Contemplando il cosmo di Albert Einstein

Estratti tradotti da Knowledge of Reality, N° 23: Contemplating the Cosmos” da un articolo di Albert Einstein apparso sul New York Times Magazine il 9 novembre del 1930 pp 1-4 e ristampato in “Ideas and Opinions, Crown Publishers”, 1954, pp 36 – 40 e anche nel libro Einstein’s book The World as I See It”, Philosophical Library, New York, 1949, pp. 24 – 28.

Tutto quello che la razza umana ha fatto e pensato riguarda l’appagamento di profondi bisogni interiori e il sollievo dal dolore.

Si deve sempre tenere presente quando si vogliono capire i movimenti spirituali e il loro sviluppo. Sentimento e desiderio sono i motivi principali dietro tutti i tentativi degli esseri umani …

Quali sono quindi i sentimenti e le esigenze che hanno guidato gli uomini di pensiero e di credo religioso, nel più ampio senso del termine? Una piccola considerazione sarà sufficiente per dimostrare che alla base del pensiero e dell’esperienza religiosa ci sono diverse emozioni. Con l’uomo primitivo è soprattutto il timore che evoca le nozioni religiose: paura della fame, delle belve selvagge, delle malattie e della morte. Fino a questo stadio dell’esistenza la comprensione delle connessioni casuali è normalmente poco sviluppata, la mente umana crea degli esseri immaginari più o meno analoghi a se stessa dalla cui volontà e azioni dipendono questi eventi spaventosi. In tal modo si cerca di garantire il favore di questi esseri, attraverso la realizzazione di azioni e offrendo sacrifici, secondo la tradizione tramandata di generazione in generazione, al fine di propiziarli o renderli ben disposti verso un comune mortale. In questo senso parlo di una religione della paura

Gli impulsi sociali sono un’altra fonte di cristallizzazione della religione. Padri e madri come pure i leader delle più grandi comunità sono mortali e soggetti all’errore. Il desiderio di guidare, dell’amore e di un sostegno induce gli uomini a plasmare il concetto sociale o morale di Dio. Questo è il Dio della Provvidenza, che protegge, dispone, ricompensa e punisce; il Dio che, in base ai limiti di una prospettiva del credente, ama e protegge la vita della tribù o dell’intero genere umano, o persino della vita stessa; il consolatore nel dolore e nel desiderio insoddisfatto, colui che preserva le anime dei morti. Questa è la concezione sociale o morale di Dio

Ma esiste un terza fase di esperienza religiosa che appartiene a tutte, anche se è rara da trovare nella sua forma pura: dovrei definirla un sentimento religioso cosmico. Ed è molto difficile spiegare questo sentimento a qualcuno che ne è completamente privo, in particolare se non esiste un concetto antropomorfico di Dio corrispondente ad esso.

L’individuo percepisce la futilità dei desideri e degli obiettivi umani e la meraviglia dello straordinario ordine che rivela se stesso sia nella natura sia nel mondo del pensiero.

Gli albori del sentimento religioso cosmico appaiono già in una fase iniziale di sviluppo, ad esempio, in molti dei Salmi di Davide e, in alcuni dei Profeti. Il Buddismo, del quale abbiamo molto imparato dai meravigliosi scritti di Schopenhauer, ne contiene elementi molto forti.

Come può un sentimento religioso cosmico essere comunicato da una persona all’altra, se non da luogo a una nozione definita di Dio e della teologia ? Dal mio punto di vista, la più importante funzione dell’ arte e della scienza è di risvegliare questo sentimento e mantenerlo vivo in quelli che sono in grado di recepirlo.

Di conseguenza arriviamo all’idea della relazione tra la scienza e la religione molto diversa dal solito. Quando si osserva l’argomento da un punto di vista storico, si è inclini a considerare la scienza e la religione come inconciliabili antagonisti, per un motivo molto evidente. L’uomo che è assolutamente convinto del funzionamento universale della legge del nesso di casualità non è in grado di intrattenere per un momento l’idea di un essere che interferisce nel corso degli eventi-a condizione, naturalmente, che egli assume l’ipotesi di un nesso di causalità veramente serio. E’ inutile per la religione della paura e ugualmente si rivela poco utile per la religione sociale o per quella etica. Un Dio che ricompensa e punisce è inconcepibile per lui per la semplice ragione che le azioni di quell’uomo sono determinate dalle necessità esterna e interna, in modo che agli occhi di Dio egli non può essere responsabile, non più di un oggetto inanimato è responsabile per i movimenti che sopporta. La scienza perciò è stata accusata di minare la morale, ma l’accusa è ingiusta. Un comportamento morale di un uomo dovrebbe efficacemente essere basato su simpatia, educazione, relazioni sociali ed esigenze; non è necessaria una base religiosa. Un uomo vorrebbe davvero vivere umilmente se dovesse essere dominato dalla paura della punizione e le speranze della ricompensa dopo la morte.

E’ quindi facile capire perché la chiesa abbia sempre combattuto la scienza e perseguitato i suoi devoti.

D’altro canto, io sostengo che il sentimento religioso cosmico è il più forte e il più nobile dei motivi per la ricerca scientifica. Solo quelli che realizzano sforzi immensi, e soprattutto, la devozione senza la quale il lavoro che apre la strada alle scienze speculative non può essere realizzato, sono in grado di afferrare la forza dell’emozione senza la quale soltanto tale lavoro, può realizzarsi piccolo come è nell’immediatezza della realtà.

Solo colui che ha dedicato la sua vita a simili scopi può avere una intensa comprensione di quello che ha ispirato questi uomini e dato loro la forza di rimanere fedeli ai loro scopi nonostante innumerevoli fallimenti. E’ il sentimento religioso cosmico cha dà all’uomo tale forza. Un contemporaneo ha detto, non ingiustamente, che in questa nostra epoca materialistica gli scienziati sono le uniche persone profondamente religiose.


Ti è piaciuto l’articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le notizie anche in questa pagina.

4 pensieri su “Contemplando il cosmo di Albert Einstein

  1. E’ proprio vero.
    All’università ho frequentato ingegneria elettronica che parrebbe essere un’arida disciplina rispetto alle facoltà umanistiche. E invece, spesso, mentre studiavo fisica, chimica e altre materie scientifiche, rimanevo affascinata dalla perfezione delle leggi fisiche che descrivono il comportamento della Natura.
    E’ proprio come quando si osserva un quadro.
    Se non conosciamo l’arte, ne gioiremo semplicemente della bellezza estetica.
    Ma se conosciamo l’arte, allora riusciremo a gioirne in maniera più profonda.
    Se, poi, abbiamo anche una percezione vibratoria, allora riusciremo a gioirne in maniera assoluta…

  2. Silvana , condivido a pieno e apprezzo profondamente quello che dici, non potrei aggiungere null’altro..🙂

    l’articolo è meraviglioso, come del resto la personalità stessa del suo autore.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...