Perdono: come liberarsi da rancori e amarezza

Quando qualcuno che vi è caro vi ferisce, voi potete covare rabbia, risentimento e pensieri di vendetta oppure abbracciare il perdono e andare avanti.

Quasi ognuno di noi è stato ferito dalle azioni o parole di qualcun altro. Vostra madre ha criticato le vostre capacità di genitore. Un vostro amico ha spettegolato su di voi. Il vostro partner ha una storiella. Queste ferite possono lasciare in voi sentimenti duraturi di rabbia, amarezza e persino vendetta. Ma se voi non praticate il perdono, voi potreste essere i soli a pagare caramente. Abbracciando il perdono, voi abbracciate la pace, la speranza la gratitudine e la gioia.

Sì, ma come perdonare?
Qui, Katherine M. Piderman, Ph.D., cappellano del personale al Mayo Clinic, Rochester, Minn., discute il perdono e come esso può guidarvi nel cammino del benessere fisico, emozionale e spirituale.

Cos’è il perdono?

Non c’è definizione del perdono. Ma in generale, il perdono è una decisione di lasciar andare risentimento e pensieri di vendetta. Perdono è l’atto di slegare voi stessi da pensieri e sentimenti che vi legano all’offesa commessa contro di voi. Questo può ridurre il potere che questi sentimenti hanno altrimenti su di voi, così che voi potete vivere una vita più libera e più felice nel presente. Il perdono può anche condurre a sentimenti di comprensione, empatia e compassione per la persona che vi ha ferito.

Perdonare qualcuno significa che voi state dimenticando o condonando quello che è successo?

Assolutamente no! Perdonare non è lo stesso che dimenticare quello che vi è successo. L’atto che vi ha ferito o offeso può rimanere per sempre una parte della vostra vita. Ma perdonare può allentare la presa su di voi e aiutarvi a focalizzare su altre, positive parti della vostra vita. Perdonare non significa nemmeno che voi negate la responsabilità dell’altro nell’avervi offeso. E non minimizza e giustifica l’errore. Voi potete perdonare la persona senza scusare l’atto.

Quali sono i benefici di perdonare qualcuno?

I ricercatori si sono interessati nello studiare gli effetti di avere attitudine a non perdonare e a perdonare. La prova si basa sul fatto che mantenere rancori e amarezza risulta in problemi di salute a lungo termine. Il perdono, d’altro canto, offre numerosi benefici, inclusi:

* pressione sanguigna più bassa
* riduzione dello stress
* meno ostilità
* capacità di gestire meglio la rabbia
* più basso ritmo cardiaco
* più basso rischio di abuso di droghe e alcol
* minori sintomi di depressione
* minori sintomi di ansietà
* riduzioni di dolori cronici
* più amicizie
* relazioni più sane
* maggiore benessere religioso e spirituale
* migliorato benessere fisiologico

Perché noi tratteniamo rancori e diventiamo risentiti e non perdoniamo?

Le persone che è più probabile ci possano ferire sono proprio quelle più vicino a noi – i nostri partner, amici, fratelli e genitori. Quando siamo feriti da qualcuno che amiamo o confidiamo – sia che si tratti di una bugia, un tradimento, un rifiuto un abuso o un insulto – può essere estremamente difficile da superare. Anche la minima offesa può portare a grandi conflitti.

Quando voi patite un’offesa dalle azioni o le parole di qualcuno, sia che sia intenzionale o no, voi potete cominciare a percepire sentimenti negativi come rabbia, confusione o tristezza, specialmente quando è qualcuno vicino a voi. Questi sentimenti possono essere ridotti all’inizio. Ma se voi non li affrontate subito, essi possono diventare più grandi e più potenti. Essi possono pure cominciare a prevalicare sui sentimenti positivi. Rancore nutrito da risentimento, vendetta e ostilità prendono piede quando vi soffermate su eventi o situazioni penose, che si ripresentano nella vostra mente molte volte.

Subito, voi potete ritrovarvi ingoiati dalla vostra stessa amarezza o senso di ingiustizia. Voi potete sentirvi intrappolati e potete non vedere la via d’uscita. È molto duro lasciar andare i rancori a questo punto e invece voi potete rimanere pieni di risentimento e incapaci di perdonare.

Come faccio a sapere quando è tempo di provare a perdonare?

Quando noi tratteniamo dolori, vecchi rancori, amarezza e persino odio, molte aree della nostra vita possono risentirne. Se noi non perdoniamo, siamo noi stessi a pagarne il prezzo all’infinito. Noi possiamo arrivare a portare la nostra amarezza e la rabbia in ogni relazione e nuova esperienza. Le nostre vite possono essere così inviluppate nel male da impedirci di gioire nel presente. Altri segni che possano invogliare a perdonare sono:

* soffermarsi sugli eventi che circondano l’offesa
* sentire da altri che voi fate la vittima o che sguazzate nell’autocommiserazione
* essere evitato da famiglia e amici perché non gradiscono la vostra compagnia
* avere scoppi di rabbia alla più piccola mancanza di rispetto
* sentirsi spesso incompreso
* bere eccessivamente, fumare o usare droghe per provare a tenere a bada il dolore
* avere sintomi di depressione o ansietà
* essere consumati da desideri di vendetta o punizione
* pensare automaticamente il peggio di persone o situazioni
* rimpiangere la perdita di una preziosa relazione
* sentire che la vostra vita non ha senso
* sentirsi in conflitto con i vostri credo religiosi o spirituali

la linea di fondo è che voi spesso rischiate di sentirvi miserabili nella vostra vita attuale.

Come posso raggiungere lo stato del perdono?

Il perdono è un impegno per un processo di cambiamento. Esso può essere difficile e può prendere tempo. Ognuno si muove verso il perdono in modo un po’ differente. Un passo è riconoscere il valore del perdono e l’importanza nelle nostre vite ad un dato tempo. Un altro è di riflettere sui fatti della situazione, come abbiamo reagito e come questa combinazione ha condizionato le nostre vite, la nostra salute e il nostro benessere.

Poi, come siamo pronti, noi possiamo attivamente scegliere di perdonare colui che ci ha offeso. In questo modo, noi ci tiriamo fuori dal ruolo di vittima e scarichiamo il controllo e il potere che la persona e la situazione che ci hanno recato offesa hanno avuto sulle nostre vite.

Perdonare anche significa che noi cambiamo vecchi schemi di credo e azione che sono pilotati dalla nostra amarezza. Come noi lasciamo andare rancori, noi non delimiteremo più le nostre vite da come siamo stati feriti, e potremmo persino trovare compassione e comprensione.

Che succede se io non posso perdonare qualcuno?

Perdonare può essere una gran bella sfida. Può essere particolarmente difficile perdonare qualcuno che non ammette il torto o che non accenna ad un pentimento. Tenete in mente che il beneficiario primo del perdono siete voi stessi. Se vi sentite bloccati, può essere utile prendere del tempo, parlare con una persona che voi considerate saggia e compassionevole, come una guida spirituale, un assistente sociale o un imparziale membro della famiglia o amico.

Può anche essere utile riflettere sulle volte che voi avete ferito altri e su quelli che hanno perdonato voi. Se voi ricordate come vi siete sentiti, può aiutarvi per capire la posizione della persona che vi ha ferito. Può anche essere utile pregare, usare meditazioni guidate. In ogni caso, se l’intenzione di perdonare è presente, il perdono verrà a tempo debito.

Il perdono garantisce la riconciliazione?

Non sempre. In alcuni casi, la riconciliazione può essere impossibile perché chi ha offeso è morto. In altri casi, la riconciliazione può non essere appropriata. Specialmente se voi siete stati attaccati o assaltati. Ma anche in quei casi, il perdono è ancora possibile, persino se non lo è la riconciliazione.

D’altro canto, se l’evento penoso ha coinvolto un membro della famiglia o un amico prezioso, il perdono può portare alla riconciliazione. Questo può non accadere subito, dato che entrambi potreste aver bisogno di tempo per ristabilire la fiducia. Ma alla fine, la vostra relazione può certo essere quella che è ricca e soddisfacente.

Che succede se io devo interagire con la persona che mi ha ferito ma io non voglio?

Queste situazioni sono difficili. Se la ferita coinvolge un membro della famiglia, potrebbe essere non sempre possibile evitarlo completamente. Potreste essere invitato alla stessa riunioni di famiglia, per esempio. Se voi avuto raggiunto lo stato di perdono, voi potrete essere capaci di gioire queste riunioni senza coltivare le vecchie ferite. Se voi non avete raggiunto il perdono, queste riunioni possono essere tese e stressanti per ognuno, in particolare se altri membri della famiglia hanno preso delle parti nel conflitto.

Come gestire tale situazione? Primo, ricordate che voi avete una scelta se frequentare o meno raduni familiari. Rispettate voi stessi e optate per la soluzione migliore. Se voi scegliete di andare, non siate sorpresi di provare imbarazzo e persino sentimenti più intensi. È importante tenere a bada questi sentimenti. Voi non vorrete certo che essi vi inducano ad essere ingiusti o scortesi in ritorno a ciò che vi è stato fatto.

Anche, evitate di bere troppo alcol come espediente per intorpidire i vostri sentimenti o sentirvi meglio – è probabile che vi si ritorca contro. E tenete cuore e mente aperti. Le persone cambiano e forse la persona che vi ha offeso vorrà scusarsi o rimediare. Anzi potrete scoprire che la riunione vi da modo di farvi avanti a perdonare.

Come faccio a sapere quando ho veramente perdonato qualcuno?

Il perdono può risultare in parole dette con sincerità come “ti perdono” o azioni tenere che mettano a posto la relazione. Ma più che questo, il perdono porta ad un tipo di pace che vi aiuta ad andare avanti con la vita. L’offesa non è più al centro dei vostri pensieri o sentimenti. La vostra ostilità, risentimento e infelicità hanno fatto strada a compassione, gentilezza e pace.

Inoltre ricordate che il perdono non è una cosa che avviene di botto. Esso comincia con la decisione, ma poiché la memoria o un altro set di azioni o parole possono provocare vecchi sentimenti, avrete bisogno di ricorrere al perdono più volte.

E se la persona che sto perdonando non cambia?

Far si che l’altra persona cambi comportamento non è il punto del perdono. Infatti, la persona non è detto che cambi atteggiamento o si scusi per l’offesa. Pensate al perdono piuttosto come un modo per cambiare la vostra vita – portando a voi stessi più pace, felicità e benessere emozionale e spirituale.

Il perdono sottrae all’altra persona il potere di continuare a influenzare la vostra via. Attraverso il perdono, voi scegliete di non considerare più voi stessi una vittima.

Il perdono è prima di tutto fatto per voi stessi e meno per la persona che vi ha fatto del male.

E se invece sono io ad aver bisogno di perdono?

Sarebbe bene spendere del tempo per pensare all’offesa che avete commesso e provare a capire l’effetto che ha avuto su altri. A meno che ciò non provochi più danno e sofferenza, considerate di ammettere il male che avete fatto a coloro che avete ferito, parlando del vostro sincero pentimento e chiedendo perdono – senza dare delle scuse.

Ma se questo sembra poco saggio perché può portare altro danno o sofferenza, meglio non farlo – non è che voi chiedete scusa per sentirvi meglio. Non vogliate aggiungere sale sulla ferita dolente. Inoltre tenete a mente che non potete forzare qualcuno a perdonarvi. Essi avranno bisogno del loro tempo per perdonare.

In ogni caso, noi dovremmo impegnarci a perdonare noi stessi. Mantenere risentimento verso sé stessi può essere deleterio nello stesso modo come mantenere risentimento verso qualcun altro. Rendetevi conto che un comportamento mediocre o degli sbagli non fanno di voi un essere cattivo o inutile.

Accettate il fatto che voi – come chiunque altro – non siete perfetti. Accettate voi stessi a dispetto dei vostri sbagli. Ammettete i vostri errori. Cercate di trattare altri con compassione, empatia e rispetto. E ancora, parlare con una guida spirituale, un assistente sociale o un amico/parente fidato può essere utile.

Il perdono di voi stessi o di altri, sebbene non facile, può trasformare la vostra vita. Invece di indugiare nel senso di ingiustizia e vendetta, invece di sentirsi arrabbiati o amareggiati, voi potete volgervi verso una vita di pace, compassione, gioia e gentilezza.

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32 pensieri su “Perdono: come liberarsi da rancori e amarezza

  1. bellissimo ,molto chiaro e umanamente molto corretto:quando però è Shri Mataji a parlare tutto prende un altro aspetto !e la differenza si sente eccome !le cose sono le stesse ,il modo di dirle anche ma quando parla Lei ….parla l’ Amore e…..tu lo senti !non puoi nemmeno distrarti perchè Lei ti coglie nel profondo e sembra che parli per te soltanto !comunque grazie per averlo trascritto !

  2. bellissimo l’articolo!!!
    speriamo che un assistente sociale o un amico/parente fidato sappiano perdonare soprattutto Sè stessi se no come si può perdonare gli altri !!??

  3. C’è un punto molto importante che vorrei evidenziare a proposito del “perdono”.

    Noi prendiamo per scontata questa qualità, ma, in realtà, prima della venuta di Gesù, non era così difffusa l’idea del perdono. Diciamo che all’epoca vigeva la legge del taglione: “occhio per occhio, dente per dente”.

    Infatti, se leggiamo i vangeli, i discorsi di Gesù sono principalmente incentrati sul perdono: la descrive come la chiave che apre la porta del Paradiso.

    Gesù ci ha mostrato che è possibile persino perdonare coloro che ci “crocifiggono”.

    Ma perchè é così importante?

    Perchè il nostro sistema sottile, energetico è costituito da 7 centri energetici (chiamati in sanskrito chakras) e la qualità di uno di loro, il sesto, posizionato nella testa, è proprio il perdono.

    Dopo di esso, il settimo chakra (cielo) è il Sahasrara ed è il chakra che ci permette di connetterci con l’assoluto, con il Divino,…. con il Paradiso.
    Quindi, “la porta stretta” non è altro che questo sesto chakra (chiamato in sanskrito Agnya) e la chiave che apre tale porta è il “perdono”.

    Provare per credere!

  4. Una cosa molto interessante che ho scoperto recentemente è il rapporto tra colpa-giudizio-perdono.

    Perchè noi abbiamo “bisogno di perdonare”? E’ perchè noi vediamo nell’altro (o in noi stessi) una colpa.
    Perchè giudichiamo? E’ perchè noi vediamo nell’altro (o in noi stessi) una colpa.

    Ma se qualcuno commette un errore e noi non vediamo nessuna colpa, in realtà non ci sarà neanche bisogno di perdonare.

    Secondo me è utile separare “errore” da “colpa”.
    L’errore si vede, si corregge, si affronta.
    La colpa è un coinvolgimento emozionale che ci dà frustrazione e spesso ci impedisce di vedere l’errore e quindi di correggerlo.

    Quindi, rimuovere da noi stessi il “senso di colpa” è un grosso passo avanti per sviluppare pienamente la qualità del perdono.

    Silvana

  5. penso che teorizzare il perdono sia semplice più difficile metterlo in pratica, occorre molto esercizio e impegno personale.
    in una società in cui va avanti chi è più furbo si ha ancora tempo per perdonare?
    Ci provo tante volte ma difficilmente ci riesco , mi piacerebbe riuscirci sempre perchè effettivamente quando lo attuo la vita assume un altro sapore.
    In questo la fede aiuta molto

  6. Esiste un detto:
    “Non perdonare qualcuno è come bere un veleno sperando che questo muoia”.
    A riguardo è anche interessante questo aforisma di Jung:
    “Tutto ciò che ci irrita degli altri può condurci ad una maggiore consapevolezza di noi stessi”

  7. wow….tutte parole sacrosante, chiare, dirette, coinvolgenti….dei consigli pratici e sentiti……certo mooolto ardui da mettere in pratica….tuttavia dato che la cosa mi riguarda…nn posso che chiedere al Buon Dio la forza e la pazienza con cui cercare di attuarli…..speriamo in bene!

  8. si mi piace questo articolo, saper perdonare è importante, quando perdoni ti liberi da un peso grande. mi chiedevo perchè dobbiamo portare un sentimento così negativo nel nsotro essere puer esistendo tanti sentimenti positivi come il perdono che ci porta alla pace interiore.

  9. perdonare significa anche “accettare” le persone per come sono fatte , con tutti i propri limiti, errori , condizionamenti.
    Se riuscissimo a provare a voler migliorare noi stessi , non cercheremmo di voler cambiare gli altri , perchè capiremmo che il compito su di noi è molto difficile figuriamoci per gli altri. Accettiamo tutti per come sono e perdoniamo i loro e i nostri difetti!!

  10. bello! Io non riesco però a trovare la strada del perdono e sono arrabbiato e questo mi causa problemi di ansia, ipertensione e altro.
    Cosa posso fare?

  11. Buongiorno, ho guardato questo sito perchè volevo capire come si può, e se si può cambiare noi stessi.
    Tengo molto rancore, astio , risentimento per le persone
    rebbia ecc.ecc. e ho capito che più di tutti fa male a me!

  12. Chicca, hai trovato lo strumento giusto. La ricetta per cambiare se stessi è
    pazienza, introspezione, meditazione (possibilmente sahaj!), giusta azione, conoscenza e perdono.
    Se sei arrivata su queste pagine probabilmente perdono, pazienza e introspezione cominciano ad esserci;
    per la meditazione e la conoscenza ci sono centinaia di corsi gratuiti in tutt’italia (www.sahajayoga.it) dove potrai trovare tante amorevoli persone che stanno facendo il tuo stesso cammino disposte a condividere le loro esperienze… devi solo fare il salto e andare a provare!!!

  13. Matteo 6:14-15
    Perché, se voi perdonate agli uomini le loro offese, il vostro Padre celeste perdonerà anche a voi;
    ma se voi non perdonate agli uomini le loro offese, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre.

    Tutte le cose che domandate pregando, credete di riceverle e le otterrete.
    E quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate affinché anche il Padre vostro, che è nei cieli, perdoni i vostri peccati.
    Ma se voi non perdonate, neanche il Padre vostro, che è nei cieli, perdonerà i vostri peccati.

    Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene.

  14. LA GUARIGIONE DEL PERDONO

    Non tutti lo sanno, ma esiste un “farmaco” efficace contro l’ipertensione, che sconfigge la depressione e riduce la mortalità dovuta a problemi cardiovascolari. Questo “farmaco” infatti, diminuisce il rischio di aritmie, attacchi cardiaci e combatte il diabete. Inoltre ha effetti benefici anche sul nostro sistema immunitario e riduce notevolmente la possibilità di contrarre malattie virali ed anche alcuni tumori. Non per niente è stato definito “La colonna vertebrale di ogni autentica guarigione”. Stiamo parlando del “PERDONO”!

    A. LA SUA DESCRIZIONE

    Etimologicamente, perdono significa “dono per eccellenza”, quasi un super-dono. Già questa spiegazione ci fa capire che il perdono non è una piccola cosa…
    Il nome deriva da una parola greca che nella Bibbia, in particolare nel Nuovo Testamento, è usata 142 volte di cui 47 solo in Matteo 34, in Marco e Luca e 14 in Giovanni. In tutte le altre Scritture del N.T. il termine è usato solo 13 volte. La parola greca che vi corrisponde è il verbo aphìemi che vuol dire: lasciar andare, rinunciare, ma anche condonare. La voce connessa, àphesis è un sostantivo che può indicare: liberazione dei prigionieri e degli schiavi. E questa è davvero una cosa importante!
    Nella maggioranza dei casi il N.T. usa questo termine nel suo significato originario di lasciare, lasciar andare, mettere in libertà, mandare via , abbandonare, lasciare dietro a sé rinunciare.
    Questo dà esattamente l’idea di ciò che avviene nell’animo di chi non riesce a perdonare. Infatti, il risentimento nella persona offesa continua a creare un profondo stato di disagio, che è il risultato del conflitto tra la coscienza, che vorrebbe essere liberata da questo peso, ed il senso dell’amor proprio che impedisce di compiere il primo passo verso la riconciliazione.

    B. IL PRINCIPIO ATTIVO

    Qual è “quell’ingrediente” che mi permette dì perdonare? Innanzitutto il perdono di Dio!
    Questo perdono bisogna prima di tutto riceverlo dal Signore. “Il perdono umano avviene come conseguenza del perdono di Dio”. Se il perdono di Dio “non è solo il condono del debito, ma è liberazione dal potere del peccato e riassunzione nella comunione con Dio”, anche il nostro perdono tenderà ad essere simile al suo! Se non abbiamo mai gustato l’amore ed il perdono di Dio sarà molto più difficile darlo. In I Giovanni 1:7-9 si legge che non dobbiamo camminare nel buio dell’ignoranza, né peccare. Se crediamo in Gesù, il Suo sangue ci purifica da ogni peccato. Nessuno può dire di non averne bisogno, altrimenti inganna sé stesso perché tutti gli uomini peccano. Similmente è bugiardo chi dice di avere comunione con Dio e continua a vivere nel peccato. Solamente se confessiamo i nostri peccati, e li abbandoniamo, otteniamo il perdono e la purificazione che ristabiliscono la nostra relazione con Dio. È importante perciò nascere di nuovo, ma è altresì necessario vivere, dopo la conversione, una comunione quotidiana col Signore. Vivere vicino a Gesù giorno per giorno renderà tutto molto più facile, anche riuscire a perdonare.

    C. LA SOMMINISTRAZIONE

    1. Noi stessi… quando gli altri non ci perdonano;
    2. Noi stessi… quando è difficile perdonarsi;
    3. Gli altri a) Vivendo in pace con tutti per quanto dipende da noi;
    b) Perdonando anche i nostri nemici (Matteo 5:44).
    4. La nostra famiglia.
    • Nella vita di coppia: parlarsi e aiutarsi;
    • Perdonare i figli;
    • Perdonare i genitori;
    • Perdonare i fratelli;
    5. Perdonare i fratelli in Cristo;
    6. “Perdonare Dio”. Quante volte ci teniamo dentro del rancore anche verso il Signore.
    Da questa veloce carrellata scritturistica, possiamo ricavare qualcosa di sconcertante:
    1) Quando chiedo il perdono di Dio, gli chiedo e ricevo, Dio stesso! Gli chiedo e ricevo di rinascere, di vivere con Lui e come Lui.
    2) Quando chiedo il perdono d’un fratello, chiedo a Dio che lo penetri e lo rafforzi perché mi sappia perdonare; e che anche Lui mi perdoni e mi accolga!
    3) Quando io perdono a un fratello, ricevo sempre Dio, perché è Lui che “suscita in me il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (cfr.Fil 2,13): è Lui, quindi, che mi dà il suo desiderio di perdonare, e mentre ricevo il Signore, offro il Signore al fratello, perché in me agisce quel Cristo che ha voluto perdonare il buon Ladrone e chiamarlo a Sé.
    Quindi, ogni perdono, e ogni richiesta di perdono, richiama Dio. Altro che pensare al perdono come un’esperienza di debolezza o di pigrizia, un qualcosa di rinunciatario! È l’azione più forte che ci sia, con il risultato più grande che possiamo ricevere e dare.

    D. LE INDICAZIONI TERAPEUTICHE

    La sua azione è volta a guarire:
    • La stanchezza: i conflitti stancano le persone coinvolte perché servono molti sforzi per “schiacciare” l’altro e uscirne vincitore. L’energia spesa è tale che esse non hanno più forza per far altro. A volte si perde anche l’appetito e se non risolte le tensioni si trasformano in odio verso gli altri e se stessi, depressione, ira, inefficienza e isolamento;
    • La “ruminazione mentale”: (cfr.Proverbi 17:9; Filippesi 4:8; 3:13; I Corinzi 2:16).
    E. LA POSOLOGIA
    Quante volte…? (Matteo 18:21-22; Luca 17:3,4).

    F. GLI EFFETTI

    1. Desiderati: Serenità ritrovata, pace, gioia, perdono ricevuto perché dato.
    2. Indesiderati: “E se dopo aver perdonato, l’altra parte approfitta del mio perdono convincendosi di poter continuare a fare quel che vuole senza conseguenze?”
    Cosa fare allora? Dobbiamo essere semplici ma prudenti, rimetterci nelle braccia del Signore. “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Il Signore ci aiuterà. Quanto a noi dobbiamo essere sereni mentre aspettiamo il Signore. Se saremo maledetti, noi benediremo, se riceveremo oltraggi, noi non lo faremo ma ci rimetteremo con serenità nelle mani di Colui che giudica giustamente (cfr.I Pietro 2:22,23).
    CONCLUSIONE
    Fin da piccoli ci hanno sempre detto che bisogna perdonare. Poi ci siamo convertiti e abbiamo gustato la gioia del perdono. Ma dobbiamo ammetterlo, pur avendolo ricevuto, tante volte è difficile darlo. È difficile, ma non impossibile. Col Suo aiuto certamente ce la possiamo fare. Ed alla stessa maniera del perdono “ricevuto”, anche il perdono “dato”, ci guarirà!
    “Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità”(Salmo 103:3).

  15. Niente accade per caso.
    Proprio adesso dovevo accedere a questo sito, a questo contenuto così vero.
    Non nascondo affatto di serbare tanto tanto rancore verso chi ha dato e dà per scontato l’essere stato riaccolto nella mia vita, né nascondo che l’unica cosa che voglio in questo momento non è incontrare questa persona, bensì liberarmi da questo rancore che mi fa star male, che non mi fa essere libera, che opprime il mio cuore che gronda lacrime amare laddove questo stesso cuore vuole andare avanti, vivere liberamente col giusto sussidio della mente e con persone che meritano la mia presenza nella propria vita.
    Tra l’altro quante volte gliel’ho chiesto di trascorrere del tempo insieme, di dedicarci al rapporto, dopo due anni separate c’era stata anche una sorta di chiarimento, ma dopo questo pseudo-chiarimento (fatto per formalità da parte sua, a questo punto devo dire) e dopo 2 incontri a distanza di mesi, mi è stato dato picche perché gli altri impegni e le altre persone sono SEMPRE stati più importanti di me … e qua si sta parlando di una cugina carnale con cui fino ai suoi 18 anni ci sono cresciuta, non di estranei che bene o male sono solo di passaggio!
    Ormai sono giunta alla consapevolezza che questa persona non cambierà mai, che quando ci vedevamo da piccole (e io le confidavo le mie cose, lei con me poco o nulla, figuriamoci a condividere delle passioni!) era perché fino ai 18 anni era costretta dai genitori a venire a trovarmi e/o a farsi vedere e non perché mi volesse bene.
    Mi sono rassegnata al fatto che lei come tant* giovani di oggi è superficiale e vuole stare con questo tipo di persone, fare le nottate con loro e quant’altro e guai se per sua cugina “out” (già, perché avere la ritirata, sapersi divertire in modo sano e dedicarsi alla famiglia anziché ai cocktail e alle nottate è essere inevitabilmente out!) una tantum dovesse rinunciare o fare tardi a un appuntamento col gruppo (cosa che tra l’altro non ho mai preteso)!
    Mi sono rassegnata al fatto che siamo diverse (a livello di background culturale, familiare, interpersonale, ecc.), che non ci tiene ad approfondire il rapporto, almeno non con me che alla fine non chiedo nulla di così ossessivo: solo coltivare un rapporto, anche con un solo incontro al mese vis-à-vis, senza nemmeno farle spostare/annullare appuntamenti presi in precedenza di giorno/sera/notte. Non pretendo nemmeno che ci si senta tutti i giorni, anche perché io a differenza sua sto piena di problemi a casa e di impegni, e quel po’ di tempo libero a disposizione per me è prezioso e mi sono sinceramente stancata di volerlo dedicare a persone che a me non ci tengono e/o che mi danno per scontato. Ho una dignità da difendere. Non sono un criceto. E infatti non sto là a cercarla, a contattarla o che proprio per lasciarle spazio (cosa che già facevo da piccola, allora meno di oggi a causa di un po’ l’insicurezza e un po’ la “dipendenza amorosa” nei suoi confronti).
    Insomma, per non tirarla ulteriormente alla lunga, io non voglio chiarire proprio nulla con lei (perché una parola detta a un saggio è più che sufficiente, quindi non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire).
    Io voglio SOLO liberarmi da questo rancore nei riguardi suoi e di chi, come lei, non mi dà il giusto valore: sono una persona con non poche qualità e che merita come chiunque altr* di essere voluta bene, di incontrarsi il sabato sera o la domenica pomeriggio. Ma poiché contro il libero arbitrio altrui nulla si può, tanto vale pensare al mio benessere.
    Grazie per l’attenzione.

    • A volte si è completamente diversi anche se si cresce nella stessa famiglia, nella stessa casa, quindi non è là che dobbiamo cercare i nostri simili. Ci sono tante persone come te; quando riuscirari a connetterti con loro percependole come “tua famiglia”, allora veramente vedrai le cose in modo diverso e tua cugina sarà solo un ‘altra persona che nel corso della tua vita hai avuto occasione di conoscere e apprezzare per quello che è. :)

      • grazie della risposta!
        Fortunatamente alcune amiche le ho, talune abitano all’estero, altre in città diverse dalla mia.
        Sai cos’è? Almeno nella mia famiglia stretta (per intendersi genitori e nonni) e per come la vediamo io e queste mie amiche, si è sempre cercato di puntare all’unità, agli incontri, ai confronti, a rapporti vissuti realmente (pure a mandarsi a quel paese, per intenderci), e non poterlo fare con mia cugina perché lei non vuole non è tanto piacevole come sensazione.
        Si può ed è giusto essere divers*: anche io e il mio ragazzo siamo diversi su alcune cose, io e mia sorella (come anche il mio ragazzo e mia cognata, e di esempi potrei farne a bizzeffe) siamo proprio due persone differenti. Purché però ci sia un bene di fondo. A questo punto devo pensare che ci sia (stato) bene solo da parte mia, dato che mentre io l’avevo sempre portata a uscire con me, l’avevo sempre presentata ad amic* e fidanzat*, lei in passato sì, lo faceva un po’, ma da quando ha fatto 18 anni non ci tiene proprio a fare questo. “Fortunatamente” almeno in questo è coerente: a quanto so manco con i cugini in comune si incontra e/o fa gruppo.
        Io voglio capire che crescendo cambino le esigenze, cose/attività che piacevano in passato non piacciono più, ma se il bene rimane lo si deve coltivare e non dare per scontato/non apprezzarlo. E poi ho una certa cultura e una certa esperienza, quindi con me ci si può confrontare su tantissime cose, anche su argomenti che non mi garbano (il tatto nell’essere discorde senza ferire l’altr* non credo mi manchi). Anche in lingua straniera possiamo parlare: le studio e le amo da quando ero piccolissima!?!
        è questo che mi provoca rancore: che proprio oggi nell’epoca iper-tecnologica, nonostante i tanti mezzi a disposizione per potersi confrontare, incontrare, reincontrare dopo anni, ci si nasconde sempre dietro a qualsiasi cosa pur di non essere sincer*. Si notano eventi altrui, si prende pure il numero per poter parteciparvi (tipo alla posta), ma quando si tratta di te, ops, “non ho visto quel post” (nonostante ne fossero stati messi a bizzeffe), tanto per riportare una cosa successa realmente. Oppure si fa gruppo con delle persone, ma a inserirne delle altre manco per scherzo.
        Io preferisco una persona che sinceramente mi disprezza e me lo dice anche in faccia, anziché un* che si nasconde dietro un velo di pseudo-educazione pur di non dire “con te mi annoio”, “non ho voglia di avere a che fare con te” et similia. Perché ci può stare che con me non ci si trovi, purché però si è sincer*. Così non mi creo aspettative e non rimango delusa da aspettative non realizzate.

      • Ti capisco benissimo, ma se lei si annoia con te, cosa ci puoi fare?
        Anche a me non interessano certe cose che fanno i miei parenti, a volte ho tranquillamente saltato il “Natale in famiglia” (che poi è solo un’abbuffata che non ha niente a che fare con la vera celebrazione dell’Avvento di Gesù). Però c’è una cosa che si chiama “amore incondizionato”, in cui si amano le persone senza aspettarsi niente. Io e mio fratello non ci vediamo mai, pur vivendo nella stessa casa, perché abbiamo interessi diversi, ma sappiamo che nel momento del bisogno possiamo contare l’uno sull’altro e questa è la cosa importante.

  16. Sei fortunata di poter contare l’uno sull’altra. Purtroppo il mio caso è differente dal tuo perché lei non mi pensa proprio, altrimenti avrebbe a cuore di incontrarsi e confrontarsi così come ce l’avevo a cuore io, altrimenti avrebbe fiducia in me così come ne avevo io. Ormai mi è scaduta come essere umano e non credo più nel rapporto (tra l’altro vissuto solo da me).
    Mi spiace dissentire sul tema dell’amore incondizionato: un rapporto va vissuto a due, non singolarmente, sennò tanto vale stare soli. E poi incontrarsi una tantum è una pretesa così grande? Io non credo. Mia nonna ha le sue sorelle in Inghilterra, oggigiorno non si vedono quasi mai ma almeno si sentono, si scrivono. Ma parliamo di un’altra generazione, di rapporti genuini e reali.
    Fin troppe volte sono stata presa in giro a causa di questo amore incondizionato: la gente prende la bontà come fessaggine e se ne approfitta. In passato partivo sempre dall’idea che il bene fatto lo ricevo e che bisogna trattare come vorremmo essere trattati. Ora invece sono convinta che il bene lo ricevi perlopiù da persone per cui hai fatto poco o nulla (ie. spesso gli estranei si rivelano, come giustamente detto da te in precedenza, persone di famiglia), mentre ricevi ingratitudine perlopiù da chi ha ricevuto l’anima da te. E ti potrei riportare millemila esempi personali e non.
    Inoltre nemmeno con le mie amiche mi vedo sempre (figuriamoci con quelle che vivono all’estero?!), però guarda caso, persone che abitano più lontano (la Grecia, Benevento, Roma, per es.) mi vengono a trovare e/o comunque ci inviamo cartoline e lettere, mentre lei che non abita lontano da me non fa nulla di tutto ciò. Se lei si annoia con me significa che di me non ha capito proprio nulla, perché sono seria, “secchiona” (come in tant* mi hanno definito), ma so anche divertirmi e scherzare. Trovo inaccettabile che una ragazza russa che è vissuta solo un mesetto con me l’abbia capito (nonostante all’inizio provasse mera antipatia nei miei confronti), mentre una cugina carnale no.
    Ovviamente io sono grata per queste amicizie, per il mio fidanzato che ho perdonato e che si è dimostrato e si dimostra tutt’oggi all’altezza della situazione pur non facendo chissà cosa per me, ma semplicemente ESSENDOCI e RENDENDO ME PARTECIPE DELLA SUA VITA. Però è chiaro che sarei ancora più grata se smettessi di portare rancore verso situazioni/persone che oramai fanno parte del passato.

    • Quoto in pieno ciò che dice kushiel2, “la gente prende la bontà come fessaggine e se ne approfitta” . Se si continua a dare tutto il nostro amore incondizionato a persone che non lo sanno apprezzare e non lo meritano facciamo in modo che l’egoismo dilaghi e questo porta tali esseri egoisti a continuare con i loro comportamenti egocentrici e opportunisti. E questo di certo non aiuta il mondo del bene! Essere buonisti ed essere buoni sono due cose completamente diverse. Bisogna dare amore incondizionato a chi sa capirlo e custodirlo. Con ciò non voglio dire che si debba far del male agli altri per punirli, ma si dovrebbero allontanare dalla propria vita le persone che prendono la parte più buona di noi e la trasformano in rabbia e tristezza.

      • Cara Zaira, una cosa è il perdono e l’amore incondizionato e un’altra cosa è lasciare che gli altri si approfittino di noi e ci trattino male. Nel primo caso siamo noi che siamo i padroni della nostra vita e dei nostri sentimenti; nell’altro caso lasciamo che siano gli altri ad esserlo. Il fatto di perdonare non significa non affrontare le situazioni della vita, o le persone nel momento e nel modo dovuto, è solo una nostra attitudine interiore di distacco e amore per noi stessi prima di tutto. Comunque l’articolo spiega bene questo aspetto.

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