L’importanza del perdono.

Gandhi

Questa volta vorrei parlare dell’importanza del perdono. Come già descritto nel nostro primo e fortunato articolo – è uno dei più letti – anche la scienza si sta dedicando allo studio dei benefici psicologici e fisici del perdono. E’ vitale per noi poter perdonare. Significa recidere i legami, liberarsi dalle catene che ci impediscono di volare verso la gioia, che dovrebbe essere il nostro unico stato.

Il perdono è una qualità dell’agnya chakra, il punto energetico dove a livello fisico si formano i nostri pensieri. Se non riusciamo a perdonare, questo chakra si blocca e facciamo più pensieri del necessario. Per questo ci stanchiamo di più, perdiamo lucidità e commettiamo altri errori che concludono questo circolo vizioso facendoci innervosire.

Michelangelo, Giudizio Universale - particolare del Cristo con la VergineUna persona fondamentale per la storia dell’umanità, da questo punto di vista, è stato Gesù Cristo. Ha dimostrato che si può perdonare tutto, in qualsiasi situazione. “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno“. Queste parole esprimono la piena compassione per coloro che sono ignoranti e che stanno facendo del male.

Che dire di noi? Dobbiamo prenderLo ad esempio, per capire che possiamo perdonare tutto e liberarci da tutti i legami del nostro passato che ci impediscono di poter cambiare o solamente gioire dell’esistenza.

Un altro aspetto del perdono, spesso trascurato, è quello rivolto verso di noi. Perdonare noi stessi è fondamentale per accettare le nostre lacune e i nostri errori. Grazie a questo perdono possiamo liberarci dal senso di colpa che ci degrada e migliorare la nostra vita.

E’ interessante leggere cosa diceva a riguardo Sidney Poitier:

Il perdono lavora in due modi, nella maggior parte dei casi. Le persone devono perdonare anche loro stesse, e questo dovrebbe essere un processo sacro.

E lungo la strada loro stessi realizzeranno che non c’è modo di vivere con le richieste della loro rabbia, con le esigenze del loro odio. Devono trovare la pace, perché non troveranno la pace dalle loro emozioni. (Fonte)

La parola perdono deriva dal verbo perdonare che ha origine da condonare, che a sua volta deriva dalla parola donare. Come sappiamo questa è un azione che deve essere fatta con il cuore, non può essere un mero esercizio mentale o intellettuale. Perdonare è come pensare con il cuore e amare con la nostra mente.

Lo stesso Dante descrive così il potere del perdono:

“Camera di perdon savio uom non serra

ché ‘l perdonar è bel vincer di guerra.”

come a voler indicare che il saggio non blocca il proprio chakra del perdono, proprio perché questo gli faràDante superare la difficoltà.

Anche il Mahatma Gandhi si espresse sul perdono. E’ importante sapere cosa rispose alla domanda :”Supponiamo che si faccia avanti uno che ti copra di insulti. Dovresti lasciarti umiliare?”

“se ti senti umiliato, sei autorizzato a dare un ceffone al prepotente, o a fare quanto ti sembri più opportuno per ottenere il rispetto. L’uso della forza, in questo casso, sarebbe una conseguenza inevitabile, se non sei un vile. Ma se hai assimilato lo spirito della non-violenza, non ci sarebbe modo di farti sentire umiliato. Il tuo comportamento non-violento, allora, o farebbe sì che il prepotente si vergognasse di se stesso e quindi preverrebbe gli insulti, o ti renderebbe immune contro di essi, cosicché l’insulto resterebbe soltanto sulla bocca del prepotente e non ti toccherebbe affatto.[…] nessuno potrà mai disonorare un valoroso.”

La regola d’oro è di essere amici di tutto il mondo e di considerare l’umanità intera come una famiglia. Colui che distingue tra la propria famiglia e quella di un altro, diseduca i membri della sua famiglia e apre la strada alla discordia e alla irreligiosità. Non violenza significa perdonare le offese e non ripagare con la stessa moneta. Il perdono è l’ornamento dei forti, dice un proverbio in sanscrito. La non violenza non è un fatto meccanico. Essa è la più bella qualità del cuore e la si conquista con l’esercizio. Quando la si raggiunge appare come naturale, spontanea, e chi la possiede si domanda perché si sia fatta tanta fatica a conquistarla.

Cosa c’è di più naturale che restituire colpo su colpo, dice il bruto che è in noi. Che cosa può essere più naturale che ripagare l’offesa con il perdono, dice l’uomo che è in noi. Colui che ha recato offesa non sapeva quello che faceva. Perché l’offeso dovrebbe anche lui non sapere quello che fa?”

“la coscienza non è la stessa in tutti. Pertanto, mentra essa è una buona guida per la condotta individuale, l’imposizione di tale condotta a tutti sarebbe un’intollerabile interferenza nella libertà di coscienza degli altri. Hanno tutti una coscienza? […] Il significato etimologico di coscienza è “conoscenza del vero”. La definizione nel dizionario è “facoltà di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto e di regolare di conseguenza la condotta.” Queste parole spiegano in maniera stupenda quelle appena citate di Gesù. Da qui il consiglio di Gandhi :Non giudicare gli altri. Sii giudice di te stesso e sarai veramente felice.”

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8 pensieri su “L’importanza del perdono.

  1. il perdono e’ un arma veramente potente e non difficile da sviluppare, basta praticarla continuamente e automaticamente si rafforza sempre piu. E’ un arma che si addice molto alle persone interioramente piu sviluppate e moderne che sanno prendere la vita sempre dal lato giusto.

  2. …forse il perdono è la forma più alta di civiltà, e forse anche l’espressione materiale e psichica, di un cammino fatto a piedi scalzi, sull’arduo sentiero del proprio spirito….arrivando alla fine della meta: il cuore.

    Un abbraccio

  3. Hai centrato in pieno caro Dark 68, sono anche io daccordo che la meta sia il cuore! Ma come si fa a perdonare mediante quest’ organo? Ho provato una volta a mettere la mano sul mio cuore ed a dire dentro di me:”Io perdono con tutto il mio cuore”, pensa che ho scoperto che oltre ad avercela con un po’ di persone, soprattutto ero restio a riabilitare me stesso! Allora non contento ho azzardato:”perdono tutti, tutto e..anche me stesso!”
    Mi sembrava un gesto così difficile, così insolito, ma poi, come anche tu suggerisci, è la cosa più naturale e liberatoria che possiamo fare…e che incanto sentirsi di colpo leggeri, liberi di amare, liberi di vivere.

  4. è proprio vero dark 68 il perdono è la forma piu’alta di civilta’,e di intelligenza illuminata aggiungerei
    perdonando si impara a vivere il presente assaporando ogni attimo liberi da giudizzi ,pregiudizzi e rancori gioendo di tutto e di tutti un saluto a tutti!!

  5. E’ proprio vero perdonare aiuta a liberare la nostra anima ed il nostro ego, ma quando si sbaglia l’idea del perdono potrebbe essere un’arma facile per fuggire dalle proprie responsabilità.
    Quindi, nella coscienza di ognuno di noi deve accendersi quella consapevolezza che ci porta anche a vivere in modo da non doversi far perdonare.
    Siamo però troppo deboli per riuscire a concepire l’idea di una vita portata all’equilibrio esistenziale e nello stesso tempo siamo così bombardati dall’idea che questo mondo è sempre di più una giungla dove bisogna mostrare i denti per non farsi sopraffare.
    Allora voi cosa suggerite?

  6. In realtà l’errore è un’aspetto della vita che è inevitabile. Anzi se correttamente accettato, può essere un ottimo strumento di analisi delle nostre lacune. “un compagno di viaggio” che incontriamo, che ci fa crescere e che dobbiamo lasciare per evitare inutili sensi di colpa.

    Branti Rupena è il nome, presente nel Devi Mahatmyam, del principio dentro di noi che ci fa evolvere attraverso l’errore.

    Quindi perdonare noi stessi non è un nascondersi, ma una presa di consapevolezza che c’è da lavorare in noi, senza entrare in un vicolo cieco che è il senso di colpa.

  7. Stefy, il mondo è un giungla..e questa è una realtà..ma lo è sempre stato, anche al tempo di Gesù o del Buddha….
    per il momento ti risponderò così, con antico detto cinese: ..che pensieri e preoccupazioni volino sopra la nostra testa, bè..fa parte del quotidiano, ma evita se puoi, che ci facciano il nido….

    Un abbraccio

  8. E’ bellissimo il tuo blog, ed è straordinario trovare questo post con lo stesso titolo di uno mio. Beh, tu tratti la cosa un po’ più seriamente, ma si può fare anche col sorriso, no?
    Il poeta e il mascalzone non sono due personaggi: sono io, nella mia lotta intestina per decidere chi prevarrà, o se riuscirò ad armonizzarli.
    Grazie per l’attenzione.
    Un saluto.

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