Perdono: come liberarsi da rancori e amarezza

Quando qualcuno che vi è caro vi ferisce, voi potete covare rabbia, risentimento e pensieri di vendetta oppure abbracciare il perdono e andare avanti.

Quasi ognuno di noi è stato ferito dalle azioni o parole di qualcun altro. Vostra madre ha criticato le vostre capacità di genitore. Un vostro amico ha spettegolato su di voi. Il vostro partner ha una storiella. Queste ferite possono lasciare in voi sentimenti duraturi di rabbia, amarezza e persino vendetta. Ma se voi non praticate il perdono, voi potreste essere i soli a pagare caramente. Abbracciando il perdono, voi abbracciate la pace, la speranza la gratitudine e la gioia.

Sì, ma come perdonare?
Qui, Katherine M. Piderman, Ph.D., cappellano del personale al Mayo Clinic, Rochester, Minn., discute il perdono e come esso può guidarvi nel cammino del benessere fisico, emozionale e spirituale.

Cos’è il perdono?

Non c’è definizione del perdono. Ma in generale, il perdono è una decisione di lasciar andare risentimento e pensieri di vendetta. Perdono è l’atto di slegare voi stessi da pensieri e sentimenti che vi legano all’offesa commessa contro di voi. Questo può ridurre il potere che questi sentimenti hanno altrimenti su di voi, così che voi potete vivere una vita più libera e più felice nel presente. Il perdono può anche condurre a sentimenti di comprensione, empatia e compassione per la persona che vi ha ferito.

Perdonare qualcuno significa che voi state dimenticando o condonando quello che è successo?

Assolutamente no! Perdonare non è lo stesso che dimenticare quello che vi è successo. L’atto che vi ha ferito o offeso può rimanere per sempre una parte della vostra vita. Ma perdonare può allentare la presa su di voi e aiutarvi a focalizzare su altre, positive parti della vostra vita. Perdonare non significa nemmeno che voi negate la responsabilità dell’altro nell’avervi offeso. E non minimizza e giustifica l’errore. Voi potete perdonare la persona senza scusare l’atto.

Quali sono i benefici di perdonare qualcuno?

I ricercatori si sono interessati nello studiare gli effetti di avere attitudine a non perdonare e a perdonare. La prova si basa sul fatto che mantenere rancori e amarezza risulta in problemi di salute a lungo termine. Il perdono, d’altro canto, offre numerosi benefici, inclusi:

* pressione sanguigna più bassa
* riduzione dello stress
* meno ostilità
* capacità di gestire meglio la rabbia
* più basso ritmo cardiaco
* più basso rischio di abuso di droghe e alcol
* minori sintomi di depressione
* minori sintomi di ansietà
* riduzioni di dolori cronici
* più amicizie
* relazioni più sane
* maggiore benessere religioso e spirituale
* migliorato benessere fisiologico

Perché noi tratteniamo rancori e diventiamo risentiti e non perdoniamo?

Le persone che è più probabile ci possano ferire sono proprio quelle più vicino a noi – i nostri partner, amici, fratelli e genitori. Quando siamo feriti da qualcuno che amiamo o confidiamo – sia che si tratti di una bugia, un tradimento, un rifiuto un abuso o un insulto – può essere estremamente difficile da superare. Anche la minima offesa può portare a grandi conflitti.

Quando voi patite un’offesa dalle azioni o le parole di qualcuno, sia che sia intenzionale o no, voi potete cominciare a percepire sentimenti negativi come rabbia, confusione o tristezza, specialmente quando è qualcuno vicino a voi. Questi sentimenti possono essere ridotti all’inizio. Ma se voi non li affrontate subito, essi possono diventare più grandi e più potenti. Essi possono pure cominciare a prevalicare sui sentimenti positivi. Rancore nutrito da risentimento, vendetta e ostilità prendono piede quando vi soffermate su eventi o situazioni penose, che si ripresentano nella vostra mente molte volte.

Subito, voi potete ritrovarvi ingoiati dalla vostra stessa amarezza o senso di ingiustizia. Voi potete sentirvi intrappolati e potete non vedere la via d’uscita. È molto duro lasciar andare i rancori a questo punto e invece voi potete rimanere pieni di risentimento e incapaci di perdonare.

Come faccio a sapere quando è tempo di provare a perdonare?

Quando noi tratteniamo dolori, vecchi rancori, amarezza e persino odio, molte aree della nostra vita possono risentirne. Se noi non perdoniamo, siamo noi stessi a pagarne il prezzo all’infinito. Noi possiamo arrivare a portare la nostra amarezza e la rabbia in ogni relazione e nuova esperienza. Le nostre vite possono essere così inviluppate nel male da impedirci di gioire nel presente. Altri segni che possano invogliare a perdonare sono:

* soffermarsi sugli eventi che circondano l’offesa
* sentire da altri che voi fate la vittima o che sguazzate nell’autocommiserazione
* essere evitato da famiglia e amici perché non gradiscono la vostra compagnia
* avere scoppi di rabbia alla più piccola mancanza di rispetto
* sentirsi spesso incompreso
* bere eccessivamente, fumare o usare droghe per provare a tenere a bada il dolore
* avere sintomi di depressione o ansietà
* essere consumati da desideri di vendetta o punizione
* pensare automaticamente il peggio di persone o situazioni
* rimpiangere la perdita di una preziosa relazione
* sentire che la vostra vita non ha senso
* sentirsi in conflitto con i vostri credo religiosi o spirituali

la linea di fondo è che voi spesso rischiate di sentirvi miserabili nella vostra vita attuale.

Come posso raggiungere lo stato del perdono?

Il perdono è un impegno per un processo di cambiamento. Esso può essere difficile e può prendere tempo. Ognuno si muove verso il perdono in modo un po’ differente. Un passo è riconoscere il valore del perdono e l’importanza nelle nostre vite ad un dato tempo. Un altro è di riflettere sui fatti della situazione, come abbiamo reagito e come questa combinazione ha condizionato le nostre vite, la nostra salute e il nostro benessere.

Poi, come siamo pronti, noi possiamo attivamente scegliere di perdonare colui che ci ha offeso. In questo modo, noi ci tiriamo fuori dal ruolo di vittima e scarichiamo il controllo e il potere che la persona e la situazione che ci hanno recato offesa hanno avuto sulle nostre vite.

Perdonare anche significa che noi cambiamo vecchi schemi di credo e azione che sono pilotati dalla nostra amarezza. Come noi lasciamo andare rancori, noi non delimiteremo più le nostre vite da come siamo stati feriti, e potremmo persino trovare compassione e comprensione.

Che succede se io non posso perdonare qualcuno?

Perdonare può essere una gran bella sfida. Può essere particolarmente difficile perdonare qualcuno che non ammette il torto o che non accenna ad un pentimento. Tenete in mente che il beneficiario primo del perdono siete voi stessi. Se vi sentite bloccati, può essere utile prendere del tempo, parlare con una persona che voi considerate saggia e compassionevole, come una guida spirituale, un assistente sociale o un imparziale membro della famiglia o amico.

Può anche essere utile riflettere sulle volte che voi avete ferito altri e su quelli che hanno perdonato voi. Se voi ricordate come vi siete sentiti, può aiutarvi per capire la posizione della persona che vi ha ferito. Può anche essere utile pregare, usare meditazioni guidate. In ogni caso, se l’intenzione di perdonare è presente, il perdono verrà a tempo debito.

Il perdono garantisce la riconciliazione?

Non sempre. In alcuni casi, la riconciliazione può essere impossibile perché chi ha offeso è morto. In altri casi, la riconciliazione può non essere appropriata. Specialmente se voi siete stati attaccati o assaltati. Ma anche in quei casi, il perdono è ancora possibile, persino se non lo è la riconciliazione.

D’altro canto, se l’evento penoso ha coinvolto un membro della famiglia o un amico prezioso, il perdono può portare alla riconciliazione. Questo può non accadere subito, dato che entrambi potreste aver bisogno di tempo per ristabilire la fiducia. Ma alla fine, la vostra relazione può certo essere quella che è ricca e soddisfacente.

Che succede se io devo interagire con la persona che mi ha ferito ma io non voglio?

Queste situazioni sono difficili. Se la ferita coinvolge un membro della famiglia, potrebbe essere non sempre possibile evitarlo completamente. Potreste essere invitato alla stessa riunioni di famiglia, per esempio. Se voi avuto raggiunto lo stato di perdono, voi potrete essere capaci di gioire queste riunioni senza coltivare le vecchie ferite. Se voi non avete raggiunto il perdono, queste riunioni possono essere tese e stressanti per ognuno, in particolare se altri membri della famiglia hanno preso delle parti nel conflitto.

Come gestire tale situazione? Primo, ricordate che voi avete una scelta se frequentare o meno raduni familiari. Rispettate voi stessi e optate per la soluzione migliore. Se voi scegliete di andare, non siate sorpresi di provare imbarazzo e persino sentimenti più intensi. È importante tenere a bada questi sentimenti. Voi non vorrete certo che essi vi inducano ad essere ingiusti o scortesi in ritorno a ciò che vi è stato fatto.

Anche, evitate di bere troppo alcol come espediente per intorpidire i vostri sentimenti o sentirvi meglio – è probabile che vi si ritorca contro. E tenete cuore e mente aperti. Le persone cambiano e forse la persona che vi ha offeso vorrà scusarsi o rimediare. Anzi potrete scoprire che la riunione vi da modo di farvi avanti a perdonare.

Come faccio a sapere quando ho veramente perdonato qualcuno?

Il perdono può risultare in parole dette con sincerità come “ti perdono” o azioni tenere che mettano a posto la relazione. Ma più che questo, il perdono porta ad un tipo di pace che vi aiuta ad andare avanti con la vita. L’offesa non è più al centro dei vostri pensieri o sentimenti. La vostra ostilità, risentimento e infelicità hanno fatto strada a compassione, gentilezza e pace.

Inoltre ricordate che il perdono non è una cosa che avviene di botto. Esso comincia con la decisione, ma poiché la memoria o un altro set di azioni o parole possono provocare vecchi sentimenti, avrete bisogno di ricorrere al perdono più volte.

E se la persona che sto perdonando non cambia?

Far si che l’altra persona cambi comportamento non è il punto del perdono. Infatti, la persona non è detto che cambi atteggiamento o si scusi per l’offesa. Pensate al perdono piuttosto come un modo per cambiare la vostra vita – portando a voi stessi più pace, felicità e benessere emozionale e spirituale.

Il perdono sottrae all’altra persona il potere di continuare a influenzare la vostra via. Attraverso il perdono, voi scegliete di non considerare più voi stessi una vittima.

Il perdono è prima di tutto fatto per voi stessi e meno per la persona che vi ha fatto del male.

E se invece sono io ad aver bisogno di perdono?

Sarebbe bene spendere del tempo per pensare all’offesa che avete commesso e provare a capire l’effetto che ha avuto su altri. A meno che ciò non provochi più danno e sofferenza, considerate di ammettere il male che avete fatto a coloro che avete ferito, parlando del vostro sincero pentimento e chiedendo perdono – senza dare delle scuse.

Ma se questo sembra poco saggio perché può portare altro danno o sofferenza, meglio non farlo – non è che voi chiedete scusa per sentirvi meglio. Non vogliate aggiungere sale sulla ferita dolente. Inoltre tenete a mente che non potete forzare qualcuno a perdonarvi. Essi avranno bisogno del loro tempo per perdonare.

In ogni caso, noi dovremmo impegnarci a perdonare noi stessi. Mantenere risentimento verso sé stessi può essere deleterio nello stesso modo come mantenere risentimento verso qualcun altro. Rendetevi conto che un comportamento mediocre o degli sbagli non fanno di voi un essere cattivo o inutile.

Accettate il fatto che voi – come chiunque altro – non siete perfetti. Accettate voi stessi a dispetto dei vostri sbagli. Ammettete i vostri errori. Cercate di trattare altri con compassione, empatia e rispetto. E ancora, parlare con una guida spirituale, un assistente sociale o un amico/parente fidato può essere utile.

Il perdono di voi stessi o di altri, sebbene non facile, può trasformare la vostra vita. Invece di indugiare nel senso di ingiustizia e vendetta, invece di sentirsi arrabbiati o amareggiati, voi potete volgervi verso una vita di pace, compassione, gioia e gentilezza.

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24 pensieri su “Perdono: come liberarsi da rancori e amarezza

  1. bellissimo ,molto chiaro e umanamente molto corretto:quando però è Shri Mataji a parlare tutto prende un altro aspetto !e la differenza si sente eccome !le cose sono le stesse ,il modo di dirle anche ma quando parla Lei ….parla l’ Amore e…..tu lo senti !non puoi nemmeno distrarti perchè Lei ti coglie nel profondo e sembra che parli per te soltanto !comunque grazie per averlo trascritto !

  2. bellissimo l’articolo!!!
    speriamo che un assistente sociale o un amico/parente fidato sappiano perdonare soprattutto Sè stessi se no come si può perdonare gli altri !!??

  3. C’è un punto molto importante che vorrei evidenziare a proposito del “perdono”.

    Noi prendiamo per scontata questa qualità, ma, in realtà, prima della venuta di Gesù, non era così difffusa l’idea del perdono. Diciamo che all’epoca vigeva la legge del taglione: “occhio per occhio, dente per dente”.

    Infatti, se leggiamo i vangeli, i discorsi di Gesù sono principalmente incentrati sul perdono: la descrive come la chiave che apre la porta del Paradiso.

    Gesù ci ha mostrato che è possibile persino perdonare coloro che ci “crocifiggono”.

    Ma perchè é così importante?

    Perchè il nostro sistema sottile, energetico è costituito da 7 centri energetici (chiamati in sanskrito chakras) e la qualità di uno di loro, il sesto, posizionato nella testa, è proprio il perdono.

    Dopo di esso, il settimo chakra (cielo) è il Sahasrara ed è il chakra che ci permette di connetterci con l’assoluto, con il Divino,…. con il Paradiso.
    Quindi, “la porta stretta” non è altro che questo sesto chakra (chiamato in sanskrito Agnya) e la chiave che apre tale porta è il “perdono”.

    Provare per credere!

  4. Una cosa molto interessante che ho scoperto recentemente è il rapporto tra colpa-giudizio-perdono.

    Perchè noi abbiamo “bisogno di perdonare”? E’ perchè noi vediamo nell’altro (o in noi stessi) una colpa.
    Perchè giudichiamo? E’ perchè noi vediamo nell’altro (o in noi stessi) una colpa.

    Ma se qualcuno commette un errore e noi non vediamo nessuna colpa, in realtà non ci sarà neanche bisogno di perdonare.

    Secondo me è utile separare “errore” da “colpa”.
    L’errore si vede, si corregge, si affronta.
    La colpa è un coinvolgimento emozionale che ci dà frustrazione e spesso ci impedisce di vedere l’errore e quindi di correggerlo.

    Quindi, rimuovere da noi stessi il “senso di colpa” è un grosso passo avanti per sviluppare pienamente la qualità del perdono.

    Silvana

  5. penso che teorizzare il perdono sia semplice più difficile metterlo in pratica, occorre molto esercizio e impegno personale.
    in una società in cui va avanti chi è più furbo si ha ancora tempo per perdonare?
    Ci provo tante volte ma difficilmente ci riesco , mi piacerebbe riuscirci sempre perchè effettivamente quando lo attuo la vita assume un altro sapore.
    In questo la fede aiuta molto

  6. Esiste un detto:
    “Non perdonare qualcuno è come bere un veleno sperando che questo muoia”.
    A riguardo è anche interessante questo aforisma di Jung:
    “Tutto ciò che ci irrita degli altri può condurci ad una maggiore consapevolezza di noi stessi”

  7. wow….tutte parole sacrosante, chiare, dirette, coinvolgenti….dei consigli pratici e sentiti……certo mooolto ardui da mettere in pratica….tuttavia dato che la cosa mi riguarda…nn posso che chiedere al Buon Dio la forza e la pazienza con cui cercare di attuarli…..speriamo in bene!

  8. si mi piace questo articolo, saper perdonare è importante, quando perdoni ti liberi da un peso grande. mi chiedevo perchè dobbiamo portare un sentimento così negativo nel nsotro essere puer esistendo tanti sentimenti positivi come il perdono che ci porta alla pace interiore.

  9. perdonare significa anche “accettare” le persone per come sono fatte , con tutti i propri limiti, errori , condizionamenti.
    Se riuscissimo a provare a voler migliorare noi stessi , non cercheremmo di voler cambiare gli altri , perchè capiremmo che il compito su di noi è molto difficile figuriamoci per gli altri. Accettiamo tutti per come sono e perdoniamo i loro e i nostri difetti!!

  10. bello! Io non riesco però a trovare la strada del perdono e sono arrabbiato e questo mi causa problemi di ansia, ipertensione e altro.
    Cosa posso fare?

  11. Buongiorno, ho guardato questo sito perchè volevo capire come si può, e se si può cambiare noi stessi.
    Tengo molto rancore, astio , risentimento per le persone
    rebbia ecc.ecc. e ho capito che più di tutti fa male a me!

  12. Chicca, hai trovato lo strumento giusto. La ricetta per cambiare se stessi è
    pazienza, introspezione, meditazione (possibilmente sahaj!), giusta azione, conoscenza e perdono.
    Se sei arrivata su queste pagine probabilmente perdono, pazienza e introspezione cominciano ad esserci;
    per la meditazione e la conoscenza ci sono centinaia di corsi gratuiti in tutt’italia (www.sahajayoga.it) dove potrai trovare tante amorevoli persone che stanno facendo il tuo stesso cammino disposte a condividere le loro esperienze… devi solo fare il salto e andare a provare!!!

  13. Matteo 6:14-15
    Perché, se voi perdonate agli uomini le loro offese, il vostro Padre celeste perdonerà anche a voi;
    ma se voi non perdonate agli uomini le loro offese, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre.

    Tutte le cose che domandate pregando, credete di riceverle e le otterrete.
    E quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate affinché anche il Padre vostro, che è nei cieli, perdoni i vostri peccati.
    Ma se voi non perdonate, neanche il Padre vostro, che è nei cieli, perdonerà i vostri peccati.

    Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene.

  14. LA GUARIGIONE DEL PERDONO

    Non tutti lo sanno, ma esiste un “farmaco” efficace contro l’ipertensione, che sconfigge la depressione e riduce la mortalità dovuta a problemi cardiovascolari. Questo “farmaco” infatti, diminuisce il rischio di aritmie, attacchi cardiaci e combatte il diabete. Inoltre ha effetti benefici anche sul nostro sistema immunitario e riduce notevolmente la possibilità di contrarre malattie virali ed anche alcuni tumori. Non per niente è stato definito “La colonna vertebrale di ogni autentica guarigione”. Stiamo parlando del “PERDONO”!

    A. LA SUA DESCRIZIONE

    Etimologicamente, perdono significa “dono per eccellenza”, quasi un super-dono. Già questa spiegazione ci fa capire che il perdono non è una piccola cosa…
    Il nome deriva da una parola greca che nella Bibbia, in particolare nel Nuovo Testamento, è usata 142 volte di cui 47 solo in Matteo 34, in Marco e Luca e 14 in Giovanni. In tutte le altre Scritture del N.T. il termine è usato solo 13 volte. La parola greca che vi corrisponde è il verbo aphìemi che vuol dire: lasciar andare, rinunciare, ma anche condonare. La voce connessa, àphesis è un sostantivo che può indicare: liberazione dei prigionieri e degli schiavi. E questa è davvero una cosa importante!
    Nella maggioranza dei casi il N.T. usa questo termine nel suo significato originario di lasciare, lasciar andare, mettere in libertà, mandare via , abbandonare, lasciare dietro a sé rinunciare.
    Questo dà esattamente l’idea di ciò che avviene nell’animo di chi non riesce a perdonare. Infatti, il risentimento nella persona offesa continua a creare un profondo stato di disagio, che è il risultato del conflitto tra la coscienza, che vorrebbe essere liberata da questo peso, ed il senso dell’amor proprio che impedisce di compiere il primo passo verso la riconciliazione.

    B. IL PRINCIPIO ATTIVO

    Qual è “quell’ingrediente” che mi permette dì perdonare? Innanzitutto il perdono di Dio!
    Questo perdono bisogna prima di tutto riceverlo dal Signore. “Il perdono umano avviene come conseguenza del perdono di Dio”. Se il perdono di Dio “non è solo il condono del debito, ma è liberazione dal potere del peccato e riassunzione nella comunione con Dio”, anche il nostro perdono tenderà ad essere simile al suo! Se non abbiamo mai gustato l’amore ed il perdono di Dio sarà molto più difficile darlo. In I Giovanni 1:7-9 si legge che non dobbiamo camminare nel buio dell’ignoranza, né peccare. Se crediamo in Gesù, il Suo sangue ci purifica da ogni peccato. Nessuno può dire di non averne bisogno, altrimenti inganna sé stesso perché tutti gli uomini peccano. Similmente è bugiardo chi dice di avere comunione con Dio e continua a vivere nel peccato. Solamente se confessiamo i nostri peccati, e li abbandoniamo, otteniamo il perdono e la purificazione che ristabiliscono la nostra relazione con Dio. È importante perciò nascere di nuovo, ma è altresì necessario vivere, dopo la conversione, una comunione quotidiana col Signore. Vivere vicino a Gesù giorno per giorno renderà tutto molto più facile, anche riuscire a perdonare.

    C. LA SOMMINISTRAZIONE

    1. Noi stessi… quando gli altri non ci perdonano;
    2. Noi stessi… quando è difficile perdonarsi;
    3. Gli altri a) Vivendo in pace con tutti per quanto dipende da noi;
    b) Perdonando anche i nostri nemici (Matteo 5:44).
    4. La nostra famiglia.
    • Nella vita di coppia: parlarsi e aiutarsi;
    • Perdonare i figli;
    • Perdonare i genitori;
    • Perdonare i fratelli;
    5. Perdonare i fratelli in Cristo;
    6. “Perdonare Dio”. Quante volte ci teniamo dentro del rancore anche verso il Signore.
    Da questa veloce carrellata scritturistica, possiamo ricavare qualcosa di sconcertante:
    1) Quando chiedo il perdono di Dio, gli chiedo e ricevo, Dio stesso! Gli chiedo e ricevo di rinascere, di vivere con Lui e come Lui.
    2) Quando chiedo il perdono d’un fratello, chiedo a Dio che lo penetri e lo rafforzi perché mi sappia perdonare; e che anche Lui mi perdoni e mi accolga!
    3) Quando io perdono a un fratello, ricevo sempre Dio, perché è Lui che “suscita in me il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (cfr.Fil 2,13): è Lui, quindi, che mi dà il suo desiderio di perdonare, e mentre ricevo il Signore, offro il Signore al fratello, perché in me agisce quel Cristo che ha voluto perdonare il buon Ladrone e chiamarlo a Sé.
    Quindi, ogni perdono, e ogni richiesta di perdono, richiama Dio. Altro che pensare al perdono come un’esperienza di debolezza o di pigrizia, un qualcosa di rinunciatario! È l’azione più forte che ci sia, con il risultato più grande che possiamo ricevere e dare.

    D. LE INDICAZIONI TERAPEUTICHE

    La sua azione è volta a guarire:
    • La stanchezza: i conflitti stancano le persone coinvolte perché servono molti sforzi per “schiacciare” l’altro e uscirne vincitore. L’energia spesa è tale che esse non hanno più forza per far altro. A volte si perde anche l’appetito e se non risolte le tensioni si trasformano in odio verso gli altri e se stessi, depressione, ira, inefficienza e isolamento;
    • La “ruminazione mentale”: (cfr.Proverbi 17:9; Filippesi 4:8; 3:13; I Corinzi 2:16).
    E. LA POSOLOGIA
    Quante volte…? (Matteo 18:21-22; Luca 17:3,4).

    F. GLI EFFETTI

    1. Desiderati: Serenità ritrovata, pace, gioia, perdono ricevuto perché dato.
    2. Indesiderati: “E se dopo aver perdonato, l’altra parte approfitta del mio perdono convincendosi di poter continuare a fare quel che vuole senza conseguenze?”
    Cosa fare allora? Dobbiamo essere semplici ma prudenti, rimetterci nelle braccia del Signore. “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Il Signore ci aiuterà. Quanto a noi dobbiamo essere sereni mentre aspettiamo il Signore. Se saremo maledetti, noi benediremo, se riceveremo oltraggi, noi non lo faremo ma ci rimetteremo con serenità nelle mani di Colui che giudica giustamente (cfr.I Pietro 2:22,23).
    CONCLUSIONE
    Fin da piccoli ci hanno sempre detto che bisogna perdonare. Poi ci siamo convertiti e abbiamo gustato la gioia del perdono. Ma dobbiamo ammetterlo, pur avendolo ricevuto, tante volte è difficile darlo. È difficile, ma non impossibile. Col Suo aiuto certamente ce la possiamo fare. Ed alla stessa maniera del perdono “ricevuto”, anche il perdono “dato”, ci guarirà!
    “Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità”(Salmo 103:3).

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