cavallo di fronte al re. Il re aveva gli occhi chiusi e sedeva fermo, quasi immobile. Astavakra non si vedeva. Gli officiali temevano che Astavakra poteva aver fatto qualche incantesimo sul re per fargli perdere coscienza ed andarono a cercare il primo ministro.

Il primo ministro venne e si rivolse a Janaka: “Re! Re! Re! Re!” ma Re Janaka non aprì gli occhi; non si mosse affatto. Il primo ministro si impaurì. Non solo il primo ministro si impaurì ma anche gli ufficiali, perché l’ora in cui il re solitamente mangiava era passata e il re non si era ancora mosso. Così il giorno finì e la sera venne, ma il re non si mosse dalla sua posizione, sedendo immobile sulla strada.

Senza nessun’alternativa, il primo ministro mandò la carrozza in città a prendere la regina, pensando che se la regina parlava al re, egli sicuramente avrebbe risposto. La regina venne e si rivolse al re: “Rajah, Rajah, Rajah!” Il re non si mosse; non c’era assolutamente risposta dal re. Nel frattempo i soldati cercavano nella foresta Astavakra. Lì, sotto un albero, Astavakra sedeva pacificamente, in assoluta calma e serenità.
I soldati l’afferrarono e lo portarono verso il posto dove era il re. Astavakra disse loro: “Perché siete così preoccupati? Il re è al sicuro e tutto è a posto.” Ma insistettero ancora e lo portarono davanti al re seduto sulla strada con gli occhi chiusi, completamente immobile. I soldati dissero: “Qui, guarda te stesso! Guarda cosa è successo al re!”

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Fino ad allora, se il primo ministro, o i ministri, o la regina o qualcun altro ufficiale di corte o gente comune, chiamava e si rivolgeva al re, lui non apriva bocca in risposta né apriva gli occhi. Ma quando Astavakra venne e parlò al re, Re Janaka immediatamente aprì gli occhi e replico: “Swami!”
Astavakra chiese al re: “Bene, i ministri sono venuti, i soldati sono venuti come anche molti altri, perché non hai risposto alle loro suppliche?” Janaka rispose: “Pensieri, parole e azioni sono associati alla mente, ed io ti ho offerto totalmente la mia mente. Perciò prima che io possa usare la mente per qualunque cosa, ho bisogno del tuo permesso. Che autorità ho per parlare con chiunque o usare la mente in qualsiasi modo senza il tuo permesso e il tuo ordine?”
Allora Astavakra disse: “Tu hai ottenuto l’ultimo stato della Realizzazione del Sé, lo stato di realizzazione di Dio.”
Astavakra disse a Janaka di mettere un piede nella staffa e di salire a cavallo. Nel tempo per salire e sedere a cavallo e per mettere l’altro piede nella staffa, ottenne l’esperienza dell’Atma.


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12 pensieri su “L’Atma Jnana di Shri Janaka.

  1. ..l’esperienza dell’illuminazione è sempre particolare, unica per ognuno, e si manifesta sempre sotto forme diverse…

    L’attimo…questo essere sfuggente che quando decide di far cadere i veli, ci rivela che “tutto” era già qui….

    Un abbraccio a tutti

  2. Hai ragione caro Dark 68, l’illuminazione, da quello che ho capito, si puo ottenere quindi proprio nel momento in cui i pensieri sono messi a tacere. I quell’attimo di pausa tra un pensiero ed un altro permettiamo alla nostra energia interiore, la Kundalini, di salire oltre la barriera della nostra mente, lasciandola libera di toccare la nostra sfera più alta, per cui forse siamo stati creati. Se non erro proprio nei primi anni di età, da bambini, il nostro osso della fontanella è aperto, ed è proprio da lì che zampilla questa energia che ci riconnette al resto della creazione, donandoci una vita di meravigliosa spontaneità e di innocente purezza, che ci inonda e sommerge gli altri di amore e armonia.
    Peccato che verso i 6-7 anni quest’osso si richiuda e noi, da “sistemi aperti” che eravamo, ci perdiamo nella nostra individualità, che ci costringe talvolta ad una condizione di perenne insoddisfazione, di ricerca di un nonsocchè…di cui dentro conserviamo il sapore…ma se allunghi la mano l’albero della vita reca in se dei frutti meravigliosi, l’unione (yoga) è nata con te (sahaja) è in quell’istante (vilamba) non c’è nient’altro che gioia (nirananda).

  3. shri janaka è stato un esempio di umilta’ ,una personalita che pur vivendo nel potere da quest’ultimo non si lasciava catturare e come dice il debbone era immerso in nell’unione con il divino che è pura ioia e che basta a se stessa.

  4. @debbone: Uhm, no. Queste osservazioni derivano da un mancata illuminazione e soprattutto da una scorretta interpretazione del pensiero indiano. Infatti non ha senso dire che l’illuminazione ci deriva dall’immobilita’ della mente e dall’ascesa della kundalini, due cose che per quanto “fiche” e esaltanti rimangono esperienze. Appunto, esperienze concrete, anche se sembrano astratte come sogni o allucinazioni. La consapevolezza mistica, l’illuminazione, invece, cerca appunto di comprendere la verita’ che si cela OLTRE l’esperienza. Onde per cui, sebbene nei sutra di Patanjali vi sia lo stato di Dyhana, come penultima fase del cammino iniziatico, l’illuminazione e’ il Samadhi, che e’ l’unione con lo spirito indipendentemente dalla condizione. Appunto, il pensiero assente o immobile e’ una condizione, nonché uno stato filosofico. L’illuminazione e’ uno stato mistico che va ben oltre, tanto che l’illuminato pensa eccome e vede il divino pure nei pensieri. Il problema e’ che noi occidentali, a meno che non siamo estremamente geniali, non possiamo capire il modo d’esprimersi degli indiani. Altrimenti si capirebbe che l'”assenza di pensieri” non e’ uno stato filosofico in cui non si pensa, ma e’ la capacita’ di trascendere totalmente il pensiero, i sensi e tutto insomma. La meditazione e’ la prima fase, in cui si eliminano tutte le cose sensibili tranne UNA che e’ lo STATO di meditazione (uno stato sensibile, un ingabbiamento della mente), ma che aiuta a far chiarezza e a liberare in generale la mente dagli altri limiti. Infine c’e’ l’illuminazione, in cui si torna a vivere pienamente nei pensieri e nell’esperienza, ma la mente e’ libera e guarda sempre OLTRE l’esperienza. Che Dio sia un’energia, pura superstizione. Le energie sono tanto illusorie quanto il resto, sono solo uno strumento di cui ci serviamo per liberarcene. Il sahaja yoga travisa completamente la realta’ delle cose

  5. @ ADT: Uhm,no. Nonostante il tuo pseudonimo possa anche significare qualcosa nel pensiero indiano, le tue osservazioni invece derivano da un peregrinare, senza la bussola del cuore, sulle strade del sopraconscio collettivo, territorio pericolosissimo, con conseguente ahimè smarrimento e caduta nelle sabbie mobili del principio di constatazione o sopraffazione di ragione, principio rappresentato nella tradizione vedica da molti personaggi, di cui evito accuratamente di fare il nome e che di solito non ascoltano nessun suggerimento altrui, di conseguenza altro non posso dirti se non “a ciascuno il suo”.

  6. Caro ADT
    cosa cerchi? Puoi leggere i Sutra centinaia di volte, impararle a memoria e non comprenderli mai se non hai ottenuto prima la Realizzazione del Sé
    Puoi criticare o dubitare di chiunque, di Sahaja Yoga, dell’illuminazione ottenuta dal Buddha o della divinità di Gesù, ma in realtà dubiti solo di te stesso e delle tue immense potenzialità.

    Con amore,
    Giorgio

  7. Caro ADT (o Biggo Summo),

    ripeto: offensivo nei confronti di di Shri Mataji Nirmala Devi, di Sahaja Yoga e dei Sahaja Yogi.
    Quando scrivi su un blog, assumi una semplice gentilezza: comportati come se fossi in casa di altri, non come se fossi a casa tua; in questo modo non verrai censurato.
    Se credi che il tuo Osho sia l’ideale per te, vai! Seguilo e approfondisci quello che dice, vai a fondo alle cose.
    Verifica la sua storia, visita i suoi ashram, osserva i suoi discepoli e pratica i suoi precetti (ma almeno usa il preservativo!).
    Così, se credi che Sahaja Yoga non sia adatto, non lo seguire e non leggere questo blog.
    Non mettere il piede in due staffe e tra un pò di tempo tira le somme (e guarda anche come sarà la tua salute ed il tuo conto in banca!).

    Con compassione,
    Giorgio

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