Bisogna diventare prima di tutto essere umani – Bismillah Khan

Bismillah KhanUniversalmente considerato come il gioiello più splendente della corona della musica classica indiana, Ustad Bismillah Khan  è stato il più grande suonatore di shehnai. Nato nel 1916 in una famiglia di musicisti di shehnai, fino alla veneranda età di 93 anni si è sempre dedicato alla musica classica indiana ed è interamente grazie al suo impegno che questo strumento ha raggiunto grande dignità e popolarità. I suoi genitori avevano scelto per lui il nome di Qamaruddin, per assonanza con il nome del loro figlio primogenito, Shamshuddin. Tuttavia, suo nonno, Rasool Bux Khan, grande maestro shehnai, esclamò “Bismillah!” (“In nome di Allah!”) alla sua vista e, successivamente, venne a essere conosciuto con questo nome.

Dotato di una fervente creatività, ha sviluppato una tecnica morbida e molto delicata per eseguire anche i raga più difficili con questo strumento. Le sue sottili variazioni hanno donato colore ai suoi concerti e incantano l’ascoltatore. Vincitore del Tansen Samman, del Padma Bhushan e del Sangeet Natak Akademi Award, il suo è stato l’impegno di una vita per la causa dello shehnai. Bismillah Khan ha avuto il raro onore di suonare alla vigilia dell’indipendenza indiana nel 1947 ed alla dichiarazione della repubblica indiana nel 1950.

Il prossimo video contiene il concerto di Ustad Bismillah Khan tenuto per Shri Mataji Nirmala Devi e i Sahaja Yogi presenti in occasione dello Shri Krishna Puja del 1987, in Francia a Saint Quentin il 15 Agosto. E’ una musica che potete usare per meditare. Così Shri Mataji introdusse la sua esibizione:

vi ho appena raccontato che ottimo servigio ha fatto in tutto il mondo, perché per ogni occasione propizia, per ogni matrimonio, o qualsiasi altra cerimonia di buon auspicio che facciamo in India – che si tratti di una cosa religiosa o sociale – il suo Shenai deve essere suonato come prima cosa – perché porta buon auspicio. Il suo principio è il respiro, il respiro è il “Ruh” e quando, attraverso il respiro – come sapete Shri Krishna suonava il flauto ed allo stesso modo lo Shenai è un altro tipo di strumento a fiato – si suona lo Shenai, questo diventa l’unica cosa che deve essere ascoltata anche se ci sia altra musica o meno – ed in qualsiasi luogo.
Così gli dicevo (a Bismillah Khan) che hai servito Dio diffondendo il buon auspicio, e se i miei figli ti hanno fatto qualcosa di non appropriato o qualche errore nell’intrattenerti – tu sei un grandissimo artista indiano e tutta la tua gente è qui – ti prego perdonami.
E lui rispose scusandosi per gli stessi errori.


ShehnaiNonostante la fama che raggiunse, Bismillah Khan rimase sempre dove erano le sue radici. Non accumulò ricchezze ma visse in un umile dimora nei dintorni della città santa di Varanasi. Tale era il suo amore per questo posto che rifiutò un’offerta di un visto permanente per stabilirsi negli Stati Uniti; al direttore di un’ università disse che sarebbe venuto solo se avesse potuto portare il sacro fiume Gange in America con lui.

Anche se  pio musulmano sciita, era anche, come molti musicisti indiani – a prescindere dalla religione – un devoto di Shri Saraswati, la dea indù della saggezza e delle arti, e spesso suonò nei templi indù, tra cui il famoso Tempio Vishwanath in Varanasi, sulle rive del fiume Gange. Può essere davvero definito un puro che ha sempre creduto che la musica potesse sopravvivere al mondo; aveva fiducia nella possibile unione tra indù e musulmani diffondendo il messaggio di fratellanza attraverso la sua musica, ritenendo inoltre che che la musica non avesse alcuna casta. Era solito affermare che “la musica mi permette di dimenticare brutte esperienze; non si può ascoltare un raga ed avere contemporaneamente dispiaceri nella mente“.


La musica classica indiana è stata tradizionalmente riconosciuta come un percorso possibile per ottenere la Realizzazione del Sé ed agisce a livello sottile sui nostri chakra per migliorarli. Questa conoscenza si trova nei Veda ed in particolare nel Rig e Gandharva Veda. Oltre alla corrispondenza fra note e chakra, sappiamo anche di un’altra interessante corrispondenza fra i centri energetici e specifici strumenti musicali. Infatti, come molti sanno, la musica può anche avere effetti benefici sul nostro sistema sottile, proprio come una terapia energetica. Per meglio comprendere l’azione del timbro dello strumento musicale sui chakra, possiamo considerare questi come delle “ruote di energia” (chakra significa letteralmente ruota) che girano ad un’opportuna frequenza; se per qualche motivo la loro rotazione è disturbata allora questi non riescono a funzionare nel modo corretto ed a sostenerci nella vita quotidiana. Uno dei modi per superare questa situazione è lasciare interagire le frequenze del timbro dello strumento – compatibili con la frequenza di rotazione del chakra – con il lavoro della nostra energia Kundalini durante la meditazione.
Lo shehnai è particolarmente adatto per riequilibrare energeticamente il Mooladhara chakra.

Shehnai2



La  seguente è un’ intervista a Bismillah Khan pubblicata su Knowledge of Reality, un magazine di Sahaja Yoga degli anni 90.

 

“Mentre ansimavo salendo la ripida scalinata di arenaria rossa, non potevo non stupirmi di come, alla sua età, egli riuscisse a salire. Il luogo era un modesto hotel a Fatehpuri, l’autentico limite del Chandini Chowk, e la persona che mi aveva trascinato fuori dal letto ad un’ora impossibile era l’ottuagenario maestro di shehnai Bismillah Khan. “Sono libero solo al mattino molto presto”, mi aveva avvertito la sera prima mentre si trovava nella stanza verde del Siri Fort Auditorium provando con i suoi accompagnatori prima di un concerto, nel Gennaio ’94. Con tre concerti in tre giorni (nell’occasione aveva ricevuto anche un alto riconoscimento) era straordinariamente attivo per la sua età. Le scale conducevano ad un cortile aperto, come le vecchie case nella città fortificata. Tutto intorno allo spazio aperto c’erano le stanze. Il maestro stava offrendo namaz (preghiera mussulmana), abbiamo aspettato e dopo mezz’ora è tornato, radioso. “Dovremmo sedere al sole”, ha chiesto, mentre sprofondava in un’antica poltrona di legno. La tipica barba bianca, il lungi a quadretti bianchi e blu ed un vecchio pullover grigio, erano naturali quanto il suo accento dell’Uttar Pradesh. Nel momento in cui ha cominciato a parlare in quel suo cantilenante modo Bhojpuri-Banaras, ogni illusione sulla sua età è svanita immediatamente. Con tutti i suoi sorrisi e la sua aria da nonno, sarebbe potuto benissimo essere l’archetipo dell’irruenza del giovane uomo. “Lo shehnai è lo strumento più difficile da padroneggiare e ha la caratteristica di dominare e sovrapporsi a tutti gli altri strumenti. Altri musicisti hanno paura di farlo prevalere” Mentre questo può essere un argomento del quale discutere, rimane il fatto che il suo stile è così distintivo che anche l’ascoltatore più inesperto può riconoscere l’esecutore. Pochissimi esponenti di questo strumento a fiato hanno aggiunto il loro nome a quello del maestro divenendo quasi sinonimi di esso.

La grandezza un po’ cupa dello stile dhrupad, l’eleganza e i labirinti del khayal, le sfumature del thumri ‘ang’ e la cadenza delle melodie tradizionali sono inestricabilmente unite nella musica e si manifestano ogni volta che lui suona lo shehnai. Mentre parlava e la decorazione d’argento al suo orecchio destro luccicava al sole del mattino invernale, un piccolo gruppo si è raccolto intorno a lui nel cortile. Alcuni erano i componenti del suo gruppo, altri erano la solita folla di seguaci che si forma e vive intorno ad ogni musicista. Come tutti i musicisti della sua generazione, anche Bismillah ama scherzare con questa permanente galleria di ammiratori. Altra cosa è però quello che fa con la sua musica. Quando io insistevo nel chiedergli perché c’erano così pochi esponenti di quello strumento, egli praticamente brontolò: “La cosa più semplice del mondo è fare una domanda. E sai qual è la cosa più difficile? Rispondere”. Accettai il rimprovero, ma insistetti per una risposta. “Come possono aumentare? Lo shehnai è uno strumento che trova seguaci solo tra le classi povere, mentre un suonatore di sitar o di sarod apparterrà invariabilmente alla classe agiata. Così non hanno né i mezzi né un’educazione per farsi conoscere. E’ per questo che languiscono in silenzio”, ha dichiarato il maestro. Infatti anche nella sua famiglia, mentre due dei suoi figli e un paio di nipoti suonano lo shehnai, uno dei suoi figli manda avanti una drogheria a Banaras. Sta insegnando ad un suo nipote a parlare inglese: “Così quando andrò in America non avrò problemi. In passato quando portai uno dei miei nipoti in America, perse la testa e decise di rimanere. Adesso sto istruendo questo ragazzo”. Il ragazzo in questione sembra felice di trovarsi fra gli ammiratori. Che mi dice sulle donne della famiglia, qualcuna di loro suona? “No. Quanto a me è diventato il motivo della mia esistenza, ma è un divieto della mia religione: nessuna donna ha il permesso di imparare”, ha detto. Ma chiarisce che lui non ha niente in contrario all’apprendimento delle donne. “Se fosse permesso dalla mia religione, avrei una o due cose da mostrare al mondo”, ha inveito.

Da un lato è un solido musulmano e dall’altro è un frequentatore fedele del tempio Vishwanath di Banaras, dove si reca praticamente ogni giorno per suonare, quando è in città. “Suonare nel tempio non è contro la sua religione?”, “Crede che abbia cominciato ieri? I miei antenati ed io abbiamo suonato in quel tempio per secoli. Un tempio non è proprietà personale di qualcuno. Le divinità appartengono a tutti. La musica è una cosa che unisce gli Hindu e i Musulmani, perché dovrebbe essere usata per dividere?” ha chiesto.

E’ forse questa sintesi di tradizioni e culture nella sua creatività libera dalle barriere di qualsiasi fondamentalismo che lo porta a dichiarare: “Gli esseri umani devono prima imparare ad essere umani: sono più vicini al diavolo.” E indicando il cielo aggiunge: “Coloro che vogliono dividere non possono raggiungerlo” Insiste: “Maano to devta, nahin to pathar to hain hi: per colui che crede, anche una pietra è Dio incarnato“. La sfida di Bismillah era quella di poter essere il primo a suonare all’Ayodhya ma solamente se i poliziotti fossero stati ritirati da lì. “La musica è una tale benedizione che tutti dovrebbero prenderne parte il più possibile. Oggi ci sono diversi musicisti che non hanno capito il vero spirito della musica, sono diventati grandi perché i loro nomi sono diventati famosi. Io vedo accadere tutto questo, ma ne rimango lontano”, ha detto il giovane vecchio. Che ne dice dell’arroganza tipica degli ignoranti? “Come il proverbiale albero carico di frutti, la vera conoscenza non è leggera da sostenere. Ma nella ricerca della giusta nota un vero artista può rinunciare a tutto, perché senza quella particolare nota il musicista passa attraverso l’inferno. E’ come essere vivo quando vuoi morire”, dice con intensità. Poiché il maestro credeva: “Ek sadhe, sab sadhe, sab sadhe sab jaye” che, tradotto liberamente, significa: se cerchi di eccellere in una cosa puoi farlo, ma corri dietro a troppe cose e perdi tutto. Evidentemente il maestro non ha permesso a se stesso di deviare dalla cosa che è il sangue della sua stessa vita. “Ciò che ti rende speciale è quando dici qualcosa con la tua musica e nessuno lo può smentire!” La ricerca di tutta la sua vita di una musica ‘lajawaab’ cioé senza pari è evidente anche oggi nei suoi concerti. Librarsi, scalare fresche vette ogni volta che porta lo shehnai alle labbra, è una sensazione indubbiamente rara. Quanto ci vuole per padroneggiare lo shehnai? “Un milione di anni!”, la risposta è giunta opportuna, senza saltare un ‘taal’.”

 

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