Un estratto dallo Yoga Sutra di Patanjali

Come molti di voi sapranno, lo yoga è una disciplina molto antica che risale a ben oltre il 2000 A.C.
Tuttavia ne esistono pochissime testimonianze scritte. Tra le prime annoveriamo l’opera di Patanjali, spesso citato da Shri Mataji. I suoi Yoga Sutra, di cui si hanno traduzioni ed interpretazioni talvolta discordanti, costituiscono sicuramente una tra le prime e più complete raccolte di insegnamenti sull’argomento.
Vi propongo quindi alcuni suoi aforismi (tratti da: Aforismi sullo Yoga di Patanjali, Ed.Demetra 1996) nei quali ritroviamo dei precedenti di alcune fondamentali tecniche che vengono utilizzate in Sahaja Yoga.

Ritengo opportuno segnalare, in particolare, gli aforismi numero 36 e 37. Il numero 36 fa implicito riferimento alla Kundalini, chiamata in quest’occasione ‘luce interiore’, mentre il numero 37 è dedicato alla tecnica di meditazione denominata ‘la contemplazione di un maestro illuminato‘ che consiste nel porre l’attenzione sul proprio maestro. Entrambe le tecniche suggerite in tali aforismi sono utilizzate nella quotidiana meditazione di Sahaja Yoga.

Buona meditazione.

-1-
Ora la disciplina dello yoga.

-2-
Yoga è la sospensione delle attività della mente

(Più esattamente con il termine Yoga indica l’Unione, Patanjali usò questo termine che all’epoca era usato per indicare l’anello che univa il buo al carro. Questa unione è tra L’Energia dell’Universo e l’Energia Kundalini di ciascun essere umano. Nella persona in cui si verifica quest’evento, cessano tutti i pensieri che normalmente affollano la mente e si entra nello stato di consapevolezza senza pensieri, Nirvichara Samadhi).

-3-
In questa dimensione, lo yogi trova dimora nel Sé.

[…]

-24-
Dio è la realizzazione dell’Essenza Suprema; è un’entità totalmente libera da conflitti. Egli non è influenzato dalle azioni ed è immune dalla concatenazione delle cause e degli effetti.

-25-
Egli è la sorgente di ogni forma di consapevolezza.

-26-
Egli è Maestro di tutti i Maestri, senza alcuna limitazione temporale.

-27-
Egli è rappresentato dalla sacra sillaba OM.

-28-
Il mantra OM va ripetuto con costanza, in modo sentito, essendo consapevoli del suo più pieno significato.

-29-
La meditazione che comporta la ripetizione del mantra OM ha il potere di rimuovere ogni ostacolo che si frappone alla realizzazione del sé interiore.

-30-
Gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione sono: la malattia, l’apatia, la pigrizia mentale, l’indulgenza al dubbio, l’indisciplina, la mancanza di perseveranza e l’indolenza.

-31-
Questi impedimenti sono sempre accompagnati da sconforto,
disperazione, irrequietezza e respirazione irregolare.

-32-
É possibile. prevenire l’insorgere di questi impedimenti applicando
la nostra attenzione indivisa ad un unico principio.

-33-
La mente si dispone favorevolmente e si rasserena coltivando l’amicizia, la compassione, l’apprezzamento e l’indifferenza nei confronti del piacere come del dolore.

-34-
É anche possibile acquietare la mente attraverso una lenta espirazione
ed essendo passivi nella fase di inspirazione
.

-35-
Oppure, ancora, si aiuta la mente a mantenersi calma e vigile allo stesso tempo
concentrando la propria attenzione su di un soggetto.

-36-
Si può anche realizzare la quiete osservando la Luce Interiore che cancella ogni affanno.

-37-
Un’altra possibilità è la contemplazione di un Maestro illuminato che è libero dai desideri e da ogni attaccamento, o la contemplazione di un oggetto divino (Swayambhu).

Patanjali non parlò della Kundalini perché ai suoi tempi era un argomento tenuto segreto, ma descrisse con grande chiarezza ciò che avviene dopo la sua ascesa. Per prima cosa si deve diventare anime realizzate. Nelle opere di Patanjali non è scritto chiaramente, ma si dice che prima di tutto bisogna avere Ishvar Pranidhan, significa che si deve avere la Realizzazione; per prima cosa si deve stabilizzare Dio dentro di noi; prima di questo, qualsiasi altro tentativo è soltanto artificiale. Prendiamo l’esempio di un microfono , se non fosse connesso, non funzionerebbe. Analogamente, quando gli esseri umani si mettono ad agire senza essere congiunti con il Tutto, utilizzano esclusivamente le energie del sistema  nervoso simpaticio ( Ida e Pingala Nadi ). Quando usufruiamo del sistema servoso simpatico di sinistra ( Ida Nadi ), il canale lunare, esprimiamo la nostra emotività, che se sollecitata eccessivamente ci porta in modo inevitabile nel passato, nella tristezza, nell’insoddisfazione. Quando è il sistema nervoso simpatico di destra ad essere adoperato ( Pingala Nadi) , il canale solare, siamo attivi, pianifichiamo, pensiamo, progettiamo, siamo risucchiati nel vortice del mondo materiale e viviamo nel futuro, non Abbiamo tempo per fermarci e assaporare un momento, che subito volgiamo l’attenzione ad un altro problema o desiderio… ed ovviamente, come la società moderna ci insegna, i bisogni attuali dell’essere umano sono inappagabili per definizione. Quindi, senza questa Unione con il Divino interiore non si riesce ad usufruire delle potenzialità del nostro canale centrale, Sushumna Nadi, il canale dell’evoluzione e dell’ascesa. Questo canale prima della realizzazione del Sé è solo parzialmente attivo: ci riporta in equilibrio (ad esempio gestisce tutte le funzioni autonome del nostro organismo, come il battere del cuore o il respirare) e ci ricarica nel sonno. Ma, Dopo il risveglio dell’energia Kundalini, esso esprime il potere dell’evoluzione, della virtù, dell’onestà e della consapevolezza; grazie al nostro sistema parasimpatico siamo in grado di poter apprezzare ogni momento e viverlo intensamente, con la stessa spontaneità di un bambino e con la stessa pienezza e soddisfazione di chi è veramente nel presente e può dunque testimoniare la realtà con leggerezza, perchè libero da preoccupazioni per quello che è stato, o che sarà. In effetti a livello fisico questa energia va a rilassare i due emisferi celebrali che spesso ci portano in sovraffaticamento e stress, e, oltrepassando il consueto livello mentale, essa  ci conduce ad una sfera più alta, l’area limbica, quella deputata al nostro contatto con l’infinito, il giardino del loto dai mille petali, che schiudendosi ci mostra la nostra vera essenza. La pace, la soddisfazione e l’armonia iniziano a nascere direttamente dentro di noi e veniamo condotti con mano verso ciò che ci è stato promesso, cio’ che ci spetta di diritto, una vita meravigliosa, vibrante di gioia ed amore per l’umanità.

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2 pensieri su “Un estratto dallo Yoga Sutra di Patanjali

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