La Maya e l’errore

esher6In un precedente post si è parlato del senso di colpa e dell’importanza di non incorrervi perchè inutile al fine della propria crescita; esso innesca unicamente un processo di automortificazione a cui segue una reazione di mancanza di fiducia in se stessi o di rabbia nei confronti della vita e di chi o cosa cell’ha donata. Il senso di colpa a sua volta è generato dallerrore. Esso è necessario per l’esistenza del libero arbitrio ma… Perchè è così facile commetterne? Perchè anche quando abbiamo le migliori intenzioni non sempre è chiaro cosa sia pià giusto fare? Perchè spesso la realtà e la verità appaiono nascoste o ambigue?

Schopenauer teorizzò di un’energia intelligente, creatrice e movente il mondo, maligna e pronta  a ridere dell’essere umano, tanto da aver predisposto errore ed illusione per farsi beffe di noi e manovrarci allo stesso tempo come burattini. Non è una delle visioni più consolanti però, secondo me, tutti almeno una volta abbiamo fatto pensieri del genere, secondo una visione pessimistica della vita e dei meccanismi che ci sono dietro, spinti dalle ingiustizie, le contraddizioni, gli errori, il male che vediamo tutt’intorno e che si appare predominante;  forse vediamo tutto nero o attraverso occhiali neri perchè la nostra attenzione è lì, sul nero.

escher6” Domandare perchè vi sia il male nell’esistenza, è lo stesso che domandare perchè vi sia l’imperfezione, o in altri termini perchè addirittura esista una creazione. Consideriamo come ammesso che le cose non possano andare altrimenti, che la creazione debba essere imperfetta, debba essere graduale, e che sia ozioso domandare: perchè esistiamo? Invece il vero quesito che ci dobbiamo porre è questo: l’imperfezione è la verità finale? cioè il male è assoluto e definitivo? Il fiume ha i suoi argini, le sue rive; ma un fiume consiste tutto nelle rive?….La corrente del mondo ha i suoi argini, non potrebbe altrimenti esistere; il suo fine però non consiste negli argini che la contengono, ma nel suo movimento diretto verso la perfezione. Non è meraviglia che debbano esistere in questo mondo contrarietà e pene, ma che vi siano la legge e l’ordine, la bellezza e il piacere, la bontà e l’amore… L’uomo ha trovato il gran paradosso che il limitato non è racchiuso nei suoi limiti, ma è sempre mobile, e si spoglia quindi ad ogni istante della sua qualità di limitato. In realtà, imperfezione non vuol dire negazione della perfezione, il finito non è in contraddizione coll’infinito; essi sono semplicemente il tutto che si manifesta nelle parti, l’infinito che si rivela nei limiti. Il dolore che è la sensazione della nostra finitezza, non è cosa stabile; non è fine in se stesso, come è il piacere; l’incontrarcisi fa comprendere che esso non ha parte nella vera permanenza della creazione, è quello che l’errore è nella vita intellettuale. Riandando alla storia del progresso scientifico, ci aggiriamo come in un labirinto di errori che la scienza ha accreditati nelle varie epoche. Tuttavia nessuno penserà sul serio che la scienza sia il vero mezzo per diffondere l’errore. La progressiva conquista del vero è il fatto che importa tener presente nella storia della scienza, non le sue innumerevoli aberrazioni. L’errore per sua natura non può essere stabile…come l’errore intellettuale, così il male di qualunque altra specie, ha per sua stessa essenza l’instabilità…Ad ogni attimo viene modificato dal complesso delle cose ed il suo aspetto rimane mutevole; noi ne esageriamo l’importanza immaginandolo in stato di permanenza…E’ come se calcolassimo il peso dell’aria che grava su ogni pollice quadrato del nostro corpo, per dedurre che deve essere tale da schiacciarci. ”

Rabinndranath Tagore, poeta indiano, in ‘Il problema del male’.

(Ascolta l’Aparajita Hymn cantata da Pandit Jasraj)

La cultura orientale che non è dualistica, non comprende le separazioni, nè tantomeno le opposizioni; inserisce escher1l’errore nell’armonioso Tutto, come minima ma necessaria parte di un’unità che porta con sè solo la gioia di farne parte. Per questo esiste il concetto di Mahamaya, la grandeillusione, così come di Branthi, l’errore, ambedue forme dell’ Adi Shakti, l’Energia creatrice femminile, il desiderio puro di Dio. L’Aparajita Hymn è la lode a questa Madre Divina  dove ogni invocazione recita: ‘ Ya Devi Sarva bhuteshu…Alla Devi che in tutti gli esseri risiede con il nome di …e tra i suoi aspetti ci sono anche fame, sonno, potere, sete, errore…namas tasyai, namas tasyai, namas tasyai namo namah…omaggio a Lei, omaggio a Lei, omaggio a Lei, omaggio e ancora omaggio. Un riflesso di tutte le sue qualità esiste anche nell’essere umano, per cui anche dentro di noi c’è tutto, compresa la Maya, l’illusione che ci porta ad essere attratti dalle cose, dagli aspetti più materialistici della vita, dalla supremazia della mente, che ci fa incorrere, nostro malgrado, nell’errore.

La verità non può essere chiara, non deve, altrimenti non può essere testata la bontà del ricercatore, non sarà risvegliato il suo desiderio, questa volta puro, di conoscerla e di saperla scovare. Secondo la tradizione indiana fu Shri Ganesha, il Dio bambino dell’innocenza ma anche della saggezza, a mettere l’errore sulla via dell’uomo, affinchè lui stesso, per desiderio di crescita, potesse superare le prove che gli permettono di confrontarsi con se stesso. Non è infatti semplice guardarsi dentro senza un aiuto esterno che rifletta il problema da affrontare, come uno specchio che permette di osservarci, con un pò di distacco, come se si trattasse di qualcun altro; è un trucco da giocare al nostro ego, con cui siamo identificati.  Ci fa credere che in noi sia tutto perfetto ed attraverso la pigrizia  interiore non permette la nostra evoluzione.  Solo se buttati in mezzo al mare troveremo la forza ed il modo di raggiungere la riva, saremo in grado di riconoscere un giusto appiglio e poi essere felici della terra conquistata.

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4 pensieri su “La Maya e l’errore

  1. è interessante..perchè non parlare anche delle forme pensiero che costantemente creiamo e che sono il fulcro del nostro male,senza andare a cercare cause esterne,proprio in virtù del libero arbitrio,l’uomo ha l’opzione di farsi del male cosi come del bene attraverso le proprie idee,e nessuno a parte se stesso può salvarlo da ciò che crea ,proprio come dice il post,per riconoscere i suoi errori e le sue debolezze.Per il risveglio consiglio anche:

    http://larealtanascosta.blogspot.com/

    comunque è un bellissimo post.

  2. Tempo fa, in una trasmissione televisiva, parlavano di canoni di bellezza e dicevano che la perfezione di bellezza di un viso risiede nella sua simmetria: più un viso è simmetrico più è bello.
    Recentemente, quest’idea mi è ritornata in mente e seguendo la mia esperienza ho notato che quest’idea non è proprio vera: la simmetria è noiosa! Una piccola imperfezione dà movimento alla forma e rende particolare l’oggetto.

    Andando oltre, non è la regolarità, ma è l’eccezione, la stranezza a dar vita all’evoluzione. E’ un principio scatenante che si differenzia dal resto e provoca un mutamento.

  3. L’unica via per uscire dall’errore e dal male, é affidarsi con tutta la forza del nostro essere, all’Energia. Allora l’impossibile, l’impensabile si manifesta a noi, si rende evidente, senza che ci sia spiegazione logica.

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