Jung e Sahaja Yoga

Carl JungQuesto articolo è il frutto di una ricerca che mette in evidenza il parallelo tra il percorso fatto da Carl Jung e Sahaja Yoga. Si può dire che Jung ha fatto un’importante lavoro in quanto introdotto nella cultura occidentale dei concetti fondamentali che ci permettono di comprendere più facilmente l’essenza dello Yoga.
Jung è riuscito, nell’ultima fase della sua vita, ad ottenere la realizzazione e parlò del valore della realizzazione spirituale. Egli ebbe il coraggio di dire che le idee di Freud erano false e di affrontarlo direttamente.
Nella sua definizione di inconscio fece solo un errore come Shri Mataji ci ha spiegato:

Voi dovete andate nel super-conscio sulla cima della vostra testa, non nei lati.
Jung aveva parlato di questo, ma fece un errore, ovvero descrisse la mente conscia, la mente subconsia come disposte in uno strato orizzontale; ma l’inconscio è disposto verticalmente e il cammino centrale  — che è la mente conscia, che è il presente — deve essere tenuto aperto per la Kundalini per potersi muovere.  A causa di quell’errore, molte persone credono che dovete andare nel subconscio per andare più in alto. Non dovete andare nel subconscio (area del superego, ovvero corrispondente all’Agnya chakra sinistro) o nel sopraconscio (area dell’ego, ovvero corrispondente all’Agnya chakra destro) : è un cammino immediato e diretto verso l’alto (lungo il canale centrale) e voi andate oltre l’area dell’osso della fontanella, la vostra attenzione va oltre e si connette con l’inconscio collettivo.
Estratto da un programma pubblico all’Aia (Olanda) del 4 Luglio 1985

Inconscio collettivo

Per Jung l’inconscio è la sede degli archetipi che scaturiscono dall’esperienza universale (da qui la denominazione di inconscio collettivo ). Gli archetipi sono inconsci e latenti; per manifestarsi utilizzano le immagini archetipiche o simboli ricchi di significato (il mandala, il fanciullo divino, la Grande Madre, il Sè) che forniscono il collegamento con l’Assoluto. Attraverso l’uso degli archetipi dei simboli si crea il ponte tra mondo esterno ed interno e ci si avvicina ad una dimensione irraggiungibile dalla nostra logica.
L’inconscio collettivo possiede,infatti, modalità e mezzi per acquisire la conoscenza molto diversi da quelli usati dalla mente cosciente.
L’inconscio non segue la logica per gradi (mente), ma agisce in modo diretto ed immediato ricorrendo alle facoltà visuo-spaziali, intuitive,immaginative.
Non comprende il linguaggio della coscienza poiché parla attraverso i simboli; inoltre utilizza tutti quei contenuti che la coscienza non sa valorizzare ed è ricco della saggezza derivante dalle esperienze delle antiche culture sepolte nelle sue strutture archetipiche. L’inconscio ha possibilità precluse alla coscienza in quanto le sue combinazioni superano per finezza e portata quelle della mente cosciente.
Oltre che negli archetipi, l’inconscio si manifesta attraverso l’intuizione. E’ l’attività dello spirito, strumento per arrivare al centro. Chi non la utilizza è escluso dalla realtà profonda della vita e della stessa anima. E’ il vedere l’interiorità al di là del visibile: guardare con gli occhi del cuore.
Il fascino che ha su di noi la natura e l’arte si spiega con la loro facilità a sviluppare la nostra Intuizione, a metterci in contatto con il nostro inconscio. L’andare al di là della realtà tangibile per riferirsi alla conoscenza di un’altra dimensione ha sempre affascinato il genere umano con la produzione di opere d’arte il cui significato simbolico è quello di porsi come contenitori delle forze archetipiche e dell’energia trasformativa per avvicinarsi alla scintilla divina presente in ognuno di noi.
Secondo Jung distaccarsi dall’inconscio significa annullare le proprie radici.
L’inconscio è natura: seguendo il suo linguaggio,ciò che produce, l’intelligenza non si impantanerà ma, anzi, aumenterà. Quanto più domina la ragione, tanto più la vita si impoverisce. L’inconscio dona ricchezza e completezza alla nostra vita. L’inconscio non è opinione od ipotesi: è un fatto una presenza… continua

A cura di Emanuela Rossi

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