Into the wild (il film, Tagore e la Natura)


“ Io mi prostro infinite volte davanti a Dio che è nel fuoco e nell’acqua, che pervade l’intero mondo, che è nelle annue messi come negli alberi perenni.” R. Tagore

Con ogni cosa, sia essa in alto o in basso, lontana o vicina, visibile o invisibile, tu conserverai relazione ed illimitato amore senza mai animosità alcuna e senza brama di uccidere.” Buddha

Ho appena finito di vedere “ Into the wild”…Se volete avere una vaga idea di cosa possa significare trovare la pace e l’armonia con se stessi e con il mondo, dovete vederlo! Possiamo considerarlo la risposta occidentale allo Yoga o al Tao…e infatti c’entra tantissimo con quello che in questi giorni sto leggendo di Tagore( Sadhana).

Volendo iniziare dal film, si tratta di un viaggio, che come tutti i viaggi ha una partenza ed un arrivo; in questo caso si comincia con una fuga da relazioni falsate ed un tentativo di progressiva liberazione dal materialismo. Il punto di approdo inizialmente risulta sfocato, si trova in cima ad una scala, il percorso non è orizzontale ma si sviluppa in verticale; il protagonista passa per nuove relazioni, questa volta sincere ed immediate, grazie alla scoperta dentro di sé della spontaneità e dell’innocenza. Queste sono qualità proprie della Natura, o meglio dire di Madre Natura, a cui lentamente si avvicina ricercando un contatto più intenso nei luoghi sempre più selvaggi che visita, e la Madre Natura, una volta riconosciuta, saprà accoglierlo. La regia di Sean Penn poi, è riuscita perfettamente a rendere quel coinvolgimento interiore che in qualche momento ognuno di noi ha provato…Quando ti siedi sull’erba, e lasci che gli ultimi pensieri scorrano, ti ritrovi lentamente avvolto in quel profondo silenzio, nell’armonia vibrante dei profili naturali, la solidità e l’equilibrio di quei rapporti spontanei ti fanno ridere di tutti i tuoi tumulti…

Non per una fissa sull’India, ma in merito a questi argomenti in generale gli Orientali hanno qualcosa da insegnarci; in noi il rapporto con la Terra sembra essersi rotto parecchio tempo fa …cosicché oggi ci ritroviamo a ripiegarci su noi stessi, a farci del male…ma come è potuto succedere? Non potrò mai dimenticare le immagini degli animali che in Campania cadono sfiniti e attoniti, malati e morenti

Tagore ci dice: “L’Occidente sembra inorgoglirsi al pensiero che va soggiogando la Natura, quasi noi vivessimo in un mondo ostile, ove tutto ciò che ci è necessario debba strapparsi alla malevolenza di un ordine di cose a noi avverso. Questo sentimento è il prodotto del modo di pensare formatosi nella consuetudine delle mura cittadine. Poiché nella vita di città, l’uomo volge naturalmente tutta l’intensità della visione mentale sulla sua vita e le sue opere, e ciò genera un’artificiale dissociazione tra lui e la Natura Universale nel cui grembo egli vive…Ma nell’India antica troviamo invece che questa condizione di vita nelle selve non sopraffece l’animo dell’uomo, né affievolì il corso delle sue energie; soltanto lo spinse verso una particolare direzione. Essendo stato l’uomo in continuo contatto con i prodotti della Natura, la sua mente restò immune dalla brama di allargare il suo dominio elevando attorno alle sua proprietà mura di confine. Queste mura lasciano una traccia profonda nelle menti degli uomini. Esse stabiliscono nel nostro animo diffidente, il principio “divide et impera” che genera in noi l’abitudine di assicurarci tutte le nostre conquiste, fortificandole e separandole l’una dall’altra.

Secondo quale ragionamento che non sia un errore dovremmo considerarci un sistema chiuso e a parte rispetto all’ambiente circostante che invece, animale, pianta o sasso che sia, riesce a seguire un suo unico, armonioso ritmo? E quale significato dare a questo processo meraviglioso?

“ L’India con la meditazione e l’attività, e con un suo sistema di vita, coltivò la sua coscienza in modo che tutte le cose ebbero un significato spirituale per lei. La terra, l’acqua e la luce, i frutti ed i fiori, non le apparvero semplicemente quali fenomeni fisici da servirsene e poi trascurare; ma furon cose necessarie al conseguimento del suo ideale di perfezione…” L’uomo di scienza sa che il mondo non è semplicemente quale appare ai nostri sensi: egli sa che la terra e l’acqua sono in realtà il gioco di forze che si manifestano a noi come terra e acqua…l’uomo che ha gli occhi dello Spirito aperti, sa che la verità finale circa la terra e l’acqua, consiste nella nostra comprensione della volontà eterna che opera nel tempo…Essa non ci conduce alla potenza, come fa la scienza, ma ci da la gioia che è il risultato dell’unione di cose affini. Un uomo che non sente la sua affinità con il mondo, vive in una specie di prigione le cui pareti gli sono ostili. Quando egli invece ritrova in tutte le cose l’eterno spirito, allora è emancipato perché scopre il più completo significato del mondo in cui vive…

La mente indiana ebbe la nozione della superiorità dell’uomo nella scala della creazione. Ma in quanto a ciò che realmente costituisce questa superiorità, essa ebbe la sua particolare idea. Per l’Indiano consiste non già nel potere di possesso, ma nel potere di unione. L’India comprese che quando noi, con barriere fisiche e mentali, ci separiamo violentemente dall’inesauribile vita della natura, quando diventiamo soltanto uomo e non uomo nell’universo, poniamo dei problemi complicati, ed avendo chiusa l’origine della loro soluzione , andiamo tentando ogni sorta di metodi artificiali, ciascuno dei quali porta la sua messe di interminabili difficoltà. Quando l’uomo lascia il suo posto di quiete nella natura universale, per camminare come sulla sola corda dell’umanità, gli accade come in una danza, o come a chi sta per cadere; egli deve incessantemente sforzare ciascun nervo e muscolo a mantenere ad ogni passo l’equilibrio; e allora , negli intervalli della sua stanchezza, inveisce contro la Provvidenza, e prova un segreto orgoglio al pensiero d’essere stato indegnamente trattato nell’ordinamento universale delle cose.

Deve sapere che quando si esclude dal contatto vivificante e purificante dell’infinito, e si fonda su se stesso per sostenersi e guarirsi, si spinge alla frenesia , si riduce in brandelli e divora la sua propria sostanza.

Tutta la nostra poesia, filosofia, scienza, arte e religione intendono ad allargare la nostra coscienza verso sfere più alte e più estese. Tuttavia noi dobbiamo pagare il prezzo di questo conseguimento della libertà di coscienza. Qual è questo prezzo? E’ la rinunzia al proprio io (ego). Quindi per poter essere pienamente coscienti della realtà del tutto bisogna essere liberi dalla schiavitù del desiderio individuale. Ogni tentativo di conseguire una vita più grande esige dall’uomo di guadagnare dando via, e non essere avido. E così è intento dell’umanità l’ampliare gradualmente la coscienza della propria unità col tutto.

grazie ad Axinia per le foto!

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Un pensiero su “Into the wild (il film, Tagore e la Natura)

  1. ciao!complimenti per l articolo!..io devo trattare questo film nella tesina della maturità…sapresti darmi qualche consiglio sull aspetto dei rapporti umani, che l uomo in questo modo non sviluppa, nonostante possa trovare sè stesso nella natura?

    Grazie mille

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