10 domande alla dottoressa Maria Valeria Baldelli, docente di Riabilitazione psicogeriatrica, Geriatria, Medicina Interna, Geragogia e Tecniche riabilitative in Geriatria e Sahaja Yoga

Maria Valeria Baldelli è un medico e ricercatore presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.

Insegna i corsi di

  1. Riabilitazione psicogeriatrica al  Corso di laurea in Riabilitazione Psichiatrica,
  2. Geriatria al Corso di laurea in Scienze Infermieristiche,
  3. Medicina Interna al Corso di laurea in Logopedia,
  4. Medicina Interna, Geragogia e Tecniche riabilitative in Geriatria e Sahaja Yoga alla scuola di Specializzazione in Gerontologia e Geriatria,
  5. “Sahaja Yoga” al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e in Riabilitazione Psichiatrica.

Autrice di oltre 150 pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, ha scritto un libro “TERAPIE DI RIATTIVAZIONE IN GERIATRIA” ed a partecipato alla stesura di altri libri sempre in campo medico.

Ha realizzato un film presentato alla Rassegna Internazionale del cinema medico-scientifico, a Parma nel 1985.

L’abbiamo contattata per chiederle come si relaziona una disciplina meditativa, qual’è Sahaja Yoga, con la medicina moderna.

1- Come reagiscono i suoi studenti durante la prima lezione di Sahaja Yoga?

La loro partecipazione è legata in parte al desiderio di incontrare modi nuovi di leggere la realtà, in parte alla curiosità di apprendere un possibile nuovo aspetto delle conoscenze mediche fino ad ora acquisite ed in parte alla curiosità legata all’insolita presenza di un insegnamento “profano”, mi riferisco allo yoga come tale, in un ambito scientifico.

Pertanto le reazioni sono diverse in rapporto a quelle che erano le aspettative. Nel primo caso, la reazione è positiva e si può cogliere anche una nota di stupore da parte loro nel vedere che ci sono spazi anche in ambiente scientifico, in cui si può condividere un respiro più ampio ed omnicomprensivo. Se a spingerli è la curiosità “scientifica” di conoscere nuovi aspetti della fisiopatologia del corpo umano, la curiosità diventa interesse sempre più tenace nel voler conoscere e capire sempre di più. Se il richiamo è stato la parola yoga, vi sono due possibilità di reazione:

– da un lato il comprendere che yoga non è ginnastica e neppure un passatempo rilassante, ma qualcosa che ha a che fare con la crescita della persona, la conoscenza di sè e la propria evoluzione, li appassiona a questa esperienza.

– l’altra possibilità è che siano venuti con l’idea che yoga significhi ginnastica o poco più; in tal caso restano delusi e si disinteressano al corso.

2- Quale cosa durante il corso di Sahaja Yoga li lascia più stupefatti ?

Non vi è una risposta univoca, come dicevo prima, diverse sono le motivazioni che li spingono a seguire il corso, pertanto diversamente è focalizzata la loro attenzione, ma sicuramente la capacità di percepire che qualcosa concretamente succede loro quando sono in meditazione: formicolii, pizzicori, caldo, brezza fresca …, è un momento forte di sperimentazione, perché estremamente concreto e per così dire tangibile ed ancor più speciale in quanto ognuno di questi segnali ha una corrispondenza molto precisa e circostanziata nel loro fisico e/o nel loro vissuto.

3- Si potrebbe organizzare il corso di Sahaja Yoga in altre università?

Certamente sì, basta che vi siano dei docenti universitari intenzionati a proporre in sede universitaria di tenere un corso. Una volta ottenuta l’approvazione possono tenerlo senza problema alcuno.

4- In quali corsi di laurea si inserirebbe meglio?

Credo che sia un arricchimento tale per ciascuna persona che penso si inserirebbe bene in ogni corso di laurea ma, dovendone identificare alcuni, direi in tutti quei campi nei quali il professionista si trova a svolgere la sua attività lavorando nel campo della salute (medici, terapisti, infermieri, ecc. …) o in campi altamente stressanti (manager, ecc. …) o chi lavora con bambini o giovani (insegnanti, educatori, ecc …)

5- Come cambia il corpo di una persona che pratica la meditazione di Sahaja Yoga?

I cambiamenti possono avvenire a diversi livelli, ma sono sempre proporzionati a quanto e come la persona medita. Se questo avviene con regolarità e serietà, la persona progressivamente diventa più serena e rilassata e questo si riproporrà anche nel suo aspetto fisico: il suo volto sarà più disteso, lo sguardo più luminoso, i gesti più misurati, si potranno avere anche miglioramenti a livello generale: sensazione di benessere, scomparsa dell’ansia, percezione di serenità (spesso capita di sentir dire a chi medita “sono felice e non so perché”), ma anche l’attenuarsi o la scomparsa di disturbi quali dolori articolari, digestione lenta, insonnia…

6- Come è cambiata la tua idea su cosa dovrebbe fare/ricercare la medicina dopo aver conosciuto Sahaja Yoga?

Sahaja Yoga è un buon compagno di viaggio, pertanto potrebbe essere utilizzato dal medico innanzi tutto come aiuto nel fornire al medico stesso un’armonia energetica personale ed una serie di informazioni supplementari per meglio gestire le situazioni che si trova ad affrontare a livello professionale. In secondo luogo grazie alle conoscenze che offre, potrebbe servire ad approfondire molti campi di ricerca ed a chiarire molti meccanismi patogenetici non ancora del tutto definiti.

7- Sahaja Yoga è per tutti? Riesce ad influenzare positivamente anche anziani o bambini? L’ha provato con i suoi pazienti ?

Gli effetti positivi di Sahaja Yoga sono tali per la loro valenza intrinseca, pertanto validi per chiunque pratichi questo tipo di meditazione sia uomo o donna, sia bimbo, adulto o anziano. Per quanto riguarda la mia esperienza, ho condotto, assieme ai centri di Sahaja Yoga di Verona e di Vicenza, uno studio sugli effetti della meditazione Sahaj in pazienti diabetici. I risultati sono stati molto positivi in quanto abbiamo visto molti miglioramenti in questi soggetti per quanto riguarda il tono dell’umore, lo stato d’ansia, la sensazione di benessere ed anche l’assetto metabolico, infatti c’è stata la tendenza da parte dei partecipanti a ridurre la terapia ipoglicemizzante in quanto necessitavano di dosi sensibilmente minori di farmaco, rispetto a prima, per mantenere i valori correlati all’assetto glicemico entro limiti di norma.

8- Quali momenti magici ti ha regalato Sahaja Yoga nel tuo lavoro? Puoi raccontarne qualcuno?

Molte cose piacevoli e a volte sorprendenti succedono quando si inizia a meditare seriamente. Ricordo persone che hanno visto scomparire dolori articolari che li angustiavano da tempo, persone che soffrivano di insonnia e che hanno ritrovato il piacere di dormire, persone che hanno smesso di fumare o di bere spontaneamente, semplicemente perché non ne sentivano più il bisogno, persone che sono dimagrite perché hanno trovato una nuova armonia nell’impostazione della propria quotidianità e molte altre piccole e grandi sorprese che Sahaja Yoga ha riservato, ma forse la cosa che mi è rimasta più impressa è stata la riduzione progressiva e spontanea dei valori di esami di laboratorio completamente e profondamente alterati in una paziente con insufficienza renale.

9- L’uomo spesso cerca una forma di alimentazione migliore, facendo spesso dei tentativi maldestri (vegetarianesimo, macrobiotica, dieta dissociata, etc etc). Cosa si ricerca nel cibo?

Il cibo è uno strumento di sopravvivenza ma è anche un momento di socializzazione, di intenso piacere, di ricerca di certezze, di rifugio dalle frustrazioni ed insoddisfazioni ed anche molto di più, pertanto ognuno nel cibo cerca qualcosa che rispecchia un suo bisogno personale; per questo molto spesso le diete non sortiscono gli effetti sperati o gli effetti non sono duraturi nel tempo, perché per poter modificare il proprio rapporto nei confronti del cibo, bisogna prima che io capisca perché il cibo è diventato il mio rifugio sempre, ovviamente, avendo escluso che alla base di tutto ci sia una patologia organica.

10- Vino,birra e le altre bevande alcooliche sono da evitare assolutamente? Perché?

E’ indubbio che queste sostanze sono nocive ed il loro uso reca danno ai nostri organi fino ad arrivare alla loro completa distruzione ed all’insorgenza anche di malattie mortali. Anche in questo caso però, come per il cibo, l’uso che se ne fa è spesso legato al bisogno di tamponare una situazione interiore che non è in equilibrio; pertanto le possibilità di recupero sono di due tipi: o si cerca di capire e risolvere il problema e di conseguenza il bisogno di bere passa in secondo piano, o si cerca di ripristinare l’equilibrio che è andato perduto. In questo secondo caso credo che Sahaja Yoga possa essere di valido aiuto in quanto, favorendo il costante riequilibrio del sistema sottile, determina conseguentemente il riequilibrio della funzionalità mediata dal sistema nervoso, una corretta stimolazione nervosa favorisce il ripristino del fisiologico assetto degli organi. A questo punto, essendo gli organi funzionalmente armonici, non chiedono più supporti esterni (il bere) per tamponare la disarmonia, pertanto, nel tempo, il desiderio di bere semplicemente si dissolve.

Tutte le immagini sono state prese da http://www.sahaja-yoga-arts.org

realizzato un film presentato alla Rassegna Internazionale del cinema medico-scientifico, a Parma nel 1985

6 pensieri su “10 domande alla dottoressa Maria Valeria Baldelli, docente di Riabilitazione psicogeriatrica, Geriatria, Medicina Interna, Geragogia e Tecniche riabilitative in Geriatria e Sahaja Yoga

  1. Maria Valeria Baldelli_ Salve! E Jai Shri Mataji!

    Io sono un SY end scienziato – candidato di doktorato d’Ukraina- Volevo fare un Corso in Italia per prendere
    un Certificato per insegiare in Università corso di Sahaja Yoga

    Lei mi puo autare?

    Ciao_dott- Wasil, mail – hit108@ukr.net

  2. per piacere mi dia un consiglio: mia madre di anni 86, a seguito di rottura scomposta del femore è stata operata in anestesia totale e ha subito un trapianto di protesi della testa del femore. Questo il 22 Dicembre 2011; oggi a distanza di mesi presenta uno stato di agitazione notturna e confusione anche durante il giorno. Il medico curante dice che non c’ è molto da fare. cammina col girello o sottobraccio, è attenta.

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