Il dharma ed il senso di colpa

Michelangelo, Cappella Sistina

Michelangelo, Cappella Sistina

Perchè quando commettiamo un errore e magari questo errore fa male a qualcuno, ci sentiamo in colpa? Che tipo di meccanismo scatta? Il sentirsi colpevoli può aiutare a non ripetere lo sbaglio? Per provare a capire questo particolare sentimento bisogna risalire pareccho indietro, ad Adamo ed Eva credo, visto che il senso di colpa nasce con il primo peccato ed è patrimonio esclusivo della cultura occidentale (che fortuna ehh?).

In Paradiso i nostri progenitori erano creature felici ma paragonabili agli altri animali o agli angeli, cioè senza

Masaccio, Cappella Brancacci, Firenze

Masaccio, Cappella Brancacci, Firenze

possibilità di scelta dal momento che vivevano in un mondo perfetto ma immutabile dove tutti gli esseri erano guidati esclusivamnete dall’istinto… La mela diede loro una nuova possibilità, il libero arbitrio che ditingue tanto l’uomo dalle altre specie;  gli fu permesso di fare una scelta tra il  bene e il male grazie all’albero della conoscenza. Allora cosa avrebbero combinato di tanto grave Adamo ed Eva? Quando hanno mangiato la mela hanno dato inizio alla specie umana, perchè dovrebbe essere stata una cosa tanto negativa? Perchè il serpente che li ha resi di fatto liberi dovrebbe rappresentare il male? Tra l’altro in tutte le culture questo animale non è mai stato un simbolo negativo: dal serpente piumato dei Maya  alla kundalini, energia primordiale dormiente nell’osso sacro di ogni essere umano, ai serpenti intorno al caduceo, il bastone di Mercurio, tanto per rimanere in occidente, che simboleggiano la scienza medica. Allora forse c’è stato un equivoco; comunque almeno con il battesimo ci liberiamo da questo peccato originale… ma perchè dovremmo sentirci o addirittura essere colpevoli per qualcosa che non abbiamo commesso noi?

Masolino, Cappella Brancacci, Firenze

Masolino, Cappella Brancacci, Firenze

Ho posto tante domande perchè nutro  seri dubbi sulla verità di questo primo senso di colpa che secondo me ha innalzato un muro tra Dio, diventato cattivo e distante, che caccia l’uomo, piccolo, peccatore e condannato da quel momento a soffrire in un mondo difficile e per di più per colpa sua. L’uomo ha poi sempre usato la scusa dell’essere per natura portato al peccato, di non essere all’altezza del bene, un modo per giustificare i propri errori e continuare felicemente a ripeterli  commiserandosi e senza minimamente sforzarsi per cambiare o almeno conoscersi, arrivando a  bloccare una possibile crescita interiore. I nostri peccati dovremmo forse confessarli al nostro Spirito, alla parte divina dell’essere umano che il senso di colpa non considera, potremmo così analizzare serenamente i nostri comportamenti per capire come correggersi, attingendo al dharma  interiore senza bisogno di dare o darci spiegazioni e giustificazioni.

L’errore viene commesso perchè si supera il limite, un confine che non è stato stabilito da nessuno, ma che è naturale e si trova dentro di noi. Il dharma rappresenta quindi l’insieme delle leggi di vita che spontaneamente possiamo risvegliare al nostro interno se abbiamo il desiderio sincero di evolvere.  Ogni cosa ha un suo dharma naturale, una serie di comportamenti che gli sono propri; i cani perlopiù nuotano, i gatti no. Il discorso vale anche per le cose; il vetro è per sua natura fragile, il metallo invece duttile, resistente al fuoco al contrario della plastica, e tanto più ci si può allargare al genere umano, il dharma vale per il singolo come per la collettività. Alcune leggi sono state universalmente accettate quando l’uomo ne è diventato pienamente consapevole, cioè quando ne ha sperimentato la verità, quando ha alzato il velo dell’ignoranza attingendo alla pura conoscenza: l’assassinio, la pedofilia, i diritti delle donne, il razzismo; quando ancora si va contro questi sacri principi duramente conquistati lo si fa per ignoranza o per calcolo, per interessi  politici od economici che sono creati dalla mente dell’uomo ma che naturalmente non avrebbero senso. Anche per ognuno di noi ogni volta che non rispettiamo il dharma stiamo andando contro noi stessi, se avessimo l’attenzione verso l’interno riusciremmo a  capire quali sono queste leggi naturali…e sarebbe molto più facile rispettarle e quindi rispettarci.

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9 pensieri su “Il dharma ed il senso di colpa

  1. Grandee mancava proprio un post sul senso di colpa…l’occidente in nome di questo mostricciattolo inserito nella ns coscienza come un virus commette gli abomini più riprovevoli….Pecco ergo sum!…e quindi visto ke sn nato cn questa tara continuo ,io uomo debole ed indifeso,a commetterli!!!!è una coazione a ripetere,un cane ke si morde la coda insomma.Il peccato quindi diventa la cosa proibita,la mela avvelenata ke tanto ci tenta….e ci rende sottilmente perversi.Quello ke conttraddistingue l’uomo in primis è la sua natura divina!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. ..secondo la mia umile opinione, il senso di colpa è frutto di un animo illuminato.
    Il mondo ci ha insegnato,in tutta la storia, che ci sono stati uomini molto cattivi che non si sono mai pentiti, anzi…
    Solo delle buone anime, anime luminose, che sanno riconoscere le differenze tra il bene ed il male, possono riconoscere il proprio sbaglio, e quindi, pentirsi.

    Namaste.

  3. Hai centrato bene la riflessione!
    Al senso di colpa si associa quasi sempre, il senso di inadeguatezza.
    Un’inadeguatezza nei propri confronti, o nei confronti degli altri..
    Un non essere all’altezza anche in campo spirituale, che tuttavia non abbisogna per nulla a noi esseri umani, e che ritarda o blocca il nostro cammino interiore.
    Andrea

  4. credo che gli animali possano sentirsi in colpa perchè “influenzati” da noi, soprattutto i cani che vivono così in simbiosi con l’uomo….entrano nel circolo vizioso dell’errore-colpa di cui altrimenti non soffrirebbero perchè guidati dal dharma, dalle leggi naturali di ogni specie.

  5. il senso di colpa appartiene secondo me, all’incapacità dell’uomo di rassegnarsi.
    Di fatto ciò che facciamo è in genere il massimo possibile con le risorse disponibili, e quando ci si getti a capofitto in un presunto errore… non si poteva fare altrimenti.
    è bene avere un po’ di misericordia verso se stessi, e comprendere che non sempre possiamo essere forti, giusti, perfetti.
    ma lavorare ogni giorno, per cercare di dare il meglio.

    come si dice… se sei un arbusto, invece che un grande albero pieno di fiori, sii il miglior arbusto possibile!

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