Alla ricerca della conoscenza perduta

image004Credo che l’ignoranza sia mancanza di conoscenza, così come il buio sia nero senza luce. Ma quale può essere considerata  una fonte davvero illuminante?

Alcuni si accontentano del pacchetto proveniente dall’esperienza dei familiari, quindi dei loro insegnamenti, oppure del sentito dire, di quel poco che hanno sperimentato di persona, eleggendo poi tutto a verità universale. Altri si impegnano di più, sentono la necessità di rispondere a mille domande, ma quale può essere una ricerca fruttuosa? Si incontra la filosofia e allora ogni giorno ci si innamora di un pensatore diverso e si giura di vederla esattamente come lui, che quella è la verità.  Si preferisce  riempirsi di libri su libri, discussioni su discussioni, compiaciuti del pensiero che, se nullla riesce a farti fermare, allora non esiste effettivamente una realtà oggettiva, tutto è relativo, può essere manipolato e credo che questo sia ciò che porta molti ad avere la testa gonfia ed il cuore vuoto. Perchè  si prendono le distanze da ogni pulsione spirituale spontanea? L’ allontanamento dalla semplicità, l’assorbimento d’altra parte di grosse falsità possono portarci a relegare la spiritualità alla sfera del dogma, della fede cieca, del credere in ciò che è stato stabilito da altri uomini;  si aderisce spesso ad una religione  senza consapevolezza, sposandone però le consuetudini sociali (è impressionante quanta gente abbia visto rientrare in chiesa dopo secoli soltanto per sposarsi  o far battezzare i figli).  L’altra opzione è quella di rifuggire la ricerca spirituale come la peste e di focalizzarsi solo sull’ aspetto mentale-razionale della conoscenza.

Perchè la sfera divina dovrebbe essere solo una questione di credo, qualcosa di lontano, misterioso, non sondabile? Perchè la scienza e la conoscenza dovrebbero  riguardare solo ciò che è visibile o estramente razionale?

image003Io stessa sono rimasta molto colpita nel leggere che un grande scienziato come Einstein avesse un sentimento religioso tanto limpido, che fosse così umile da riconoscere che le sue più grandi intuizioni gli fossero arrivate dall’alto, come se avesse attinto ad una coscienza-conoscenza universale, forse quell’inconscio collettivo di cui parla Jung. Evidentemente la sua ricerca è stata sincera, è riuscito a riconoscere la scienza e la mente come umane, limitate, capaci per questo di renderci ancora pù chiaramente consapevoli dell’esistenza del Divino, fuori e dentro di noi.

Forse qui in occidente ci siamo un pò persi riuscendo a riconoscere ed utilizzare solo l’aspetto razionale della psiche umana, separandola dal resto con una scissone alquanto pericolosa (i peggiori mostri della ragione sono opera nostra).  Forse dovremmo cominciare a considerare l’uomo come  parte integrante di un armoniso tutto che se vuole può arrivare a scoprire , a vivere quotidianamente, riuscendo così ad entrare nella sfera della pura conoscenza; quello che in oriente si chiama YOGA, TAO, ZEN.

Yoga e Tao significano unione e Uno, unione tra noi e l’energia onnipervadente, l’Uno appunto; il finito che si fà infinito, superamento dell’individualità, possibile solo quando si riesce ad oltrepassare la mente ed a ricongiungersi con il resto della propria personalità e del mondo intero. Allora sorge il vuoto, lo zen, l’assenza di pensiero che ci reintegra con il tutto. Si racconta che un saggio Zen avesse sistemato una serie di sassi intorno ad uno stagno (il famoso giardino Zen per l’appunto) in modo tale che le persone difronte ad esso non reagissero sviluppando pensieri, ma vivessero l’istante, il momento presente nella sua interezza.

Sono proprio i pensieri che ci allontanano da noi stessi, perchè legati solo all’attività mentale, dimentichi di tutto il spiralsresto, della parte più profonda di noi stessi. Essi vanno domati, osservati così da non renderci continua preda della Maya, l’illusone dei piaceri e dei desideri più grossolani che ci tengono attaccati alla materia. Soffermiamoci un attimo, cosa riguardono i nostri pensieri?  Il passato con i ricordi e i rimpianti, il futuro con progetti ed intenzioni; a cosa ci servono per vivere il presente? Perchè proiettarsi su qualcosa che non esiste? E si ritorna così alla falsa conoscenza. Ma queste non sono filosofie, o almeno non solo, possiamo chiamarle anche tecniche, perchè la pura conoscenza, la conoscenza di sè stessi, non rigurda il sapere, ma è un’esperienza tangibile; guidata da un’attenzione che dovrebbe essere sempre più diretta verso l’interno, verso l’identificazione con il proprio Spirito. E voi come vivete il “conosci te stesso” di Socrate?

Le prime due immagini sono quadri di Letizia Cortini.

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5 pensieri su “Alla ricerca della conoscenza perduta

  1. A me riesce sempre un pò difficile abbandonare i pensieri durante la giornata e soprattutto, quando ho delle serie preoccupazioni, anche in meditazione non mi lasciano facilmente. Vorrei però riuscire ad affidarmi di più e ad essere più serena perchè quando ho sperimentato il far tacere i pensieri, mi sono resa conto che è veramente inutile far lavorare così tanto la mente, da lasciarci stanchissimi. C’è chi si prende cura di noi, basta fidarsi ed affidarsi.
    Se avete qualche suggerimento da darmi per aiutarmi a far tacere i pensieri, così da rimanere nel presente e ben presente, sono ben accetti.

  2. e’ quello di cui stavamo parlando ieri in un noodle shop con una mia amica di vancouver qui in visita ad hongkong. siccome tutte due meditiamo allora abbiamo fatto delle veloci considerazioni su quello che accade in oriente e occidente e come varie persone si rapportano in maniera diversa alla spiritualita. la nostra conclusione e’ stata , come ha accennato qui sopra anche elisa, che “affidarsi” al potere divino che e’ dentro di noi e’ davvero la cosa migliore. pero’ questo non e’ un atto cieco o tanto ma in base alla nostra esperienza e’ proprio tangibile,che si sente e si vede, simanifsta in tutto quello che facciamo e dove andiamo e con chi ci rapportiamo.

  3. Quando mi capita in meditazone di avere troppi pensieri cerco di osservarli uno per uno per constatare quanto siano inutili in quel momento…e quanta pace mi possano togliere…provo proprio a vedere quanto mi spostino di qua e di là senza nessun risultano utile…i pensieri ci sono finchè ci siamo attaccati, se prendiamo le distanze da loro, cadranno come un castello di carte!

  4. Questo articolo lo condivido in pieno, e ti faccio i miei complimenti per il modo in cui sei riuscita ad esprimere tali concetti. Concetti che cambiano la vita di chi decide di sperimentarli. Ti chiedo se posso pubblicare questo articolo sul mio blog, ovviamente citando per prima cosa la fonte originale.

    Saluti,
    Diego

    questo è il blog in questione:
    http://happyfeet84.wordpress.com

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