Vibrazioni: lo strumento più profondo per conoscere la realtà

renoir La colazione dei canottieri

L’uomo nel corso della sua evoluzione ha compiuto enormi progressi nell’affinare i suoi metodi conoscitivi, arrivando a spiegare molti meccanismi e comportamenti della Natura e dell’Universo.
I 5 sensi sono stati i primi strumenti che l’uomo ha usato e che gli hanno permesso di relazionarsi con il mondo esterno, prendendo consapevolezza delle cose (oggetti e persone) che erano altro da lui: toccandole, vedendole, odorandole, gustandole, sentendole.
Si trattava di un modo di conoscere la realtà molto grossolano proprio perché limitato da questi mezzi che non erano assoluti ma spesso si rivelavano fallaci ed illusori, anche se, essendo essi i più istintivi ed immediati, erano quelli utilizzati più frequentemente.

Ma la realtà, abbiamo imparato, non è così immediata e grossolana, essa spesso sfugge al nostro senso logico e razionale sviluppandosi attraverso delle trame complesse e non lineari di cui non riusciamo a cogliere il significato più profondo .

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Pensiamo ad esempio, a coloro che , qualche centinaio di anni fa, credevano che la Terra fosse piatta e indicando l’orizzonte da qualsiasi punto si trovassero, avevano la prova convincente del loro limitato punto di vista.
Nel corso della sua storia, l’uomo ha preso progressivamente coscienza del suo mondo interiore, articolato in sentimenti, emozioni, intuizioni che gli hanno permesso di “vedere” la realtà con una retrospettiva più complessa e sottile, che oltrepassava il visibile pur essendo ancora limitata dalla soggettività delle impressioni individuali.
Escher_MC-TGW64-High_And_Low-D50.jpg L’uomo, aveva finalmente intuito che la realtà si “nascondeva” ai suoi occhi, manifestandosi a volte ingannevole, a volte apparente. Era chiaro che occorreva sviluppare una percezione sottile, assoluta per coglierne il significato più profondo, anche se non si erano ancora individuati gli occhiali giusti da utilizzare per cominciare a vedere “nitidamente” la realtà delle cose.
In conclusione l’essere umano si era ostinato dapprima a conoscere la realtà con strumenti non appropriati, talvolta troppo grossolani, talvolta non sufficientemente oggettivi, ma nel corso della sua evoluzione aveva capito che era necessario affinare e perfezionare il suo strumento di percezione per poi intraprendere un percorso di conoscenza, altrimenti ogni tentativo sarebbe risultato vano e frustrante.
Come spesso accade, non basta capire di aver preso una strada sbagliata per poi imboccare automaticamente quella giusta: l’uomo aveva cercato il significato ed il senso della propria esistenza fuori da sé ma non si era ancora accorto che questo tesoro l’avrebbe trovato dentro se stesso.
Intuire o meglio percepire l’essenza di Verità espressa da una persona, un libro, un quadro non è infatti così semplice ed immediato, occorre risvegliare dentro di noi uno strumento che ci permetta di cogliere l’essenza più sottile e profonda delle cose e che ci metta in sintonia con esse senza reazioni, nè elaborazioni mentali. Tale strumento, quindi, deve essere “oggettivo” ovvero deve produrre la stessa risposta indipendentemente da chi lo sta utilizzando, al di là di ogni personalismo o suggestione emotiva. La Realtà, deve necessariamente essere Una, e quindi riconoscibile negli stessi termini e attraverso le stesse manifestazioni. Troppo spesso, l’uomo è stato intrappolato da criteri riduttivi e “locali” che hanno limitato la sua capacità di percepire la Realtà delle cose.Prima, rifrazione della luce
Questa Realtà assoluta si manifesta nel mondo materiale con una moltitudine di forme e manifestazioni diverse che esprimono tutte lo stesso principio di Unità che permea tutte le cose: come la luce bianca quando incontra un prisma si divide nelle sue onde di frequenza diversa per apparire ai nostri occhi come una baleno multicolore.
Gli essere umani possono percepire questa manifestazione che rappresenta l’essenza della Realtà attraverso una brezza fresca che fuoriesce dai palmi delle mani, una volta che è stata risvegliata in loro un’energia interiore che risiede all’interno dell’osso sacro chiamata Kundalini.
Un’ avvenimento molto speciale che è riportato in molte tradizioni religiose e che ora è possibile grazie a Shri Mataji Nirmala Devi, una donna indiana che ha dedicato interamente la sua vita a diffondere il messaggio di Sahaja Yoga, un’esperienza unica che offre la possibilità di risvegliare in maniera del tutto spontanea la consapevolezza degli essere umani fino a connetterli con l’Energia onnipervadente, o come è stata definita in altre culture l’Inconscio Universale, il Tutto, l’Assoluto, Dio. In maniera instancabile Shri Mataji si è recata in decine e decine di paesi offrendo in maniera del tutto disinteressata l’esperienza della Realizzazione del Sé che, come lei definisce, “E’ l’apertura definitiva per entrare nella conoscenza e nella realtà assoluta“.

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Questa energia onnipervadente è il mezzo attraverso il quale viene risvegliata in noi essere umani la consapevolezza collettiva, cioè la possibilità di essere connessi gli uni con gli altri, di percepire a livello sottile la situazione vibratoria di un’altra persona, di inviare vibrazioni per sbloccare un chakra o per risolvere una certa situazione. Tale consapevolezza rimuove di fatto quel muro costruito attorno ad ogni uomo che lo rende un’entità separata, limitata nel suo campo di consapevolezza, incapace di stabilire una relazione profonda con gli altri individui e con la natura stessa.
Il processo di realizzazione del Sé, attraverso il quale entriamo in connessione con il Tutto, determina un’espansione della propria coscienza e quindi della capacità di conoscere la Verità o più precisamente di ricevere le risposte che l’Assoluto ci invia durante questo processo di unione.
Le suddette affermazioni sono molto analoghe alle conclusioni cui sono arrivati alcuni fisici per spiegare fenomeni (sia fisici che biologici) non interpretabili altrimenti con le attuali conoscenze. Ecco la domanda che si pone il fisico ungherese Ervin Laszlo all’inizio di un suo articolo scientifico: “Gli essere umani sono veramente individui completamente separati tra di loro, il cui organismo fisico è limitato dalla propria cute e la mente dal proprio cranio? O ci sono delle connessioni sottili tra uomo e uomo e tra uomo e natura?

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Queste domande sono via via emerse all’interno della comunità scientifica in relazione alla tesi, peraltro consolidata da diversi esperimenti scientifici, che asserisce l’esistenza dell’ elemento etere attraverso cui è possibile una reale interconnessione tra tutti gli esseri. Ad esempio recenti studi sviluppati all’interno dell’Università di Princeton fondati su immagini scattate dalla sonda Chandia messa in orbita dalla Nasa, provano che IL VUOTO NON ESISTE: siamo circondati da un infinito campo energetico e i nostri corpi e tutto ciò che esiste intorno a noi, altro non sono che la materializzazione di questo campo. Gli scienziati russi hanno denominato questo elemento con il termine “campo di torsione“.
Tutti gli oggetti dai quanti alle galassie creano campi di torsione che si propagano nel vuoto ad una velocità che è stata dimostrata essere un miliardo di volte la velocità della luce: praticamente infinita! Ciò significa che tali onde possono trasportare ‘informazioni’ in maniera istantanea superando ogni barriera spazio-temporale. Da qui ne consegue l’ipotesi che essendo noi esseri umani, generatori e ricevitori di onde di torsione, possiamo essere connessi gli uni con gli altri mediante questo nuovo campo, dando così origine ad una sorta di collettività integrata. Lo stesso dicasi nel rapporto tra l’uomo e la natura.

Queste ipotesi sono realizzabili attraverso le tecniche di Sahaja Yoga in cui possiamo percepire le vibrazioni sottili di un ambiente, come di un’altra persona, a qualsiasi distanza essi si trovino. Ma soprattutto è possibile conoscere le tecniche sottili che ci permettono di usare queste vibrazioni per risolvere varie tipologie di problemi: fisici, emotivi, mentali e perfino ecologici, vista la capacità di connessione che si sviluppa con gli elementi naturali.
A differenza dell’approccio razionalizzante, in Sahaja Yoga si tenta di usare in maniera più completa lo strumento che abbiamo a disposizione, cioè noi stessi.

Lorenzo Ghirardi

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5 pensieri su “Vibrazioni: lo strumento più profondo per conoscere la realtà

  1. Eh si, Caro Lorenzo, è molto affascinante scoprire che ciò che la scienza sta finalmente raggiungendo in questi ultimi tempi è stato percepito già alcuni millenni addietro da alcune culture straordinarie e da antichi meditanti, in oriente.
    Ho la sensazione che stiamo vivendo in un epoca molto importante, dove siamo provvisti di tutti i mezzi per poter realizzare pienamente la visione di molti Grandi del passato. Nella convergenza tra scienza e spiritualità, nell ‘unione tra corpo, mente, emotività e spirito, nel crescente desiderio di ricerca negli esseri umani, scorgo i segnali che ben fanno sperare in una rivoluzione di portata universale.
    Il cambiamento stavolta è dirompente, perchè il seme germoglia dentro di noi, e quest’energia materna da te descritta magnificamente, con l’estrema semplicità delle tecniche connesse ad essa ed alle vibrazioni, sento che possa veramente far fiorire l’universo meraviglioso, che in ogni persona, attende impaziente di rivelarsi.
    Ed una volta che l’armonia, la soddisfazione e la gioia permeano l’individuo, e forse troppo osare di immaginare un mondo dove non ci siano più guerre, ingiustizie e dove tutti siamo veramente uniti?

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