La profezia di Gyaneshwara

Gyaneshwara (1275-1296) è stato il più eccelso fra tutti i grandi santi dell’India della sua epoca, era un oceano di conoscenza. Egli profetizzò alla gente l’attuale possibilità di risvegliare la Kundalini a livello di massa: “Questi Uomini di Dio diverranno profeti e avranno il potere di rendere profeti gli altri”. Ora nell’era dell’acquario, grazie a Sahaja Yoga, è possibile risvegliare la Kundalini in modo molto semplice senza dover rinchiudersi in un eremo per decine di anni. Nel capitolo quattordicesimo del “Gyaneshwari” egli diede precise istruzioni per il risveglio della Kundalini e per il raggiungimento della Realizzazione del Sé. Nell’epilogo di questo libro, predisse l’arrivo di una nuova razza di esseri umani che doneranno benedizioni all’intero mondo:  

Possa l’onnipervadente Signore essere compiaciuto di questa mia offerta letteraria

e in tal modo concedermi la seguente benedizione:

Possa il malvagio abbandonare la sua malvalgità,

 e sviluppare un piacere per le buone azioni.

Possano tutti gli esseri vivere in amicizia.

 Possa l’oscurità del male svanire e

l’universo intero vedere la luce, il sole di un’unica religione universale.

Possa il desiderio di tutti gli esseri umani essere soddisfatto ed

il mondo essere visitato incessantemente dalla collettività dei santi;

chiunque li incontrerà riceverà una pioggia di benedizioni.

Essi saranno foreste – come foreste, saranno in molti, in migliaia – come foreste in movimento di immensi alberi che donano benedizioni come gioielli viventi.

Essi saranno saranno oceani di parole, oceani di parole spumeggianti di Amrut.

Saranno come la luna senza macchia, la luna immacolata, senza alcuna imperfezione,

come il sole che non brucia,

saranno tutti virtuosi, si batteranno per la giustizia, per la verità e saranno connessi gli uni agli altri. In tutto il mondo saranno connessi.

 

 

Gyaneshwara fu la prima persona che descrisse la Kundalini, nel settimo capitolo del ‘Gyaneshwari’ che è un commento alla Bhagavad Gita

“… La Kundalini è una delle più potenti energie. L’intero corpo del ricercatore inizia a risplendere con l’ascesa della Kundalini. Grazie ad essa, impurità fisiche indesiderate scompaiono. Il corpo del ricercatore improvvisamente appare molto armonioso, lo sguardo appare luminoso e magnetico e l’occhio stesso risplende.” 

Questa conoscenza profonda è stata scoperta molto tempo fa attraverso la meditazione in India, perchè in questo paese la natura così propizia ed il clima così mite rendono la vita così facile che la gente ha da sempre avuto tempo e modo per rivolgersi alla meditazione ed alla spiritualità. A differenza dell’occidente, non c’è stata la lotta per la conquista della natura. Ma questa conoscenza era scritta solo in sanscrito ed era alla portata solo delle pochissime persone che lo parlavano.  Gyaneshwara chiese il permesso al suo maestro di poter diffondere questa conoscenza e la tradusse in marathi. I bramini, il clero dell’epoca, l’osteggiarono in molti modi ed infine vietarono alla gente di leggere questo libro. 

Storia di Gyaneshwara

Gyaneshwara fu il secondo dei quattro figli di Vitthal Govind Kulkarni e Rukmini, una coppia di santi di Apegaon, un villaggio vicino Paithan nella regione del Maharashtra sulle rive del fiume Godavari.

Fin da piccolo il padre Vitthal studiò i Veda e ne divenne talmente imbevuto che cominciò da giovane a pellegrinare in cerca di Dio. Durante una sua visita ad Alandi, a circa 30 kilometri da Pune, incontrò un bramino, Shridharpant, che rimase molto impressionato dalla sua saggezza. Shridharpant persuase Vitthal a sposare sua figlia Rukmini, sebbene Vitthal era più interessato alla sua ricerca spirituale piuttosto che alla vita matrimoniale. Dopo qualche tempo, Vitthal perse interesse nella vita matrimoniale e tentò con tutti i suoi mezzi di convincere sua moglie a dargli il permesso di lasciare la vita matrimoniale (grihasthashram) per entrare completamente nel cammino della ricerca spirituale, (sanyasashram) diventando così un sanyasi, qualcosa di molto simile ad un eremita.

Dopo aver persuaso la reluttante Rukmini, Vitthal andò a Kashi (l’attuale Varanasi in Uttar Pradesh). Lì incontrò il guru Ramananda e richiese di essere accettato come discepolo. Ramananda non sapendo che Vitthal era sposato, accettò. Lo venne a sapere durante un pellegrinaggio, visitando Alandi, dopo aver incontrato e benedetto Rukmini con la profezia di avere molti figli. Al che questa cadde ai suoi piedi e raccontò la sua situazione. Dopo aver sentito il suo racconto, Ramananda ritornò a Kashi e interrogò Vitthal sul suo passato e gli ordinò di tornare a casa dalla sua famiglia.

dnyaneshwar21 

Vitthal ritornò così dalla moglie, ma la coppia fù scomunicata dai bramini e posta fuori casta, poiché Vitthal infranse la legge tornando alla vita familiare dopo essere diventato un sanyasi. I fuori casta in India sono considerati intoccabili e rappresentano l’ultimo stadio di un sistema sociale fondato sulla discriminazione. Sono chiamati “intoccabili”, in quanto chi li sfiora anche solo accidentalmente deve immediatamente andare a purificarsi. Svolgono i lavori più umili, considerati “impuri”: raccolgono dalle strade i rifiuti e le carogne d’animali, ne conciano le pelli, puliscono le fognature, scacciano i topi dai campi. La loro esistenza è minacciata da continue angherie fisiche e sociali; segregazione, discriminazione e omicidi sono all’ordine del giorno. 

Gli anni passarono e la coppia ebbe quattro figli: Nivrutti, Dnyandev (Gyaneshwara), Sopan e per ultima Mukta. Sperando che il loro sacrificio potesse far rimuovare la qualifica di “intoccabili” per i loro figli, Vitthal e Rukmini si gettarono nel Gange vicino alla città di Prayag. Dopo questo gesto, Gyaneshwara e i suoi fratelli furono accolti nella società con la condizione, imposta dai bramini, di osservare il celibato. 

Il nonno paterno di Gyaneshwara ricevette la realizzazione del Sé da un famoso nath yogi, Goraksha Nath ed anche il suo fratello più grande Nivrutti divenne un discepolo di un altro guru della tradizione nath. Così anche Gyaneshwara, sebbene molto giovane, potè giovare di questo diventando a sua volta discepolo del fratello più grande assieme a Sopan e Mukta. Gyaneshwara imparò velocemente tutti i segreti della Kundalini e divenne presto un maestro di tutta la conoscenza dello Yoga. 

Nivrutti suggerì a Gyaneshwara di tradurre e commentare la Bhagavad Gita, così si trasferì a Nevase, un villaggio nel distretto di Ahmed Nagar, dove cominciò il suo lavoro letterario. Gyaneshwara era solito discorrere a proposito di come trascorreva il tempo con i fratelli e con altri guru dei Nath quali ad esempio Namdeva. Quando il Gyaneshwari fu pronto, Gyaneshwara aveva solo 15 anni. Questo librò diffuse per la prima volta in assoluto, la conoscenza contenuta nella Bhagavad Gita a tutti, in quanto il sanscrito era conosciuto solo dai bramini. 

All’eta di 21 anni, dopo aver composto il saggio Amritanubhava, Gyaneshwara andò in pellegrinaggio con Namdeva ed altri santi del suo tempo. Al ritorno, vicino alla città di Alandi in Maharashtra, Gyaneshwara sentì che la sua missione era compiuta ed espresse la sua intenzione di raggiungere il Samadhi in vita rinchiudendosi in una grotta. Dopo pochi anni anche i suoi fratelli lo seguirono nella sua decisione. 

~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ 

Sembra incredibile che in tutta la storia dell’umanità, che ha visto avvicendarsi sulla Terra solo pochissime anime pienamente realizzate, sia giunto proprio adesso il tempo in cui chi lo desidera possa ottenere il risveglio dell’ energia, presente in ogni essere umano, ed attingere al benessere ed alla consapevolezza che derivano da un tale miracolo. 

Come sempre i più grandi miracoli sono il prodigio di Madre Natura, che con semplicità garantisce ad ognuno di noi la possibilità di ricevere la realizzazione del Sé come diritto fondamentale di ogni persona.Questo è a mio avviso un aspetto fondamentale di ciò che ha animato gli sforzi di Gyaneshwara e di molti dei grandi santi del passato. La loro immensa bontà e nel contempo la loro assoluta determinazione ci hanno spianato la strada, che ora maestosa e ben visibile ci indica la via che può condurci tutti al paradiso, “Benvenuti in paradiso”…apriamo le mani…è tuttò gia predisposto in noi, desideriamo l’unione con l’infinito, la scintilla universale che è dentro di noi ci ricongiunge al Tutto, che ci pervade nel suo fresco vento d’amore… il miracolo sta avvenendo ora.

  

 

Ti è piaciuto l’articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le notizie anche in questa pagina.

5 pensieri su “La profezia di Gyaneshwara

  1. semplicemente uno scritto fantastico raccontato e descritto impeccabilmente da una leggera mano che scrive cio’ che e’ dettato dal destino e di cui ne e’ il veicolo
    ancora grazie giorgio

  2. profondamente sublime. attraverso lo scritto e le canzone sacre, posso esprimere che, il mio essere è, perfettamente in ogni goccia di rugiada.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...